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Archivio Articoli Economia e Società22/05/2010Agricoltura meridionale e concrete proposte del Partito "per il Sud" Qual è oggi lo stato di salute dell'agricoltura meridionale? In quali condizioni versa un comparto da sempre fondamentale per l'economia del Mezzogiorno? Le risposte purtroppo non indulgono all'ottimismo, una serie di fattori incidono da tempo negativamente sulle fortune del settore agricolo del Sud. L'assenza di una politica agricola di sviluppo sia al vertice nazionale che in ambito regionale contribuisce a strangolare progressivamente l'economia dei campi, il mondo agricolo meridionale vive una situazione di grave malessere con il rischio di trasformarsi in una vera e propria bomba sociale. Le recenti annate agrarie si sono tradotte per il comparto in un vero disastro risultando tra le peggiori dell'ultimo decennio, soprattutto il 2009 si è caratterizzato per una fase negativa aggravata dai danni provocati dalle calamità atmosferiche. Proprio qui, in realtà, si manifesta il primo inganno ad opera del governo nazionale: con il beneplacito dell'ineffabile Ministro per le Politiche Agricole Luca Zaia si è operata la cancellazione dalla Legge Finanziaria 2009 del fondo di solidarietà di 230 milioni di euro...come se non bastasse, la Finanziaria 2010 ha eliminato la fiscalizzazione dei contributi INPS innalzandone la soglia ad una cifra pari a quattro volte la media europea! Da ricordare poi il sentito pensiero che il ministro Zaia ha voluto dedicare al Mezzogiorno (prima di trasferirsi sulla poltrona di presidente della Regione Veneto), vale a dire il rinvio dei decreti attuativi per l'insediamento a Foggia dell'Authority per la Sicurezza alimentare, rivendicando per l'agenzia la sede di Verona: ennesimo conflitto d'interessi in salsa leghista in vista dell'annunciata candidatura alla presidenza della Giunta veneta? L'agricoltura meridionale, nei tempi odierni, è vittima della più grande depredazione mai avvenuta, un saccheggio che ha condotto secondo l'Istat al tracollo dei prezzi: il grano duro è sceso a meno 40,3 per cento, l'olio extravergine d'oliva a meno 20,4 per cento, gli ortaggi a meno 10,6 per cento, la frutta fresca a meno 21,7 per cento, i vini a meno 23,6 per cento, il latte a meno 35 per cento, mentre sugli scaffali della piccola e grande distribuzione i prodotti agroalimentari hanno segnato una crescita dell'1,9 per cento. Per converso, i costi di produzione sono aumentati, con i concimi rincarati in un anno del 50 per cento e i costi energetici del 20 per cento, i redditi agricoli sono diventati ormai nulli e migliaia di aziende sono vicine al fallimento, vittime di un credito erogato con il contagocce. Il fenomeno della criminalità, poi, falcia da par suo il territorio rurale il quale in dieci anni ha perso terreno coltivabile per oltre 1,9 milioni di ettari (ovvero la superficie della Puglia!). Un quadro preoccupante in cui lo strapotere del sistema industriale e della commercializzazione agroalimentare è inarrestabile, protagonista di un sistema di dumping alla rovescia: viene usato ogni tipo d'importazione per ridurre allo stremo i prezzi dei nostri prodotti. La riduzione dei dazi sul grano duro, anche per grani di basso pregio, consente da anni a raccolti di pessima qualità di invadere la Puglia. La pressione lobbistica dei grossi produttori italiani di pasta alimentare nonché del maggior esportatore di grano canadese, la Canadian Wheat Board, ha portato nello scorso ottobre alla cancellazione totale dei dazi, a conferma di come a Bruxelles ci sia un apparato politico - burocratico indulgente alla mistificazione delle regole di mercato. Come si può parlare di pasta italiana quando il grano duro estero impiegato supera il 70 per cento? A contribuire a questo devastante fenomeno provvede certamente la mancanza di una seria politica agricola nazionale e regionale, la Legge Finanziaria 2010 (approvata dalla maggioranza di Governo in Parlamento) non contiene misure adeguate a favore dell'economia rurale, non alleggerisce la pressione fiscale sui costi energetici e del carburante agricolo, non rifinanzia il fondo di solidarietà per le calamità atmosferiche, dopo 50 anni cancella anche le agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina. la proposta del Partito "per il Sud" E' urgente un salto di qualità nelle politiche per il settore agricolo con un progetto per lo sviluppo e per accrescere le capacità concorrenziali soprattutto delle imprese meridionali: va promosso e difeso il made in Italy agricolo e alimentare delle colture di qualità del Mezzogiorno, insieme ad un vero e proprio piano straordinario per difendere i redditi agricoli come stanno già facendo Francia, Spagna, Germania e altri Paesi europei. Va superato, in sintesi, il ritardo culturale che ci fa apparire l'interesse per l'agricoltura come un guardare al passato, mentre il futuro sembra volto ad investimenti industriali: questo retaggio traspare dallo stesso linguaggio adoperato perché si parla di aiuti, sostegno, assistenzialismo mentre si dovrebbe parlare invece di incentivi per lo sviluppo. E' necessario insistere perché entro il 2010 sia convocata la Conferenza Nazionale dell'Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, in modo da essere pronti per gli importanti appuntamenti della riforma della PAC (Politica Agricola Comune) e del bilancio dell'Unione Europea. Si deve pretendere che la PAC definisca necessariamente regole chiare per evitare una concorrenza distruttiva e sleale: in un mondo più globale la concorrenza deve avvenire tra livelli simili, se confrontiamo prodotti con un certo grado di sicurezza alimentare (come quelli italiani e del nostro Mezzogiorno in particolare) con altri che non ne hanno affatto diventa impossibile parlare di qualità. In Italia, purtroppo, scontiamo la mancanza di incisività degli organi di controllo, i quali se presi singolarmente fanno bene il proprio lavoro tuttavia operano in perfetto scollegamento fra di essi (dieci enti di controllo sono troppi!). Il porto di Bari, immagine eclatante, è oggi sede della maggiore importazione di olio, sia di semi che di oliva lampante: ci vuole così tanto a seguire il cammino di questi oli e scoprire le centrali della sofisticazione dell'olio extravergine d'oliva? Per l'olio, diciamolo subito, necessita un inciso particolare. Nel nostro Paese sono prodotti circa 4 milioni di quintali di olio extravergine di oliva, ma se ne commercializzano ben 9 per olio italiano! Un dato questo che fa riflettere, si cita la penisola iberica, ma si sa che il 50% dell'olio spagnolo è lampante de-odorato: l'olio extravergine vero è un prodotto raro che dovrebbe essere venduto a peso d'oro...invece si ascoltano perfino gli olivicoltori californiani stupirsi di come facciano taluni grossi marchi italiani a portare in America un litro di olio a 6 dollari quando, pur usando impianti di ultima generazione, i produttori locali non riescono a vendere a meno di 18 dollari! E' evidente come all'instabilità del mercato non corrisponda un controllo sulle speculazioni, la Grande Distribuzione Organizzata, accolta troppo benevolmente negli anni scorsi anche nel Sud, ha distrutto il sistema del piccolo e medio commercio senza alcuna reale contropartita per la collettività, nonostante l'insediamento soggiaccia al regime autorizzatorio dei Comuni e della Regione. Occorre in definitiva tracciare una politica agricola nuova che non nutra soggezioni verso i soggetti forti che oggi praticano l'economia dell'inganno, del dumping e della frode, è urgente istituire immediatamente una cabina di regia dei controlli con Nas, Repressione Frodi, Dogane, Ossrvatorio Fitopatologico, Guardia di Finanza, Sanità Marittima, Arpa, Asl nonché le stesse organizzazioni agricole che avanzano da tempo la richiesta. Serve un rilancio del settore con un nuovo protagonismo degli agricoltori nella società civile, diventa utile promuovere una riforma ed una efficace sinergia d'intenti tra Cia - Copagri - Coldiretti e Confagricoltura che realizzi una vera costituente dell'agricoltura, un'organizzazione che fonda le quattro associazioni e tuteli soprattutto il prezioso comparto agricolo meridionale. Se le istituzioni rimangono ferme a guardare oppure a predisporre iniziative che privilegino le solite aree settentrionali (purtroppo in Italia succede anche questo!) e non vuol farsi morire l'agricoltura del Mezzogiorno, è indispensabile trovare elementi di forza e dotarsi di una valida cabina di regia: per sollecitare, da parte del Parlamento, la pronta approvazione di provvedimenti per il rilancio competitivo dell'intero settore agroalimentare italiano. L'agricoltura ha bisogno di ritrovarsi unita contro gli inganni dell'economia e della politica, abituandosi a non inseguire troppo i doppioni e la proliferazione di marchi perché l'Unione Europea, come ben sappiamo, spazza via tutto senza farsi troppi problemi. Partito "per il SUD" ( Francesco Antonio Schiraldi)
Agricoltura meridionale e concrete proposte del Partito "per il Sud"
Qual è oggi lo stato di salute dell'agricoltura meridionale? In quali condizioni versa un comparto da sempre fondamentale per l'economia del Mezzogiorno? Le risposte purtroppo non indulgono all'ottimismo, una serie di fattori incidono da tempo negativamente sulle fortune del settore agricolo del Sud. L'assenza di una politica agricola di sviluppo sia al vertice nazionale che in ambito regionale contribuisce a strangolare progressivamente l'economia dei campi, il mondo agricolo meridionale vive una situazione di grave malessere con il rischio di trasformarsi in una vera e propria bomba sociale. Le recenti annate agrarie si sono tradotte per il comparto in un vero disastro risultando tra le peggiori dell'ultimo decennio, soprattutto il 2009 si è caratterizzato per una fase negativa aggravata dai danni provocati dalle calamità atmosferiche. Proprio qui, in realtà, si manifesta il primo inganno ad opera del governo nazionale: con il beneplacito dell'ineffabile Ministro per le Politiche Agricole Luca Zaia si è operata la cancellazione dalla Legge Finanziaria 2009 del fondo di solidarietà di 230 milioni di euro...come se non bastasse, la Finanziaria 2010 ha eliminato la fiscalizzazione dei contributi INPS innalzandone la soglia ad una cifra pari a quattro volte la media europea! Da ricordare poi il sentito pensiero che il ministro Zaia ha voluto dedicare al Mezzogiorno (prima di trasferirsi sulla poltrona di presidente della Regione Veneto), vale a dire il rinvio dei decreti attuativi per l'insediamento a Foggia dell'Authority per la Sicurezza alimentare, rivendicando per l'agenzia la sede di Verona: ennesimo conflitto d'interessi in salsa leghista in vista dell'annunciata candidatura alla presidenza della Giunta veneta? L'agricoltura meridionale, nei tempi odierni, è vittima della più grande depredazione mai avvenuta, un saccheggio che ha condotto secondo l'Istat al tracollo dei prezzi: il grano duro è sceso a meno 40,3 per cento, l'olio extravergine d'oliva a meno 20,4 per cento, gli ortaggi a meno 10,6 per cento, la frutta fresca a meno 21,7 per cento, i vini a meno 23,6 per cento, il latte a meno 35 per cento, mentre sugli scaffali della piccola e grande distribuzione i prodotti agroalimentari hanno segnato una crescita dell'1,9 per cento. Per converso, i costi di produzione sono aumentati, con i concimi rincarati in un anno del 50 per cento e i costi energetici del 20 per cento, i redditi agricoli sono diventati ormai nulli e migliaia di aziende sono vicine al fallimento, vittime di un credito erogato con il contagocce. Il fenomeno della criminalità, poi, falcia da par suo il territorio rurale il quale in dieci anni ha perso terreno coltivabile per oltre 1,9 milioni di ettari (ovvero la superficie della Puglia!). Un quadro preoccupante in cui lo strapotere del sistema industriale e della commercializzazione agroalimentare è inarrestabile, protagonista di un sistema di dumping alla rovescia: viene usato ogni tipo d'importazione per ridurre allo stremo i prezzi dei nostri prodotti. La riduzione dei dazi sul grano duro, anche per grani di basso pregio, consente da anni a raccolti di pessima qualità di invadere la Puglia. La pressione lobbistica dei grossi produttori italiani di pasta alimentare nonché del maggior esportatore di grano canadese, la Canadian Wheat Board, ha portato nello scorso ottobre alla cancellazione totale dei dazi, a conferma di come a Bruxelles ci sia un apparato politico - burocratico indulgente alla mistificazione delle regole di mercato. Come si può parlare di pasta italiana quando il grano duro estero impiegato supera il 70 per cento? A contribuire a questo devastante fenomeno provvede certamente la mancanza di una seria politica agricola nazionale e regionale, la Legge Finanziaria 2010 (approvata dalla maggioranza di Governo in Parlamento) non contiene misure adeguate a favore dell'economia rurale, non alleggerisce la pressione fiscale sui costi energetici e del carburante agricolo, non rifinanzia il fondo di solidarietà per le calamità atmosferiche, dopo 50 anni cancella anche le agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina. la proposta del Partito "per il Sud" E' urgente un salto di qualità nelle politiche per il settore agricolo con un progetto per lo sviluppo e per accrescere le capacità concorrenziali soprattutto delle imprese meridionali: va promosso e difeso il made in Italy agricolo e alimentare delle colture di qualità del Mezzogiorno, insieme ad un vero e proprio piano straordinario per difendere i redditi agricoli come stanno già facendo Francia, Spagna, Germania e altri Paesi europei. Va superato, in sintesi, il ritardo culturale che ci fa apparire l'interesse per l'agricoltura come un guardare al passato, mentre il futuro sembra volto ad investimenti industriali: questo retaggio traspare dallo stesso linguaggio adoperato perché si parla di aiuti, sostegno, assistenzialismo mentre si dovrebbe parlare invece di incentivi per lo sviluppo. E' necessario insistere perché entro il 2010 sia convocata la Conferenza Nazionale dell'Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, in modo da essere pronti per gli importanti appuntamenti della riforma della PAC (Politica Agricola Comune) e del bilancio dell'Unione Europea. Si deve pretendere che la PAC definisca necessariamente regole chiare per evitare una concorrenza distruttiva e sleale: in un mondo più globale la concorrenza deve avvenire tra livelli simili, se confrontiamo prodotti con un certo grado di sicurezza alimentare (come quelli italiani e del nostro Mezzogiorno in particolare) con altri che non ne hanno affatto diventa impossibile parlare di qualità. In Italia, purtroppo, scontiamo la mancanza di incisività degli organi di controllo, i quali se presi singolarmente fanno bene il proprio lavoro tuttavia operano in perfetto scollegamento fra di essi (dieci enti di controllo sono troppi!). Il porto di Bari, immagine eclatante, è oggi sede della maggiore importazione di olio, sia di semi che di oliva lampante: ci vuole così tanto a seguire il cammino di questi oli e scoprire le centrali della sofisticazione dell'olio extravergine d'oliva? Per l'olio, diciamolo subito, necessita un inciso particolare. Nel nostro Paese sono prodotti circa 4 milioni di quintali di olio extravergine di oliva, ma se ne commercializzano ben 9 per olio italiano! Un dato questo che fa riflettere, si cita la penisola iberica, ma si sa che il 50% dell'olio spagnolo è lampante de-odorato: l'olio extravergine vero è un prodotto raro che dovrebbe essere venduto a peso d'oro...invece si ascoltano perfino gli olivicoltori californiani stupirsi di come facciano taluni grossi marchi italiani a portare in America un litro di olio a 6 dollari quando, pur usando impianti di ultima generazione, i produttori locali non riescono a vendere a meno di 18 dollari! E' evidente come all'instabilità del mercato non corrisponda un controllo sulle speculazioni, la Grande Distribuzione Organizzata, accolta troppo benevolmente negli anni scorsi anche nel Sud, ha distrutto il sistema del piccolo e medio commercio senza alcuna reale contropartita per la collettività, nonostante l'insediamento soggiaccia al regime autorizzatorio dei Comuni e della Regione. Occorre in definitiva tracciare una politica agricola nuova che non nutra soggezioni verso i soggetti forti che oggi praticano l'economia dell'inganno, del dumping e della frode, è urgente istituire immediatamente una cabina di regia dei controlli con Nas, Repressione Frodi, Dogane, Ossrvatorio Fitopatologico, Guardia di Finanza, Sanità Marittima, Arpa, Asl nonché le stesse organizzazioni agricole che avanzano da tempo la richiesta. Serve un rilancio del settore con un nuovo protagonismo degli agricoltori nella società civile, diventa utile promuovere una riforma ed una efficace sinergia d'intenti tra Cia - Copagri - Coldiretti e Confagricoltura che realizzi una vera costituente dell'agricoltura, un'organizzazione che fonda le quattro associazioni e tuteli soprattutto il prezioso comparto agricolo meridionale. Se le istituzioni rimangono ferme a guardare oppure a predisporre iniziative che privilegino le solite aree settentrionali (purtroppo in Italia succede anche questo!) e non vuol farsi morire l'agricoltura del Mezzogiorno, è indispensabile trovare elementi di forza e dotarsi di una valida cabina di regia: per sollecitare, da parte del Parlamento, la pronta approvazione di provvedimenti per il rilancio competitivo dell'intero settore agroalimentare italiano. L'agricoltura ha bisogno di ritrovarsi unita contro gli inganni dell'economia e della politica, abituandosi a non inseguire troppo i doppioni e la proliferazione di marchi perché l'Unione Europea, come ben sappiamo, spazza via tutto senza farsi troppi problemi.
Partito "per il SUD" ( Francesco Antonio Schiraldi)