Utenti Online: 13
Archivio Articoli Politica Interna08/04/2010Elezioni Regionali viste da un meridionale emigrato a MilanoProvo a rendere intellegibile quanto mi si è affollato in mente dopo aver visto i risultati delle elezioni, peraltro scontati per quanto mi riguarda. Partirò da una visione generale e sintetica dello scenario. Il risultato di queste votazioni ha fatto chiarezza, se ce ne fosse bisogno, su come si articola il ragionamento dell'elettorato, soprattutto centrosettentrionale, in parte dovuto al carattere regionale ,e quindi locale, del voto ma che in parte è proprio di una evoluzione di pensiero. I partiti tradizionali si stanno accorgendo con enorme ritardo di non essere più collocati in un Paese quale era l'Italia 50 o 60 anni fa; bensì sono costretti a navigare con mezzi inadeguati in un mare di nuovi bisogni e di istanze portate da una popolazione orfana dello Stato centrale, la quale sta ancora cercando di capire come porsi nel contesto globale avendo comunque ben chiara la necessità di richiedere alla politica la realizzazione di obiettivi locali. I programmi ideologici e la velleità di salvare il mondo non fanno più presa da tempo. Va detto, come premessa a quanto si vuole sostenere, che gli altri Stati del pianeta hanno tutti una coesione interna decisamente più forte della nostra o quantomeno con delle certezze di identità a noi sconosciute. Questo voto regionale quindi, a differenza di quelli che lo hanno preceduto,è indicativo perchè dimostra come si stia formando una identità nel Nord del Paese svincolata da radici storiche, che guardano giocoforza al passato, ma costruita su necessità comuni, reali ed attuali. La Lega Nord, che era partita inizialmente con l'antimeridionalismo e contro l'immigrazione selvaggia poi, aveva già al suo interno un embrione di identità che difendeva un apprezzabile livello sociale di vita (locale), e tesa a non perdere la qualità del funzionamento dei servizi che le amministrazioni erogano al cittadino (sempre a livello locale) anticipando di gran lunga le esigenze odierne. Queste battaglie hanno coinvolto anche i meridionali che vivono al Nord i quali, sensibili come tutti a questi temi sicuramente si saranno detti: " visto che vivo quì e che non tornerò più al Sud sarà meglio che io voti chi mi protegge e difende interessi reali, anche se locali, piuttosto che seguire chi fa discorsi fumosi e di retroguardia". E' un esempio ma vale per tanti altri problemi. Alla luce di quanto sin qui affermato i partiti politici attuali possono essere analizzati con altro metro. Il PDL (che non va accomunato alla DC di una volta) ha avuto successo fino a quando ha cercato di occuparsi a livello nazionale degli stessi interessi difesi dalla Lega a livello locale ma con molta meno efficacia, dato che al suo interno militano persone provenienti da tutta Italia e si annidano molti politici di vecchio stampo non interessati ai problemi del Paese se non per continuare a derubarlo. La Lega ha tutti politici settentrionali, giovani e fortemente legati al territorio di provenienza; infatti anche adesso che esprime uomini di governo i suoi ministri fanno in primis gli interessi del Nord. Può non piacere ma a conferma di quanto anzidetto diversi esponenti leghisti sono figli di meridionali (vedi il neogovernatore del Piemonte, Cota). Alleanza Nazionale, che è un partito vecchio stampo fa fatica a tenere il passo del PDL e della Lega ed il suo ex capo Fini non ha capito che l'elettorato non lo segue più; soprattutto da quando ha cominciato a volere il voto per gli immigrati. Il PD, volente o nolente è l'erede dell'internazionalismo del vecchio Partito Comunista che, anche quando si chiamava Italiano, non ha mai fatto gli intressi di questo Paese; tanto è vero che anche nelle regioni in cui è tradizionalmente forte perchè portatore sostanzialmente di rendite parassitarie sta venendo scalzato dalla Lega che parla alla gente di necessità concrete. Chi ha una forte identità non dico italiana ma almeno di appartenenza locale mal digerisce di veder spesi i suoi soldi per mantenere, per esempio, una marea di immigrati che lo scavalcano in tutte le graduatorie e nella erogazione di servizi oppure una miriade di faccendieri e segretarie particolari, tutti strapagati. Il PD che ha vinto al Sud (Puglia/Vendola) forse ha vinto per l'ultima volta. O cambia e si interessa delle necessità locali ed allora non sarà più PD oppure verrà abbandonato dai suoi elettori. L'Italia dei Valori fondata da un meridionale che non parla mai del Sud, quando non ci sarà più Berlusconi non avrà più ragione di esistere. A questo punto, venendo allo specifico dell’esame della situazione, per le elezioni del 2013, dovrà necessariamente nascere una una forza politica al SUD capace di contrastare in nome dell'unità nazionale i localismi al Nord ed il Federalismo Fiscale pensato unicamente per togliersi di torno il fardello della parte più debole del Paese. Al Sud il percorso di crescita, al contrario di quanto ha fatto la Lega Nord, si è concentrato (mi si passi il termine “incancrenito”) sul recupero delle radici storiche e necessariamente rivolto al passato, trascurando le necessità reali, i bisogni di una popolazione allo stremo che fa fatica a capire il proliferare continuo di movimenti “culturali”. La forza politica nascente al SUD, a differenza della Lega Nord che quando è nata non era appetibile neanche per i politici trombati (comunque non li ha mai fatti entrare), dovrà combattere contro l'infiltramento dei reduci di PD, AN, IDV, CDU e qualcuno escluso dal PDL. Tutti sudisti dell'ultima ora, opportunisti che sarebbero un cancro per il nascente Partito del Sud. Questo partito inoltre avrà un compito gravoso in più (che non ha avuto la Lega) ossia quello di combattere contro una fortissima malavita organizzata. La Chiesa ha capito questo divenire molto bene ed ha già scritto che in Italia le prossime votazioni potrebbero vertere sulla lotta Nord contro Sud e, spero io, Sud contro Nord che finora non c'è stato. Forse sarebbe stato meglio utilizzare queste votazioni come un “laboratorio” un banco di prova e per esempio in Calabria il Cav. Callipo, sarebbe potuto andare al voto appoggiato soltanto da "per il Sud" e non anche dall'IDV, che con la sua presenza ha dato un altro significato al voto. Il Partito Sudista (o come si chiamerà) alle prossime elezioni dovrebbe presentarsi da solo rifiutando gli apparentamenti e l'assalto dei vecchi politici che tenteranno di restare ancora in sella; altrimenti verremo fagocitati disperdendo l'idea iniziale ed allargheremo ancora di più il solco con i meridionali che vivono al Nord. Gennaro Zona (per il SUD)
Elezioni Regionali viste da un meridionale emigrato a Milano
Provo a rendere intellegibile quanto mi si è affollato in mente dopo aver visto i risultati delle elezioni, peraltro scontati per quanto mi riguarda.
Partirò da una visione generale e sintetica dello scenario.
Il risultato di queste votazioni ha fatto chiarezza, se ce ne fosse bisogno, su come si articola il ragionamento dell'elettorato, soprattutto centrosettentrionale, in parte dovuto al carattere regionale ,e quindi locale, del voto ma che in parte è proprio di una evoluzione di pensiero.
I partiti tradizionali si stanno accorgendo con enorme ritardo di non essere più collocati in un Paese quale era l'Italia 50 o 60 anni fa; bensì sono costretti a navigare con mezzi inadeguati in un mare di nuovi bisogni e di istanze portate da una popolazione orfana dello Stato centrale, la quale sta ancora cercando di capire come porsi nel contesto globale avendo comunque ben chiara la necessità di richiedere alla politica la realizzazione di obiettivi locali.
I programmi ideologici e la velleità di salvare il mondo non fanno più presa da tempo.
Va detto, come premessa a quanto si vuole sostenere, che gli altri Stati del pianeta hanno tutti una coesione interna decisamente più forte della nostra o quantomeno con delle certezze di identità a noi sconosciute.
Questo voto regionale quindi, a differenza di quelli che lo hanno preceduto,è indicativo perchè dimostra come si stia formando una identità nel Nord del Paese svincolata da radici storiche, che guardano giocoforza al passato, ma costruita su necessità comuni, reali ed attuali.
La Lega Nord, che era partita inizialmente con l'antimeridionalismo e contro l'immigrazione selvaggia poi, aveva già al suo interno un embrione di identità che difendeva un apprezzabile livello sociale di vita (locale), e tesa a non perdere la qualità del funzionamento dei servizi che le amministrazioni erogano al cittadino (sempre a livello locale) anticipando di gran lunga le esigenze odierne. Queste battaglie hanno coinvolto anche i meridionali che vivono al Nord i quali, sensibili come tutti a questi temi sicuramente si saranno detti: " visto che vivo quì e che non tornerò più al Sud sarà meglio che io voti chi mi protegge e difende interessi reali, anche se locali, piuttosto che seguire chi fa discorsi fumosi e di retroguardia". E' un esempio ma vale per tanti altri problemi.
Alla luce di quanto sin qui affermato i partiti politici attuali possono essere analizzati con altro metro.
Il PDL (che non va accomunato alla DC di una volta) ha avuto successo fino a quando ha cercato di occuparsi a livello nazionale degli stessi interessi difesi dalla Lega a livello locale ma con molta meno efficacia, dato che al suo interno militano persone provenienti da tutta Italia e si annidano molti politici di vecchio stampo non interessati ai problemi del Paese se non per continuare a derubarlo.
La Lega ha tutti politici settentrionali, giovani e fortemente legati al territorio di provenienza; infatti anche adesso che esprime uomini di governo i suoi ministri fanno in primis gli interessi del Nord.
Può non piacere ma a conferma di quanto anzidetto diversi esponenti leghisti sono figli di meridionali (vedi il neogovernatore del Piemonte, Cota).
Alleanza Nazionale, che è un partito vecchio stampo fa fatica a tenere il passo del PDL e della Lega ed il suo ex capo Fini non ha capito che l'elettorato non lo segue più; soprattutto da quando ha cominciato a volere il voto per gli immigrati.
Il PD, volente o nolente è l'erede dell'internazionalismo del vecchio Partito Comunista che, anche quando si chiamava Italiano, non ha mai fatto gli intressi di questo Paese; tanto è vero che anche nelle regioni in cui è tradizionalmente forte perchè portatore sostanzialmente di rendite parassitarie sta venendo scalzato dalla Lega che parla alla gente di necessità concrete.
Chi ha una forte identità non dico italiana ma almeno di appartenenza locale mal digerisce di veder spesi i suoi soldi per mantenere, per esempio, una marea di immigrati che lo scavalcano in tutte le graduatorie e nella erogazione di servizi oppure una miriade di faccendieri e segretarie particolari, tutti strapagati. Il PD che ha vinto al Sud (Puglia/Vendola) forse ha vinto per l'ultima volta. O cambia e si interessa delle necessità locali ed allora non sarà più PD oppure verrà abbandonato dai suoi elettori.
L'Italia dei Valori fondata da un meridionale che non parla mai del Sud, quando non ci sarà più Berlusconi non avrà più ragione di esistere.
A questo punto, venendo allo specifico dell’esame della situazione, per le elezioni del 2013, dovrà necessariamente nascere una una forza politica al SUD capace di contrastare in nome dell'unità nazionale i localismi al Nord ed il Federalismo Fiscale pensato unicamente per togliersi di torno il fardello della parte più debole del Paese. Al Sud il percorso di crescita, al contrario di quanto ha fatto la Lega Nord, si è concentrato (mi si passi il termine “incancrenito”) sul recupero delle radici storiche e necessariamente rivolto al passato, trascurando le necessità reali, i bisogni di una popolazione allo stremo che fa fatica a capire il proliferare continuo di movimenti “culturali”.
La forza politica nascente al SUD, a differenza della Lega Nord che quando è nata non era appetibile neanche per i politici trombati (comunque non li ha mai fatti entrare), dovrà combattere contro l'infiltramento dei reduci di PD, AN, IDV, CDU e qualcuno escluso dal PDL. Tutti sudisti dell'ultima ora, opportunisti che sarebbero un cancro per il nascente Partito del Sud. Questo partito inoltre avrà un compito gravoso in più (che non ha avuto la Lega) ossia quello di combattere contro una fortissima malavita organizzata.
La Chiesa ha capito questo divenire molto bene ed ha già scritto che in Italia le prossime votazioni potrebbero vertere sulla lotta Nord contro Sud e, spero io, Sud contro Nord che finora non c'è stato.
Forse sarebbe stato meglio utilizzare queste votazioni come un “laboratorio” un banco di prova e per esempio in Calabria il Cav. Callipo, sarebbe potuto andare al voto appoggiato soltanto da "per il Sud" e non anche dall'IDV, che con la sua presenza ha dato un altro significato al voto.
Il Partito Sudista (o come si chiamerà) alle prossime elezioni dovrebbe presentarsi da solo rifiutando gli apparentamenti e l'assalto dei vecchi politici che tenteranno di restare ancora in sella; altrimenti verremo fagocitati disperdendo l'idea iniziale ed allargheremo ancora di più il solco con i meridionali che vivono al Nord.
Gennaro Zona (per il SUD)