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Archivio Articoli Politica Interna12/10/2009L'élite culturale veneta "scomunica" la Lega Nord Andrea Zanzotto Chi di rozzezza e fanatismo ferisce di anatema culturale perisce: potrebbe sintetizzarsi così la diatriba che vede odierni protagonisti il vate cantore del Veneto, Andrea Zanzotto, uno dei maggiori poeti italiani del nostro tempo, in aperto antagonismo con gli esponenti del Carroccio. In una fresca intervista televisiva intrattenuta con il giornalista Gad Lerner, Zanzotto non esita a rivelare quello che pensa da sempre nei confronti della Lega: "E' come una peste...vuol convincere ogni paese che è meglio di quello vicino!". Ma è nel libro - conversazione a cura di Marzio Breda, "In questo progresso scorsoio", che Andrea Zanzotto argomenta meglio la sua insofferenza per il partito di Bossi. Il letterato accusa la Lega di complicità nello scempio del territorio regionale, soprattutto deplora il Carroccio di eccitare sentimenti che non appartengono alla vera tradizione veneta: "Aggressività, umori rancorosi, intolleranza e spietatezze mai viste, secondo la logica di sbrogliare la crisi sociale etnicizzandola", dice il grande poeta nella conversazione con Breda. A ben considerare, il più fedele cantore del paesaggio veneto, del suo dialetto e delle sue tante voci potrebbe costituire un padre nobile della Lega, quella voce lirica che ancora manca all'immaginifico disegno culturale di Umberto Bossi. Ma Zanzotto non se ne dà per inteso, anzi rincara la dose ritenendo che la memoria sia minacciata proprio "dalla falsa difesa delle radici e dell'identità che è basata sul fraintendimento e dall'ignoranza che generano per contrapposizione i fondamentalismi localistici". I colonnelli di Bossi, naturalmente, hanno tentato una difesa d'ufficio, come il sindaco di Verona, Flavio Tosi, che ha liquidato il cantore di Pieve di Soligo con un commento che denota scarsissimo retaggio culturale: "La sua è solo l'opinione di uno dei quattro milioni di elettori veneti...". Ci permettiamo di chiarire al sindaco Tosi che l'opinione di un candidato al Nobel per la letteratura forse vale qualcosa di più delle stesse astiose ripicche di un rancoroso politicante emulo bossiano... Lo stesso ministro dell'Agricoltura, il rigoroso militante Luca Zaia (per intenderci quello che vorrebbe ricondurci ai secoli bui della Penisola con gli organi d'informazione in vieto dialetto...) non ha mancato di far sentire la sua voce: "Circa il livore di Andrea Zanzotto nei nostri confronti, ho una mia spiegazione. Ritengo che Zanzotto avrebbe voluto che i veneti rimanessero per sempre quelli che erano, poveri e magari ignoranti. La Lega invece rappresenta il riscatto sociale del popolo e questo probabilmente a lui non va bene". A questo punto è indispensabile ricordare al ministro leghista che il riscatto sociale del Veneto, dal dopoguerra in poi, è avvenuto quando il Carroccio con il suo folcloristico apparato coregrafico era ancora molto di là da venire. Va ringraziato quindi il tanto bistrattato Stato centrale, se, con opportune politiche di favore (peccato non si sia provveduto a fare in modo ugualmente oculato con il Meridione almeno dal punto di vista infrastrutturale...), ha consentito ai veneti di raggiungere le odierne posizioni di rilievo. La rabbia e il livore per tanti versi incomprensibile di cui il Carroccio sta caricando un'intera area della Penisola ("Roma ladrona" li ha colmati e continua a colmarli di quel ricco corredo di infrastrutture presupposto per qualsiasi sviluppo!), l'aggressività e le intolleranze che non rappresentano certo tradizione della nostra nazione (altro che "italiani brava gente"!), rischiano invece di condurre ad un'identità fortemente regressiva, tale da vanificare quanto di buono si è riusciti fin qui ad ottenere nonostante il rovinoso pensiero unico leghista degli ultimi tempi. Se, come dice il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, "la Serenissima ha permesso all'Europa di porre i fondamenti dei diritti umani poiché arrivavano qui da ogni landa...qui venivano gli armeni, gli ebrei, tutti", è pur vero che la grettezza di animo se non proprio la deriva razzista che sta fagocitando il leghismo, le attuali posizioni di retroguardia degli indegni eredi di Alberto da Giussano su temi di grande valenza culturale e sociale, contraddicono la presunta magnificenza del passato veneto e contribuiscono a rendere più oscuri i tempi che stiamo vivendo. Francesco Antonio Schiraldi
L'élite culturale veneta "scomunica" la Lega Nord
Andrea Zanzotto
Chi di rozzezza e fanatismo ferisce di anatema culturale perisce: potrebbe sintetizzarsi così la diatriba che vede odierni protagonisti il vate cantore del Veneto, Andrea Zanzotto, uno dei maggiori poeti italiani del nostro tempo, in aperto antagonismo con gli esponenti del Carroccio. In una fresca intervista televisiva intrattenuta con il giornalista Gad Lerner, Zanzotto non esita a rivelare quello che pensa da sempre nei confronti della Lega: "E' come una peste...vuol convincere ogni paese che è meglio di quello vicino!". Ma è nel libro - conversazione a cura di Marzio Breda, "In questo progresso scorsoio", che Andrea Zanzotto argomenta meglio la sua insofferenza per il partito di Bossi. Il letterato accusa la Lega di complicità nello scempio del territorio regionale, soprattutto deplora il Carroccio di eccitare sentimenti che non appartengono alla vera tradizione veneta: "Aggressività, umori rancorosi, intolleranza e spietatezze mai viste, secondo la logica di sbrogliare la crisi sociale etnicizzandola", dice il grande poeta nella conversazione con Breda. A ben considerare, il più fedele cantore del paesaggio veneto, del suo dialetto e delle sue tante voci potrebbe costituire un padre nobile della Lega, quella voce lirica che ancora manca all'immaginifico disegno culturale di Umberto Bossi. Ma Zanzotto non se ne dà per inteso, anzi rincara la dose ritenendo che la memoria sia minacciata proprio "dalla falsa difesa delle radici e dell'identità che è basata sul fraintendimento e dall'ignoranza che generano per contrapposizione i fondamentalismi localistici". I colonnelli di Bossi, naturalmente, hanno tentato una difesa d'ufficio, come il sindaco di Verona, Flavio Tosi, che ha liquidato il cantore di Pieve di Soligo con un commento che denota scarsissimo retaggio culturale: "La sua è solo l'opinione di uno dei quattro milioni di elettori veneti...". Ci permettiamo di chiarire al sindaco Tosi che l'opinione di un candidato al Nobel per la letteratura forse vale qualcosa di più delle stesse astiose ripicche di un rancoroso politicante emulo bossiano... Lo stesso ministro dell'Agricoltura, il rigoroso militante Luca Zaia (per intenderci quello che vorrebbe ricondurci ai secoli bui della Penisola con gli organi d'informazione in vieto dialetto...) non ha mancato di far sentire la sua voce: "Circa il livore di Andrea Zanzotto nei nostri confronti, ho una mia spiegazione. Ritengo che Zanzotto avrebbe voluto che i veneti rimanessero per sempre quelli che erano, poveri e magari ignoranti. La Lega invece rappresenta il riscatto sociale del popolo e questo probabilmente a lui non va bene". A questo punto è indispensabile ricordare al ministro leghista che il riscatto sociale del Veneto, dal dopoguerra in poi, è avvenuto quando il Carroccio con il suo folcloristico apparato coregrafico era ancora molto di là da venire. Va ringraziato quindi il tanto bistrattato Stato centrale, se, con opportune politiche di favore (peccato non si sia provveduto a fare in modo ugualmente oculato con il Meridione almeno dal punto di vista infrastrutturale...), ha consentito ai veneti di raggiungere le odierne posizioni di rilievo. La rabbia e il livore per tanti versi incomprensibile di cui il Carroccio sta caricando un'intera area della Penisola ("Roma ladrona" li ha colmati e continua a colmarli di quel ricco corredo di infrastrutture presupposto per qualsiasi sviluppo!), l'aggressività e le intolleranze che non rappresentano certo tradizione della nostra nazione (altro che "italiani brava gente"!), rischiano invece di condurre ad un'identità fortemente regressiva, tale da vanificare quanto di buono si è riusciti fin qui ad ottenere nonostante il rovinoso pensiero unico leghista degli ultimi tempi. Se, come dice il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, "la Serenissima ha permesso all'Europa di porre i fondamenti dei diritti umani poiché arrivavano qui da ogni landa...qui venivano gli armeni, gli ebrei, tutti", è pur vero che la grettezza di animo se non proprio la deriva razzista che sta fagocitando il leghismo, le attuali posizioni di retroguardia degli indegni eredi di Alberto da Giussano su temi di grande valenza culturale e sociale, contraddicono la presunta magnificenza del passato veneto e contribuiscono a rendere più oscuri i tempi che stiamo vivendo.
Francesco Antonio Schiraldi