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Archivio Articoli Attività "Per il Sud"11/12/2009La direttiva morale e l'imperativo categorico di chi è convinto fautore di "per il SUD" Si arricchiscono le Idee Forza con la direttiva morale e l'imperativo categorico di chi è convinto fautore di "per il Sud" Ci sono prerogative fondamentali della ragione che rappresentano la condizione e la norma dell'azione morale. L'uomo, in quanto tale, non può fare a meno della morale e per agire moralmente deve essere libero. La morale infatti esiste e deve essere universale e necessaria, perché altrimenti non sarebbe valida, non può essere condizionata da interessi particolari. Deve essere perciò determinata da una modalità a priori della ragione, proprio per il motivo di dover essere universale e necessaria. Questa modalità a priori della ragione si deve esprimere nella forma di imperativo perché la morale mi dice qualcosa da fare, non qualcosa di già fatto: mi dice un dover essere, non un "essere". L'imperativo categorico è un comando cui la volontà deve obbedire incondizionatamente, non ammette dubbi o eccezioni: tu devi. Da ciò deriva che secondo la morale quello che vale è la retta intenzione. La filosofia morale parte da un dato di fatto: se l'uomo può fare a meno del sapere più profondo, non può fare a meno della morale, ovvero può rinunciare a conoscere cosa è la realtà in sé, ma non può rinunciare a chiedersi cosa deve fare in pratica e come deve agire perché la sua azione sia morale. L'uomo perciò non può fare a meno di una morale proprio perché vive nella realtà pratica. La morale con il suo dover essere, con la libera attività, con il tu devi o imperativo categorico ci immette nel regno della libertà, perché se noi fossimo condizionati da qualcosa non saremmo capaci di moralità in quanto la vita morale è coscienza di un dover essere e perciò di attività libera e il "libero" è naturalmente incondizionato... Il principio della moralità può fornirmelo solo la pura ragione, perché si tratta di principio conoscitivo. Qual è? Tu devi. Questa prerogativa sostanziale è chiamata da Kant imperativo, perchè la morale implica una direttiva, un obbligo, un "dover essere" e quindi si presenta come un comando. L'imperativo categorico è un comando a cui la volontà, solo perché ragionevole, deve obbedire incondizionatamente: impone un fine a cui si deve riferire ogni nostra azione perché abbia valore morale, infatti quando contravveniamo a quel fine troviamo immediatamente la condanna del nostro atto: se abbiamo violato la legge morale, ne sentiamo il rimorso (lo sprone del genitore: studia, perché è tuo dovere studiare). Solo gli imperativi categorici sono leggi pratiche, hanno un valore universale e necessario, quella universalità e necessità che deve avere la legge pratica per poter essere valida per tutti gli esseri ragionevoli. La ragione pura comanda direttamente alla volontà, senza condizionare il valore del comando all'eventuale valore contingente degli effetti, solo essa assicura l'universalità e la validità incondizionata ed assoluta della legge pratica o legge morale. La legge morale è espressione della ragione nella sua universalità e la presenza della ragione in tutti gli uomini fa di ciascuno di essi una persona, un fine in sé. Quindi la legge deriva da quella stessa ragione che vive negli uomini, i quali sono obbligati all'osservanza di essa. E' la ragione vera "legislatrice universale": quindi l'uomo, in quanto veicolo di ragione, è autore di quella stessa legge morale alla quale è soggetto. Obbedendo alla legge, obbedisce al suo più vero Io, obbedisce a se stesso. E' un essere autonomo e l'autonomia implica indipendenza da cause estranee, assenza di passività: implica quindi la libertà. La piena esplicazione dell'attività morale nella sua completa totalità pone e suppone, quindi, valori, postulati e il primo postulato è la libertà, vera condizione della vita morale. La libertà è "ratio essendi" del dovere, condizione del dovere (cioè: se non sono libero non posso agire moralmente e compiere il dovere, attuare il Tu devi), mentre il dovere è "ratio cognoscendi" della libertà, l'unico indizio per poterla affermare (cioè: il dovere mi dà l'avvio per affermare, ammettere la libertà). Alla luce di quanto esposto, appare chiaro adesso come l'entusiastico esponente di "per il Sud", in quanto persona libera da condizionamenti e clientelismi, in quanto persona ragionevole capace di orientare direttamente la propria volontà, in quanto consapevole del dovere di osservanza di quella legge morale scaturente dalla stessa ragione, in quanto fermamente volto a dare ascolto al suo più vero Io, può avere un solo fine cui ricondurre ogni sua azione perché sia morale, un solo imperativo categorico quale legge pratica cui obbedire incondizionatamente, un solo Tu devi che ne caratterizzi l'operato: contribuire con tutto se stesso al propizio Rinascimento meridionale. Il responsabile della comunicazione istituzionale Francesco Antonio Schiraldi
La direttiva morale e l'imperativo categorico di chi è convinto fautore di "per il SUD"
Si arricchiscono le Idee Forza con la direttiva morale e l'imperativo categorico di chi è convinto fautore di "per il Sud"
Ci sono prerogative fondamentali della ragione che rappresentano la condizione e la norma dell'azione morale. L'uomo, in quanto tale, non può fare a meno della morale e per agire moralmente deve essere libero. La morale infatti esiste e deve essere universale e necessaria, perché altrimenti non sarebbe valida, non può essere condizionata da interessi particolari. Deve essere perciò determinata da una modalità a priori della ragione, proprio per il motivo di dover essere universale e necessaria. Questa modalità a priori della ragione si deve esprimere nella forma di imperativo perché la morale mi dice qualcosa da fare, non qualcosa di già fatto: mi dice un dover essere, non un "essere". L'imperativo categorico è un comando cui la volontà deve obbedire incondizionatamente, non ammette dubbi o eccezioni: tu devi. Da ciò deriva che secondo la morale quello che vale è la retta intenzione. La filosofia morale parte da un dato di fatto: se l'uomo può fare a meno del sapere più profondo, non può fare a meno della morale, ovvero può rinunciare a conoscere cosa è la realtà in sé, ma non può rinunciare a chiedersi cosa deve fare in pratica e come deve agire perché la sua azione sia morale. L'uomo perciò non può fare a meno di una morale proprio perché vive nella realtà pratica. La morale con il suo dover essere, con la libera attività, con il tu devi o imperativo categorico ci immette nel regno della libertà, perché se noi fossimo condizionati da qualcosa non saremmo capaci di moralità in quanto la vita morale è coscienza di un dover essere e perciò di attività libera e il "libero" è naturalmente incondizionato... Il principio della moralità può fornirmelo solo la pura ragione, perché si tratta di principio conoscitivo. Qual è? Tu devi. Questa prerogativa sostanziale è chiamata da Kant imperativo, perchè la morale implica una direttiva, un obbligo, un "dover essere" e quindi si presenta come un comando. L'imperativo categorico è un comando a cui la volontà, solo perché ragionevole, deve obbedire incondizionatamente: impone un fine a cui si deve riferire ogni nostra azione perché abbia valore morale, infatti quando contravveniamo a quel fine troviamo immediatamente la condanna del nostro atto: se abbiamo violato la legge morale, ne sentiamo il rimorso (lo sprone del genitore: studia, perché è tuo dovere studiare). Solo gli imperativi categorici sono leggi pratiche, hanno un valore universale e necessario, quella universalità e necessità che deve avere la legge pratica per poter essere valida per tutti gli esseri ragionevoli. La ragione pura comanda direttamente alla volontà, senza condizionare il valore del comando all'eventuale valore contingente degli effetti, solo essa assicura l'universalità e la validità incondizionata ed assoluta della legge pratica o legge morale. La legge morale è espressione della ragione nella sua universalità e la presenza della ragione in tutti gli uomini fa di ciascuno di essi una persona, un fine in sé. Quindi la legge deriva da quella stessa ragione che vive negli uomini, i quali sono obbligati all'osservanza di essa. E' la ragione vera "legislatrice universale": quindi l'uomo, in quanto veicolo di ragione, è autore di quella stessa legge morale alla quale è soggetto. Obbedendo alla legge, obbedisce al suo più vero Io, obbedisce a se stesso. E' un essere autonomo e l'autonomia implica indipendenza da cause estranee, assenza di passività: implica quindi la libertà. La piena esplicazione dell'attività morale nella sua completa totalità pone e suppone, quindi, valori, postulati e il primo postulato è la libertà, vera condizione della vita morale. La libertà è "ratio essendi" del dovere, condizione del dovere (cioè: se non sono libero non posso agire moralmente e compiere il dovere, attuare il Tu devi), mentre il dovere è "ratio cognoscendi" della libertà, l'unico indizio per poterla affermare (cioè: il dovere mi dà l'avvio per affermare, ammettere la libertà). Alla luce di quanto esposto, appare chiaro adesso come l'entusiastico esponente di "per il Sud", in quanto persona libera da condizionamenti e clientelismi, in quanto persona ragionevole capace di orientare direttamente la propria volontà, in quanto consapevole del dovere di osservanza di quella legge morale scaturente dalla stessa ragione, in quanto fermamente volto a dare ascolto al suo più vero Io, può avere un solo fine cui ricondurre ogni sua azione perché sia morale, un solo imperativo categorico quale legge pratica cui obbedire incondizionatamente, un solo Tu devi che ne caratterizzi l'operato: contribuire con tutto se stesso al propizio Rinascimento meridionale.
Il responsabile della comunicazione istituzionale Francesco Antonio Schiraldi