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Venerdì 21 Novembre 2008  -  Presentazione della B. Vergine Maria Presentazione della B. Vergine Maria

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Economia e Società

La truffa dei banditi della tavola

Si riporta di seguito un interessante articolo uscito oggi su "la Repubblica" on-line in merito ad un a truffa alimentare. Leggendolo si nota come l'autore rimarchi più volte il fatto che uno o due malfattori siano siciliani o campani, con lo scopo di orientare il lettore ad attribuire la responsabilità del delitto alla solita parte d'Italia tanto vituperata. In realtà, chi legge attentamente, si renderà conto che la truffa alimentare ai danni dei consumatori è frutto di una architettata sinergia tra grandi aziende del settore (tutte del Nord...ndr) tra cui spicca anche la Galbani e le vere responsabilità non possono essere certo attribuite solo ad eventuali "manovratori" ma, in massima parte se non in tutta,  alle dirigenze delle aziende coinvolte che erano tutte ben al corrente dei misfatti che garantivano loro profitti strabilianti.

Chi infatti vendeva consapevolmente il prodotto scaduto per poi riacquistarlo e rivenderlo di nuovo? Loro. Questo fatto mi ricorda tra l'altro un famoso industriale lecchese che diventò miliardario vendendo gli scarti avariati di pesce dopo averli fritti...cronache di oltre vent'anni fa!

Invito pertanto i lettori a notare come quasi tutti i quotidiani, di fronte a qualsivoglia tipo di delitto, soprattutto se efferato oltrre che riprovevole,  cerchino quasi sempre di individuare eventuali responsabilità di persone native del SUD; a volte nei modi più rocamboleschi come nel presente; somatizzando quindi le ragioni dell'esistenza del male  solo ed esclusivamente nel nostro Mezzogiorno o nei suoi nativi; riprendendo l'antico delirio del Lombroso. Ah, gran delinquente quel Lombrioso, ma in Italia gli si dedicano ancora piazze e vie, mentre all'estero è considerato meno di un ciarlatano! 

L'altro giorno un articolo che parlava di un efferato delitto compiuto in Veneto veniva chiuso con il richiamo di uno analogo compiuto anni addietro in Sicilia...ma più che analogo peggiore, macchè peggiore, istigatore di quello avvenuto in Veneto! Se un pirata della strada uccide a Milano non è raro che di fianco all'articolo si trovi qualcosa di più truce compiuto a Napoli. E' una specie di pubblicità subliminale, importantissima per i media al fine di demonizzare il  SUD attribuendogli  tutto ciò che è maligno. Naturalmente in questo Loro fanno anche opera di auto-catarsi di tipo calvinista. In questo sono davvero imbattibili, che dico imbattibili, unici! A volte cadono chiaramente nel ridicolo come in questo fatto di oggi, ma in linea di massima questa diffamazione perdurante non trova alcun difensore e i cittadini del SUD si sentono sempre più di serie B o C, ma che dico B o C, essi si sentono meno di cittadini, forse ancor ameno dei (rispettabilissimi) beduini di cialdesca o farinesca memoria!

Meditate gente, meditate.

Domenico Iannantuoni

 

CRONACA MobileInviaStampaGli scarti dovevano essere smaltiti ma tornavano sugli scaffali La Finanza, con le intercettazioni, ha scoperto anche connivenze dell'Asl
La truffa dei banditi della tavola rivendevano il formaggio avariato dal nostro inviato PAOLO BERIZZI

 CREMONA - Nel formaggio avariato e putrefatto c'era di tutto. Vermi, escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro. Muffe, inchiostro. Era merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece i banditi della tavola la riciclavano. La lavoravano come prodotto "buono", di prima qualità.

Quegli scarti, nella filiera della contraffazione, (ri)diventavano sottilette, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola. Materia "genuina" - nelle celle frigorifere c'erano sottilette datate 1980! - ripulita, mischiata e pronta per le nostre tavole. Venduta in Italia e in Europa. In alcuni casi, rivenduta a quelle stesse aziende - multinazionali, marchi importanti, grosse centrali del latte - che anziché smaltire regolarmente i prodotti ormai immangiabili li piazzavano, - senza spendere un centesimo ma guadagnandoci - a quattro imprese con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen (Germania). Tutte riconducibili a un imprenditore siciliano. Era lui il punto di riferimento di marchi come: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze. E ancora: Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi, e altre multinazionali europee, in particolare austriache, tedesche e inglesi. E' quello che si legge nell'ordinanza del pm cremonese Francesco Messina. Un giro da decine di milioni di euro. Una bomba ecologica per la salute dei consumatori.

Le indagini - ancora aperte - iniziano due anni fa. A novembre del 2006 gli uomini della Guardia di Finanza di Cremona fermano un tir a Castelleone: dal cassone esce un odore nauseabondo. C'è del formaggio semilavorato, in evidente stato di putrefazione. Il carico è partito dalla Tradel di Casalbuttano ed è diretto alla Megal di Vicolungo (Novara). Le due aziende sono di Domenico Russo, 46 anni, originario di Partinico e residente a Oleggio. E' lui l'uomo chiave attorno al quale ruota l'inchiesta. E' lui il dominus di una triangolazione che comprende, oltre a Tradel e Megal, un terzo stabilimento con sede a Massazza, Biella, e una filiale tedesca. Tradel raccoglie, sconfeziona e inizia la lavorazione. Megal miscela e confeziona.

A Casalbuttano i finanzieri trovano roba che a vederla fa venire i conati. Prodotti caseari coperti da muffe, scaduti, decomposti e, peggio ancora, con tracce di escrementi di roditori. Ci sono residui - visibili a occhio nudo - degli involucri degli imballi macinati. Dunque plastica. Persino schegge di ferro fuoriuscite dai macchinari. La vera specialità della azienda è il "recupero" di mozzarelle ritirate dal mercato e stoccate per settimane sulle ribalte delle ditte fornitrici, di croste di gorgonzola, di sottilette composte con burro adulterato, di formaggi provenienti da black out elettrici di un anno prima. "Una cosa disgustosa - racconta Mauro Santonastaso, comandante delle fiamme gialle di Cremona -. Ancor più disgustoso - aggiunge il capitano Agostino Brigante - , è il sistema commerciale che abbiamo scoperto".

Non possono ancora immaginare, gli investigatori, che quello stabilimento dove si miscela prodotto avariato con altro prodotto pronto è lo snodo di una vera e propria filiera europea del riciclaggio. Mettono sotto controllo i telefoni. Scoprono che i pirati della contraffazione sono "coperti" dal servizio di prevenzione veterinaria dell'Asl di Cremona (omessa vigilanza, ispezioni preannunciate; denunciati e sospesi il direttore, Riccardo Crotti, e due tecnici). Dalle intercettazioni emerge la totale assenza di scrupoli da parte degli indagati: "La merce che stiamo lavorando, come tu sai, è totalmente scaduta... ", dice Luciano Bosio, il responsabile dello stabilimento della Tradel, al suo capo (Domenico Russo). Che gli risponde: "Saranno cazzi suoi... " (delle aziende fornitrici, in questo caso Brescialat e Centrale del Latte di Firenze, ndr). Il formaggio comprato e messo in lavorazione è definito - senza mezzi termini - "merda". Ma non importa, "... perché se la merce ha dei difetti. .. io poi aggiusto, pulisco, metto a posto... questo rimane un discorso fra me e te... " (Russo a un imprenditore campano, si tratta la vendita di sottilette "scadute un anno e mezzo prima"). Nell'ordinanza (decine le persone indagate e denunciate: rappresentanti legali, responsabili degli stabilimenti, impiegati, altre se ne aggiungeranno presto) compaiono i nomi delle aziende per le quali il pm Francesco Messina configura "precise responsabilità". Perché, "a vario titolo e al fine di trarre un ingiusto profitto patrimoniale, hanno concorso nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari lattiero-casearie rendendole pericolose per la salute pubblica". Il marchio maggiormente coinvolto - spiegano gli investigatori - è Galbani, controllato dal gruppo Lactalis Italia che controlla anche Big srl. "Sono loro i principali fornitori della Tradel. Anche clienti", si legge nell'ordinanza. Per i magistrati il sistema di riciclaggio della merce si basa proprio sui legami commerciali tra le aziende fornitrici e la Tradel. Con consistenti vantaggi reciproci. Un business enorme: 11 mila tonnellate di merce lavorata in due anni. Finita sugli scaffali dei discount e dei negozi di tutta Europa. Tremila le tonnellate vendute in nero. E gli operai e gli impiegati? Erano consapevoli. Lo hanno messo a verbale. Domanda a un'amministrativa: "Ha mai riferito a qualcuno che la merce era scaduta o con i vermi?". Risposta: "No, tutti lo sapevano".


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