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Archivio Articoli Politica Interna19/07/2010Riflessioni sul museo dedicato a Lombroso in TorinoApprendo con amarezza, rabbia, delusione ed avversità la notizia di riapertura del MUSEO DEGLI ORRORI, dedicato all’antropologo e criminologo razziale Cesare Lombroso. Forse le amministrazioni comunali torinesi non hanno valutato l’impatto emotivo che creerà nel tempo un simile progetto di presunta utilità turistica. Capisco che oggi, per la logica del profitto, pur di far numero nelle città si inventi di tutto e l’orrore/la morte etc è un argomento che tira...ma qui c’è dell’Altro. Si intravede la velata simbologia del razzismo verso un popolo e sue manifestazioni territoriali. L’amarezza nasce perchè il Sud non è unito, come potrebbe essere la lobby ebraica pronta a scendere nelle piazze per gridare all’antisemitismo. La cultura post-bellica insegnata nelle scuole italiane è stata quella della civiltà “allargata” alle razze dei paesi sottosviluppati. Si è insegnato il sacrificio di Anna Frank, come voleva la lobby, si è ricordato la lotta di Martin Luther King o l’Apartheid del Sud Africa e quant’altra forma di iniziativa per la fratellanza dei popoli, ma ,pur passando i tempi e le generazioni, il “Meridionale” resta l’argomento della battuta o dello scandalo delittuoso (sorrido quando ancora sento nelle notizie di cronaca locale, divulgate dalla rete televisiva della Rai, parlare di un qualche reato commesso da un cittadino residente ma di “origini napoletane, pugliesi, siciliane etc”). La rabbia emerge, poi, dalla concomitante inaugurazione del museo lombrosiano con la celebrazione dei 150 anni di Unità Nazionale...uno schiaffo eclatante ai principi di fratellanza d’Italia ed Unità dei popoli. Ma come possono conciliarsi i moniti di taluni politicanti governativi o antigovernativi, tra cui in primis il nostro Presidente della Repubblica (rappresentante del Sud nel nome e nelle origini), sulle presunte iniziative o progetti culturali di “spaccatura” tra Nord e Sud, sostenute da gruppi ed associazioni che lottano “per la Verità storica”, allorquando si ufficializza l’apertura di un museo del macabro genocidio di uno stereotipo razziale, quale il brigante malavitoso dai connotati accigliati con pelle bronzea e capelli scuri! Mi vorrei, poi, mettere nei panni di quegli insegnanti che accompagneranno le tante prossime scolaresche in visita a questo cimitero di resti mortali, ove si legge del calabrese o del furfante bandito della Basilicata, così annotato dalla Scienza accademica del nascente Regno d’Italia, senza però poter illustrare ai giovani alunni le ragioni storiche e le motivazioni sociali che hanno indotto tali individui a seguire una vita “illegale”. Il messaggio palese che passerà sarà il solito ultracentenario binomio MERIDIONALE=BRIGANTE,MAFIOSO,CAMORRISTA. La delusione, quindi, è che questo Stato italiano, ormai maturo per affrontare un nuovo corso di rivisitazione dei processi interni formativi e sempre più proiettato verso dinamiche sociali internazionali con aiuti e supporti civili-militari, continua a mantenere saldi certi principi inviolabili della storia risorgimentale, ormai abbondantemente messa in discussione dalle migliaia di studi e pubblicazioni. L’augurio che quest’altra lobby risorgimentalista, sopravvivente nel tempo a regni e guerre, sia prima o poi messa in discussione da una forza parlamentare,attenta ai risvolti storici del passato per una migliore programmazione del futuro delle terre martoriate dalla pseudo-Unità . Ettore d’Alessandro di Pescolanciano (consigliere nazionale Partito "per il SUD")
Riflessioni sul museo dedicato a Lombroso in Torino
Apprendo con amarezza, rabbia, delusione ed avversità la notizia di riapertura del MUSEO DEGLI ORRORI, dedicato all’antropologo e criminologo razziale Cesare Lombroso.
Forse le amministrazioni comunali torinesi non hanno valutato l’impatto emotivo che creerà nel tempo un simile progetto di presunta utilità turistica. Capisco che oggi, per la logica del profitto, pur di far numero nelle città si inventi di tutto e l’orrore/la morte etc è un argomento che tira...ma qui c’è dell’Altro. Si intravede la velata simbologia del razzismo verso un popolo e sue manifestazioni territoriali. L’amarezza nasce perchè il Sud non è unito, come potrebbe essere la lobby ebraica pronta a scendere nelle piazze per gridare all’antisemitismo. La cultura post-bellica insegnata nelle scuole italiane è stata quella della civiltà “allargata” alle razze dei paesi sottosviluppati. Si è insegnato il sacrificio di Anna Frank, come voleva la lobby, si è ricordato la lotta di Martin Luther King o l’Apartheid del Sud Africa e quant’altra forma di iniziativa per la fratellanza dei popoli, ma ,pur passando i tempi e le generazioni, il “Meridionale” resta l’argomento della battuta o dello scandalo delittuoso (sorrido quando ancora sento nelle notizie di cronaca locale, divulgate dalla rete televisiva della Rai, parlare di un qualche reato commesso da un cittadino residente ma di “origini napoletane, pugliesi, siciliane etc”).
La rabbia emerge, poi, dalla concomitante inaugurazione del museo lombrosiano con la celebrazione dei 150 anni di Unità Nazionale...uno schiaffo eclatante ai principi di fratellanza d’Italia ed Unità dei popoli. Ma come possono conciliarsi i moniti di taluni politicanti governativi o antigovernativi, tra cui in primis il nostro Presidente della Repubblica (rappresentante del Sud nel nome e nelle origini), sulle presunte iniziative o progetti culturali di “spaccatura” tra Nord e Sud, sostenute da gruppi ed associazioni che lottano “per la Verità storica”, allorquando si ufficializza l’apertura di un museo del macabro genocidio di uno stereotipo razziale, quale il brigante malavitoso dai connotati accigliati con pelle bronzea e capelli scuri!
Mi vorrei, poi, mettere nei panni di quegli insegnanti che accompagneranno le tante prossime scolaresche in visita a questo cimitero di resti mortali, ove si legge del calabrese o del furfante bandito della Basilicata, così annotato dalla Scienza accademica del nascente Regno d’Italia, senza però poter illustrare ai giovani alunni le ragioni storiche e le motivazioni sociali che hanno indotto tali individui a seguire una vita “illegale”. Il messaggio palese che passerà sarà il solito ultracentenario binomio MERIDIONALE=BRIGANTE,MAFIOSO,CAMORRISTA.
La delusione, quindi, è che questo Stato italiano, ormai maturo per affrontare un nuovo corso di rivisitazione dei processi interni formativi e sempre più proiettato verso dinamiche sociali internazionali con aiuti e supporti civili-militari, continua a mantenere saldi certi principi inviolabili della storia risorgimentale, ormai abbondantemente messa in discussione dalle migliaia di studi e pubblicazioni. L’augurio che quest’altra lobby risorgimentalista, sopravvivente nel tempo a regni e guerre, sia prima o poi messa in discussione da una forza parlamentare,attenta ai risvolti storici del passato per una migliore programmazione del futuro delle terre martoriate dalla pseudo-Unità .
Ettore d’Alessandro di Pescolanciano (consigliere nazionale Partito "per il SUD")