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Venerd́ 21 Novembre 2008  -  Presentazione della B. Vergine Maria Presentazione della B. Vergine Maria

Per il Sud

Politica Interna

Un neo federalismo contro l’aborto nordista ed il vecchio statalismo

Ognuno ha i suoi guai in questa nostra italietta filoeuropeista
extramoenia e disordinatamente governata intra. I quattro cavalieri
della Lega, che nell’ultimo raduno a Pontida straparlavano secondo un
linguaggio di arcaica faziosità, sono da qualche decennio il vero
problema del Nord, che con la mediazione di Roma e la colpevole
connivenza dei nostri politicanti ha da sempre comandato il gioco
economico in Italia, mentre loro,i leghisti, si lamentano! I nostri
laureati che sono andati ad insegnare nelle città settentrionali,
lasciandovi tutto lo stipendio, hanno in realtà seguito i figli dei
lavoratori che dal sud sono partiti a lavorare colà nelle fabbriche. E,
tranne qualche evidenziata quanto naturale differenza e diffidenza,
tutto andò bene finché la situazione non si ingarbugliò con l’arrivo
della gente di colore ed extracomunitaria che hanno complicato la
vivibilità di quelle zone. L’egoismo dell’Italia che lavora ha fatto
spopolare i nostri paesi e le nostre regioni, con i guai che sono sotto
gli occhi di tutti. Ad aggravare la situazione ci fu la nascita della
lega che, nella buona sostanza, da una esigenza di federalismo nazionale
in nome di quel cambiamento politico istituzionale da tanti di noi
invocato, è regredita, tapinescamente, nella richiesta demenziale e
riduttiva di una repubblichina,  improbabile giocattolo di un elettorato
commisurato e collegato al vano progetto, volto alla ricerca di chissà
quale promessa felicità. Mentre erano in vita, non erano granché seguiti
dai colonnelli della lega, i vari Miglio e Rossi, ideologi inutili per
scopiazzatori delle opportunità territoriali, intuite dal terzo
ispiratore il prof. valdostano Salvatori, anch’egli passato in
precedenza a miglior vita. Quindi Bossi e soci un successo l’hanno
ottenuto, quello personale,per cui vivono di politica! Di idee o ideali
nazionali non ne coltivano: una volta che hanno fatto naufragare il
federalismo esteso a tutto lo Stivale, vorrebbero si attuasse  un
federalismo fiscale. Roba da ridere! Si direbbe che l’animale politico
Bossi oggi si morda la coda, perché secondo lui gli altri dovrebbero
stare zitti e fermi davanti a proposte come questa, che non stanno né in
cielo né in terra! Quanto meno le proposte dovrebbero, per avere basi
onde stare in piedi, essere corroborate da consensi allargati e non
ristretti. Il povero Bossi sa tutto ciò e si vuole votare all’aiuto di
improbabili alleati, che non potranno volere quant’egli propone a
parole, sapendo che non ce la farà. I giornalisti non distratti
ricorderanno che secondo il progetto politico con “ l’accordo” del prof.
Miglio e con l’accettazione di tanti professionisti, anche meridionali,
si erano create tre leghe: nord, centro e sud per il federalismo secondo
la costituzione di tre macroregioni.  A Roma era stato prescelto da
Bossi un certo dott. Cesare Crosta, magistrato della Corte dei Conti in
pensione, quale responsabile della Lega centro e referente anche della
lega sud. Un compito fiduciario per 2/3 d’Italia e quindi anche
sospetto, nel senso che si capiva a priori che, tanto se le cose
andavano o non andavano, per la lega lombarda faceva lo stesso se non
meglio come vedremo più avanti. Dopo un periodo di proficui rapporti in
cui gli attacchi alla vecchia partitocrazia traballante erano comuni e
concentrici, sia da posizioni diverse, si aprivano sedi nel centro e nel
sud con le nomine dei coordinatori regionali. Ad un certo momento, verso
la fine del 91, si ebbe netta l’impressione di un‘interruzione
perentoria non solo con la lega nord di Bossi, ma anche con la sede
romana di Crosta. Tant’è che, vieppiù che s’arrivava alla data delle
politiche del 92, il silenzio si faceva più assordante e quindi, quale
coordinatore della lega Calabria, chiesi spiegazioni a Patelli, l’allora
responsabile politico della Lega Nord e nel fax di risposta costui
confermava che un progetto comune per le elezioni  politiche ancora non
c’era! Finché con la presentazione delle liste, l’arcano non veniva
svelato seppur parzialmente. Non avendo fiducia nel referente romano,
mandammo come Lega Calabria tramite due emissari la nostra lista alla
lega nord a Milano. Il Bossi la respinse adducendo a pretesto che in
Calabria il movimento era troppo autonomista. Salvo che, fino allo
scadere della presentazione delle liste, venivamo tormentati da continue
telefonate di Roma, che voleva i nominativi di quanti formavano la
nostra lista  da disperdere, utilizzandoli come truppe anonime nelle
regioni centro meridionali. Ovviamente ci opponemmo a tale richiesta,
vanificando se ce ne fosse bisogno le mire tendenti a fregarci il nostro
lavoro da parte del Crosta e del suo usciere, i quali si imponevano come
capilista nelle nostre regioni, in maniera oramai apertamente invadente,
ma altrettanto inconcludente, visti i magri risultati riportati. Pur
tuttavia regioni come la Calabria, senza il nostro voto e la nostra
presenza, ottenevano la più alta percentuale in voti rispetto alle
regioni del Sud e del  centro Italia. Costoro in pratica non riuscirono
ad essere eletti in nessuna delle circoscrizioni e furono poi
definitivamente mollati da Bossi. Risultava chiarito che i leghisti
della bergamasca e del varesotto quando parlavano di nazione, parlavano
della repubblichina padania. Così naufragavano definitivamente le idee
di Miglio e Rossi volte ad un riassetto italiano per via federalista. Le
ipotesi fatte furono molteplici, tra cui che l’allargamento democratico
poteva mettere in pericolo la leadership dei quattro del Nord;  oppure
che il Bossi e gli altri fossero stati intimiditi dalla mafia e
addirittura come ammette Bossi dalla newyorkese Cosa Nostra. Infatti in
una intervista a “la Repubblica” del 25/9/92 così risponde: ”è una
storia vecchia di più di un mese, arrivata per canali sicuri. E’ già da
qualche tempo che viaggio scortato”. Si tenga conto che le elezioni
politiche si erano tenute ad aprile 92;  e a domanda perché la mafia
dovesse prendersela con lui così risponde:”se la mafia è politica, ci
può essere una logica politica”. Forse fu così che preso da paura, non
si realizzò il federalismo in Italia. Ci furono in seguito le proteste
dei federalisti meridionali tra cui una lettera dell’avv. barese
Pasquale  Montesano che  scriveva a Bossi e per conoscenza a noi
coordinatori regionali della gravissima prevaricazione subita da noi
meridionali. Il tempo è trascorso ma il problema della lega rimane
intatto. Infatti la questione settentrionale è la lega stessa, con ciò
di impopolare e prevaricante  essa propone. Prendendo a spunto un
intervento fazioso di un deputato leghista alla Camera, verso la fine
della scorsa legislatura,  mi ero rivolto per evidenziare l’anomalia
tanto al presidente on.Fausto Bertinotti, quanto all’allora Ministro dei
rapporti col Parlamento on.Chiti, i quali mi rispondevano ognuno per
proprio conto, che le mie rimostranze erano fondate.  Ma le cose non
sembrano cambiare, anzi si aggravano, se nell’attuale governo vi sono
ministri della lega che puntano i loro discorsi sempre contro il sud, né
lo potrebbero secondo me rappresentare né nel bene né nel male. I
leghisti cercano alleanza a destra e a manca per loro fini e quindi
anche a scapito degli altri. Nulla di ideologico perciò, ma tutto un
calcolo da respingere al più presto, prima che le cose precipitino con
conseguenze molto più serie assumendo i provvedimenti più opportuni da
parte di chi come noi sentono meglio questo grosso problema più
meridionale che veramente italiano. Ma nel nostro meridione difetta
quella elite politica o politica di razza, rappresentante, come si dice
oggi, il territorio nelle   sue peculiarità e interessi. Tutti
conosciamo i meccanismi subdoli e servili grazie ai quali si viene
eletti nei partiti: col risultato di avere rappresentanti partitici
utili al massimo per se stessi e per le loro cordate. Essi, in
situazioni come questa rappresentata, se opposizione faranno al
riduttivo progetto leghista, costituito appunto dal federalismo fiscale,
la faranno, avendone prima libertà dai loro capi, al solo scopo di
difendere i mangia risorse, loro portatori di voti, i quali dal 1970 si
gestiscono i servizi a loro piacimento. Se dunque bisognerà dire basta
ai leghisti, una buona volta bisogna dirlo anche ai nostri falsi
rappresentanti politico istituzionali. Sempre che da noi e per noi nasca
una nuova classe politica, che inverta il risultato di questa vergognosa
sproporzione tutta italiana tra regioni ricche e povere, tra Nord e Sud,
tra globalizzati e globalizzanti.
Un partito del Sud, che dica chiaramente nella Camera delle regioni o
Senato federale cosa e come debbono produrre le regioni stesse, per il
riequilibrio economico e quindi per il mantenimento dei grandi servizi
sociali di cui si sta discutendo.
E sarà chiaro così che  la contesa, o confronto che sia,  con i leghisti
del nord  troverà finalmente nel partito autenticamente meridionale il
nuovo e vero interlocutore e protagonista per il riassetto di tutta la
nazione.
Esso perseguirà obbiettivi, si direbbe, di omogeneità di produzione e
ricchezze in tutte le regioni d’Italia.
Infatti, quanti fino ad oggi hanno camminato a rimorchio di
globalizzanti locomotive dalla nascita della Repubblica, non possono
inventarsi  che falsi rimedi, in soccorso delle economicamente arretrate
nostre regioni. Ad esempio il catanese Lombardo col suo MPA
addomesticato al Potere, dalla sfumata fiscalità di vantaggio, oggi
passa ad un’altra improbabile fiscalità di sviluppo, magari per la sola
Sicilia. Sviluppo che senza la  redistribuzione delle produttività e
delle leve economiche non arriverà se non per se stesso e per i suoi
amici. Così pure l’altro democristiano vagante, il pugliese Fitto, che
propone, bontà sua, una grande riforma culturale nel sud, prima che
legislativa e costituzionale, si dovrebbe in primis rivolgere  alle
migliaia di cordate, che nel nome della democrazia rappresentativa e
gestionale divorano le risorse ai vari livelli. Costituendo queste sì la
vera mafia che si pasce  di pubblico denaro, a scapito delle popolazioni
che dicono di volere rappresentare. Quindi questa immane panzana della
necessità di autocatarsi, da parte dei protagonisti responsabili, caro
Fitto, lascia il tempo che trova in questa estate piovosa al nord e
siccitosa al sud!
Si soffermi per un attimo a considerare il tribalismo imperante nelle
amministrazioni locali da parte degli uomini dei partiti. E si studi
piuttosto la genesi antistatalista al nord, che trae la sua motivazione
da una non certo nuova ambizione di federalismo per centralizzare e dare
importanza  alle loro  periferie.  Convinti  come siamo che questo
nostro partito di cui andiamo parlando inverta radicalmente rotta, per
dare voce anche  alla periferia sud, quale effettiva, esaltante
dimensione di questo Stato.
    
 Dott. Roberto Pizzi

(per il SUD)

Coordinatore per la Calabria


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