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Mercoledì 22 Febbraio 2012  -  Cattedra di S. Pietro Cattedra di S. Pietro

Per il Sud

Politica Interna

Urgente necessità

La recente vicenda del federalismo municipale testimonia una volta di più la necessità e l'urgenza dell'aggregazione delle forze sane del Sud


E' sempre più importante il conseguimento di una efficace aggregazione tra società civile e forze politiche meridionaliste, un obiettivo da sempre auspicato dagli intelletti più elevati del nostro Mezzogiorno ma sinora rimasto nel nucleo delle belle intenzioni. Tale necessità risulta opportunamente rafforzata se solo torniamo a considerare quanto accaduto nei mesi scorsi, a proposito dell'approvazione del decreto sul federalismo municipale. Val bene riproporre questa vicenda, in quanto rappresenta una viva testimonianza di come la vecchia politica del Sud, che ha fatto tanto male con il suo individualismo esasperato e diabolicamente utilizzato dalle «signorie» del Nord, continui a pregiudicare un'azione comune che riunisca le vere forze attive dei nostri territori.

Risalendo a qualche mese addietro, ricordiamo come mercoledì 2 marzo, concludendo il suo iter alla Camera, un pezzetto della riforma voluta dalla Lega Nord, ovvero il glorificato federalismo municipale, diventava legge dello Stato, grazie all'ennesimo voto di fiducia posto dal Governo. Il via libera del provvedimento veniva ottenuto anche a seguito della non partecipazione al voto dei quattro deputati del movimento di Raffaele Lombardo, MPA, con una decisione che rompeva l'atteggiamento negativo tenuto fino ad allora dalle forze politiche che si riconoscevano nel Terzo Polo avverso il pseudo-federalismo leghista. Da tutti gli osservatori, infatti, la pretesa riforma fortissimemente voluta dalla Lega Nord viene ritenuta assolutamente penalizzante per il Mezzogiorno. Il perché di tale concorde opinione è qui illustrato.

Secondo i documenti disponibili quanto ai dati per calcolare miglioramenti e peggioramenti a seguito del federalismo municipale, il senatore Pd Marco Stradiotto, un esperto del ramo in quanto già sindaco di una cittadina veneta, ha dedotto con sicurezza che tra le prime 40 città che saranno avvantaggiate dal federalismo municipale e dove si pagheranno meno tasse non figurerà alcuna città meridionale. Ma non solo, perché gli studi operati dalla solita CGIA di Mestre si spingono fino ad assegnare a Napoli la maglia nera di città dove il feredalismo appesantirà di più il carico fiscale per ciascun cittadino. Mentre, all'opposto, il fisco più leggero risulterà quello dei milanesi: come volevasi dimostrare, direbbe qualcuno...

L'Associazione degli artigiani di Mestre, in realtà, scende più nei dettagli, evidenziando come i Comuni capoluogo di Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, se tutto va bene, vedranno tagliarsi entrate per 557 milioni di euro, mentre al contrario, nell'ipotesi più negativa, il salasso potrebbe sfiorare il miliardo di euro.

A trarre beneficio dal federalismo municipale, come accennato, saranno invece i sindaci del Nord: Milano, come appena detto, sarà il Comune più premiato con un incremento in termini pro-capite per cittadino di 211 euro, quindi complessivamente 276 milioni in più. Segue Monza, con più di 201 euro pro-capite, quindi Parma con 144, Imperia con 141...

Il famoso Fondo sperimentale di riequilibrio, previsto dalla riforma per fronteggiare la situazione in attesa della piena applicazione della legge n.42 con il suo fondo di perequazione (sempre che si arrivi a questa applicazione...), ha un contenuto limitato e non riuscirà a garantire i servizi ai cittadini, poiché non copre tutta la quota sottratta ai Comuni. Lo sostiene il sindaco di Potenza, Nicola Santarsiero, altresì responsabile della sezione meridionale dell'ANCI, il quale, in occasione del voto del 2 marzo, aveva invitato a fare fronte comune contro il decreto.

Ebbene, pur sapendo tutto questo, MPA, nonostante il suo propagandato meridionalismo, ha deciso ugualmente di dare una spintarella al Federalismo municipale...ma non gratis, tutt'altro. Ciò è avvenuto in cambio dell'ottenuta applicazione degli articoli 37 e 38 dello Statuto siciliano (ricordiamo che la Sicilia è una regione a Statuto speciale). Orbene, se l'art.38 dello Statuto prevede il versamento annuale nelle casse della Regione da parte dello Stato «a titolo di solidarietà nazionale» di una somma da impiegarsi nella esecuzione di lavori pubblici, l'art.37 è invece quello che ciascuno dei governatori del Mezzogiorno vorrebbe fosse applicato alla propria regione, così come richiesto da tempo al tavolo della Conferenza Stato-Regioni. Infatti, tale articolo stabilisce che le imposte delle imprese con sede legale fuori del territorio della Sicilia, ma che in essa hanno stabilimenti e impianti, debbano attribuirsi alla stessa Regione. Quindi, ad esempio, la Fiat, che ha sede legale a Torino, dovrebbe pagare le tasse sul luogo dove insistono gli stabilimenti di Melfi e Pomigliano, come pure Enel ed Eni, che hanno centrali e raffinerie dappertutto nel Mezzogiorno, ovvero l'Ilva, che ha l'acciaieria più grande d'Europa a Taranto...per parlare solo delle aziende più note. Alle quali, infatti, potrebbero aggiungersi tante altre industrie come Granarolo, Barilla, Magneti Marelli, Alenia, per arrivare naturalmente alle grandi catene di supermercati e ipermercati.

Per adesso, invece, solo la Sicilia potrà usufruire del privilegio in questione, grazie allo scambio della non partecipazione al voto sul federalismo municipale dei quattro deputati di MPA di Raffaele Lombardo. Quest'ultimo, perciò, invece di pretendere l'applicazione del «vero» federalismo fiscale per tutto il Mezzogiorno, ha dato il suo avallo a un'operazione di accertata dannosità per i Comuni del Sud, pur di ottenere il segnalato contentino personale e di stretta territorialità, da esibire agli elettori.

Un tale comportamento, di matrice prettamente egoistica e particolaristica, operato da un esponente della vecchia classe politica meridionale oggi trasformatosi camaleonticamente in difensore delle ragioni del Sud, testimonia per l'ennesima volta come sia indispensabile proseguire fino a giungere ad una solida aggregazione di tutte le forze meridionaliste più sane. E' necessario abbandonare alla meschinità e alla povertà morale i vecchi politicanti dei nostri territori, ma, soprattutto, porre termine all'antica pratica del divide et impera, che ha consentito alle forze peggiori del Nord di manipolare i politici del Sud e soggiogare per centocinquant'anni le popolazioni meridionali.
F. A. Schiraldi (partito "per il SUD")


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