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<title>Partito Politico "per il SUD"</title>
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<copyright>Copyright 2009 - Partito Politico "per il SUD"</copyright>
<lastBuildDate>Tue, 06 Jan 2009 00:21:52 +0100</lastBuildDate>
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<title>Gaeta resiste Ancora!</title>
<description><![CDATA[&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilbottonedargento.it/public/gaeta_fortezza7.jpg&quot;&gt;&lt;img height=&quot;250&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;266&quot; align=&quot;textTop&quot; src=&quot;/files/image/gaeta_fortezza7.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Il Sud chiede il risarcimento danni a casa Savoia per i crimini di guerra commessi durante le guerra del 1860-61? Ebbene s&amp;igrave;, sta accadendo proprio questo. Il Consiglio Comunale della citt&amp;agrave; di Gaeta lo scorso 6 Dicembre, promotore dell&amp;rsquo;iniziativa l&amp;rsquo;Assessore comunale Antonio Ciano, persona che tutti noi conosciamo ed ammiriamo per il suo lungo lavoro di recupero delle verit&amp;agrave; storiche legate alla conquista del SUD da parte dei Savoia nel 1860/61, ha approvato la delibera per richiedere i danni di guerra subiti dalla citt&amp;agrave; durante l&amp;rsquo;assedio del 1860-61.&lt;br /&gt;
Gaeta li ha chiesti alla famiglia Savoia e l&amp;rsquo;importo si aggira intorno ai 220 milioni di euro, corrispondenti a 2 milioni di lire dell&amp;rsquo;epoca.&lt;br /&gt;
Il primo cittadino di Gaeta Antonio Raimondi motiva cos&amp;igrave; la richiesta: &amp;quot;La caduta di Gaeta, avvenuta il 13 febbraio 1861, &amp;egrave; l&amp;rsquo;emblema della situazione del Sud Italia, quella data segna la nascita della Questione Meridionale che dura ancora oggi. Gaeta ha pagato un prezzo altissimo per essere stata la Fedelissima del Regno delle Due Sicilie. Nel novembre 1860 la citt&amp;agrave; ha subito una guerra non dichiarata che ha causato grandissimi danni, come si pu&amp;ograve; leggere nelle cronache dell&amp;rsquo;epoca e nei documenti ufficiali del decurionato. Non si tratta di nostalgie borboniche, ma di un atto di giustizia storica. I danni del 1861, quantificati all&amp;rsquo;epoca in 2 milioni di lire, corrispondono a circa 220 milioni di euro, chiediamo questa cifra per rendere giustizia alle tante vittime civili e militari, per dare seguito alle medesime richieste dei nostri amministratori indirizzate al Parlamento tra il 1861 e il 1914 e per dare a Gaeta quello sviluppo che non ha mai potuto avere a causa dell&amp;rsquo;indisponibilit&amp;agrave; dei suoi beni e del suo territorio&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Casa Savoia naturalmente, replicando in perfetto stile omonimo, giudica demenziale la richiesta dell&amp;rsquo;assessore, poich&amp;eacute; l&amp;rsquo;assedio non fu di casa Savoia, ma dello Stato italiano.&lt;br /&gt;
In effetti l&amp;rsquo;erede del re &amp;ldquo;galantuomo&amp;rdquo; non avrebbe tutti i torti poich&amp;eacute; l&amp;rsquo;assedio di Gaeta fu successivo alla data di celebrazione del &amp;ldquo;falso plebiscito&amp;rdquo; del 21 Ottobre 1860, pertanto ad assediare i nostri soldati asserragliati a Gaeta non vi era pi&amp;ugrave; l&amp;rsquo;esercito sardo al comando del Gen. Cialdini, bens&amp;igrave; l&amp;rsquo;esercito sardo autorizzato dai risultati del plediscito, per quanto essi fossero discutibili e sicuramente falsi a detta proprio di insigni ed indipendenti osservatori stranieri tra cui ci preme ricordare proprio l&amp;rsquo;ammiraglio di Sua Maest&amp;agrave; Britannica, George Rodney Mundy, che protesse militarmente Garibaldi da Marsala a Napoli, su ordine perentorio del Foreign Office. &lt;br /&gt;
Si dovrebbe quindi disquisire ancora oggi nelle opportune sedi internazionali sulla legittimit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;azione militare sabauda in quanto a livello internazionale Francesco II era a tutti gli effetti ancora il riconosciuto sovrano delle Due Sicilie, n&amp;eacute; mai egli abdic&amp;ograve; i suoi Diritti.&lt;br /&gt;
Acqua passata, qualcuno dir&amp;agrave;. Eppure se ancora oggi noi ne parliamo dopo ben 148 anni beh&amp;hellip;una ragone dovr&amp;agrave; pur esserci!&lt;br /&gt;
Noi non sappiamo come la vicenda giudiziaria finir&amp;agrave; e quando finir&amp;agrave;, ma sta di fatto che il 6 Dicembre 2008 sar&amp;agrave; ricordato come il giorno del cambiamento, poich&amp;eacute; &amp;egrave; avvenuta una svolta, Gaeta, che rappresent&amp;ograve; l&amp;rsquo;estremo legittimo baluardo della difesa di uno Stato Autonomo ed Indipendente che ieri si chiamava Due Sicilie e oggi in qualit&amp;agrave; di appendice d&amp;rsquo;Italia &amp;ldquo;Sud&amp;rdquo;, &amp;ldquo;Mezzogiorno&amp;rdquo; o &amp;ldquo;Meridione&amp;rdquo;,&amp;nbsp; chiede ufficialmente giustizia per i torti subiti.&lt;br /&gt;
Speriamo che Antonio Ciano e il Sindaco Antonio Raimondi riescano nell&amp;rsquo;impresa di risarcimento. E se proprio non si vedranno denari poco importa, ma almeno che siano i giusti onori e riconoscimenti che facciano sentire ancora nei cuori dei meridionali sparsi nel mondo il sentimento di appartenenza ed il desiderio di lavorare insieme per il rinascimento del Sud.&lt;br /&gt;
Gaeta resiste ancora! E noi ti diciamo Resisti! Chiamaci a raccolta e saremo ancora sopra i tuoi spalti!&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Giovanni De Crescenzo - Domenico Iannantuoni&lt;/p&gt;]]></description>
<link>http://www.perilsud.net/articoli/gaeta_resiste_ancora.html</link>
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<category>Articoli</category>
<pubDate>2008-12-16</pubDate>
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<title>Morte programmata del SUD?</title>
<description><![CDATA[&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;img height=&quot;468&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;400&quot; src=&quot;/files/image/Morte programmata del SUD.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Recentemente Repubblica on-line ha pubblicato un interessante articolo (FUGA DAL MERIDIONE, 1/12/2008 .....Ad eccezione di Genova, secondo le previsioni del rapporto Cittalia dell'Anci le principali citt&amp;agrave; settentrionali registreranno nei prossimi 12 anni alti tassi di ripopolamento...2020, nuova fuga dal Meridione&amp;hellip;&lt;br /&gt;
E' assalto alle citt&amp;agrave; del Centro-Nord Oltre ad essere poli d'attrazione per i nuovi immigrati del Sud, a Bologna, Milano, Torino e Firenze si concentreranno gli stranieri pi&amp;ugrave; istruiti, e riprenderanno le nascite grazie ai migliori servizi sociali&amp;hellip; di ROSARIA AMATO)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo articolo, di cui sopra ho riportato uno stralcio, si prevede dunque, entro il 2020, una nuova e spaventosa ondata migratoria dalle citt&amp;agrave; del SUD Italia e precisamente da Napoli, Bari e Palermo&amp;hellip;neanche a dirlo tutte metropoli che nel 1861, anno della fondazione del nuovo Regno d&amp;rsquo;Italia, avevano, ciascuna di esse, un numero di abitanti di gran lunga superiore a quello che ha oggi Milano che era la citt&amp;agrave; pi&amp;ugrave; densamente abitata del NORD . &lt;br /&gt;
Addirittura Napoli da sola aveva una popolazione tripla (ca 500.000 residenti contro i 190.000 di Milano).&lt;br /&gt;
I guasti causati dall&amp;rsquo;unificazione piemontizzata e nordizzata si condensano proprio in queste semplici analisi demografiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Che fare?! &lt;br /&gt;
Il SUD, gi&amp;agrave; conquistato dai garibaldini e dai piemontesi in quei tempi ormai lontani, &amp;egrave; rimasto terra di conquista anche oggi checch&amp;egrave; se ne dica; gli tocca subire e solo sperare di non morire alimentando fin che pu&amp;ograve; la sempre pi&amp;ugrave; tenue speranza di un prossimo rinascimento nella poco probabile ipotesi che prima o poi si affacci, nell&amp;rsquo;agor&amp;agrave; politica, una nuova e pi&amp;ugrave; degna classe dirigente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma diciamocelo subito, molto pi&amp;ugrave; probabilmente sar&amp;agrave; un cataclisma socio-geopolitico di esterna provenienza a rimettere in marcia questa disgraziata parte d&amp;rsquo;Italia. &lt;br /&gt;
Forse gi&amp;agrave; il ben visibile fallimento del progetto industriale nordista sta catalizzando la reazione del SUD? Forse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ebbene nel citato articolo di Repubblica si azzardava l&amp;rsquo;ipotesi che Napoli, Bari e Palermo vedranno dimezzarsi la loro popolazione giovanile entro il 2020.&lt;br /&gt;
Inutile aggiungere che le mete predestinate di queste nuove masse di diseredati saranno Milano, Torino, Firenze, Bologna e forse qualche altro capoluogo padano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;articolo proponeva questo scenario con lo stesso stereotipo del passato e cio&amp;egrave; quello dell&amp;rsquo;ineluttabile destino del meridionale che, nato in luoghi e contesti incapaci di produrre lavoro, viene accolto per il &amp;ldquo;suo bene&amp;rdquo; ed il suo &amp;ldquo;futuro prospero&amp;rdquo; nelle pi&amp;ugrave; industriose e civilizzate citt&amp;agrave; del NORD.&lt;br /&gt;
Questa visione aulica &amp;egrave; aberrante ed anche stomachevole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La verit&amp;agrave; &amp;egrave; che il NORD federalista si &amp;egrave; accorto che il massiccio incremento di immigrati di origine islamica e/o est-europea ha minato in questi ultimi anni in modo pesantissimo gli equilibri sociali padani.&lt;br /&gt;
La difficile integrazione, ad esempio delle popolazioni di religione islamica, preoccupa molto le dirigenze nordiste poich&amp;egrave; esse sfuggono al controllo del &amp;ldquo;Sistema&amp;rdquo;. &lt;br /&gt;
Un po&amp;rsquo; come quella cinese, impongono il loro stile di vita piuttosto che integrarsi in quello occidentale; esse pretendono ed ottengono che i loro usi e costumi siano garantiti.&lt;br /&gt;
Gli egiziani, per esempio, hanno a Milano un notevole controllo della ristorazione di massa. &lt;br /&gt;
Hanno iniziato fin dagli anni ottanta a sostituire i nostri connazionali meridionali davanti ai forni delle pizzerie o al servizio al tavolo. &lt;br /&gt;
Poi con le loro &amp;ldquo;Banche di Fratellanza&amp;rdquo;, questi nuovi servitori della razza bianca dominante, hanno acquistato licenze e locali fino ad avere in mano porzioni smisurate di questo settore economico.&lt;br /&gt;
Similmente accadde ed accade nei settori dell&amp;rsquo;edilizia, dell&amp;rsquo;industria e dell&amp;rsquo;artigianato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&amp;rsquo; un&amp;rsquo;invasione, diciamo la verit&amp;agrave;.&amp;nbsp; Chi studier&amp;agrave; in futuro questo periodo storico, lo vedr&amp;agrave; sotto una prospettiva diversa e molto probabilmente gli dar&amp;agrave; il nome di &amp;ldquo;Terza Espansione dell&amp;rsquo;Islam&amp;rdquo; in Europa.&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;Italia, cio&amp;egrave; il NORD della penisola detto oggi con l&amp;rsquo;arrivo della Lega: &amp;ldquo;padania&amp;rdquo;,&amp;nbsp;giunge in ritardo rispetto alla Francia, all&amp;rsquo;Inghilterra, al Belgio ed agli altri Paesi europei.&lt;br /&gt;
Prendiamo ad esempio la Francia. Essa import&amp;ograve;, per sostenere il suo &amp;ldquo;boom economico&amp;rdquo; del secondo dopoguerra, ingenti masse di algerini o di neri provenienti dalle sue colonie.&lt;br /&gt;
Anche Inghilterra, Belgio ed altre fecero altrettanto. Anzi, dobbiamo doverosamente aggiungere che tra queste&amp;nbsp; popolazioni di migranti africani spiccavano per colore della pelle anche i nostri connazionali italiani, quasi tutti meridionali. &lt;br /&gt;
Gente attonita che non sapeva, n&amp;egrave; gli veniva detto, che i soldi del piano Marshall statunitense destinati all&amp;rsquo;Italia per la ricostruzione del secondo dopoguerra, venivano quasi tutti spesi nel Nord Italia e che tale debito veniva poi restituito all&amp;rsquo;America comprandone i suoi prodotti agricoli e, peggio, vendendogli il sudore dei nostri emigranti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ecco come croll&amp;ograve; l&amp;rsquo;agricoltura del SUD, ovvero quel poco che era rimasto dopo il suo generale disseccamento economico operato dal 1861 al 1945 dai fratelli d&amp;rsquo;Italia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Italia del Nord, quella dei fratelli, ebbe la possibilit&amp;agrave; di attingere risorse ingentissime dalla sua propria &amp;ldquo;colonia interna&amp;rdquo;, cio&amp;egrave; il meridione chiamato per scherno &amp;ldquo;Mezzogiorno&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
Furono, quelle degli anni 50, 60, 70, 80, migrazioni di portata biblica per non dire vere e proprie autodeportazioni, che taluni quantificano in oltre 12 milioni di individui.&lt;br /&gt;
I nuovi arrivi al Nord, cio&amp;egrave; in Italia, di &amp;ldquo;beduini nostrani&amp;rdquo; compreso lo scrivente (beduini italiani: famoso termine coniato dal Gen. Cialdini, uno dei pi&amp;ugrave; sanguinari massacratori delle inermi popolazioni del SUD durante la sua conquista e militarizzazione del 1860/70), se proprio non fu gradito ai settentrionali, almeno fu quasi indolore per il semplice fatto che gli usi e costumi dei meridionali riuscirono ad armonizzarsi con quelli dei padani in forza soprattutto della medesima confessione religiosa, quella cattolica, che li accomunava.&lt;br /&gt;
I matrimoni misti (tra meridionali e settentrionali), ostacolatissimi negli anni 50 e 60, diventarono quasi una consuetudine dai 70 ad oggi, generando cos&amp;igrave; una razza ibrida, forse quella vera italiana, che lo stupido Massimo d&amp;rsquo;Azeglio agognava fare con la bacchetta magica del risorgimento &amp;ldquo;fase seconda&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
Mi spiego meglio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il SUD, cio&amp;egrave; lo Stato delle Due Sicilie, fu conquistato militarmente nel 1860/61 e cos&amp;igrave; rimase soggiogato fino ad oggi ai voleri dei conquistatori. Pertanto la famosa frase del sopracitato patriota &amp;ldquo;Abbiamo fatto l&amp;rsquo;Italia, ora bisogna fare gli italiani&amp;rdquo; &amp;egrave; solo una beffa. Essa &amp;egrave; da intendersi invece come invito alla classe dominante del Nord a prendere le redini della &amp;ldquo;Vaporiera Italia&amp;rdquo;, facendo finta agli occhi del mondo di essere tutti fratelli, da Lampedusa a Lecco, ma sotto sotto, a trasformare gli assetti della nuova pseudo-nazione, in una egemonia economica tutta settentrionale. Egli era in buona compagnia a partire da Cavour per finire con i Savoia, ma per chi volesse approfondire l&amp;rsquo;argomento consiglierei di leggere i nomi dei proprietari della risorgimentale Banca Nazionale, oggi meglio conosciuta come Banca d&amp;rsquo;Italia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il giochetto non solo riusc&amp;igrave; bene, ma ancora oggi funziona al meglio, sicch&amp;egrave; la classe politica meridionale tutta subalterna a quella padana, non batte ciglio nel vedere spopolare tutto il meridione a favore del settentrione.&lt;br /&gt;
Spesso tale classe ascara si accontenta di &amp;ldquo;batter cassa&amp;rdquo;, solo qualche volta resta attonita o meravigliata di fronte all&amp;rsquo;impoverimento demografico delle proprie terre, rarissimamente urla la propria disperazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In tutto questo bisogna capire che l&amp;rsquo;Italia, volente o nolente, &amp;egrave; in progressivo fallimento.&lt;br /&gt;
Che dico, essa &amp;egrave; gi&amp;agrave; fallita!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;autoconsumo finanziario del NORD fagocita risorse immense che i leghisti dicono essere le loro, dei &amp;ldquo;lumbard&amp;rdquo;, insomma dei padani.&lt;br /&gt;
Ma cos&amp;igrave; non &amp;egrave;.&lt;br /&gt;
Nella sola Lombardia vivono, residenti da alcuni decenni, oltre quattro milioni di meridionali, quasi il 50% della sua popolazione. Da ci&amp;ograve; deriva che il PIL lombardo &amp;egrave; per il 50% del SUD. Chiamasi questo, reddito differito!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il trucco sta nel fatto che il cittadino meridionale residente al NORD &amp;egrave; comunque cittadino italiano ed&amp;nbsp; il suo reddito viene attribuito alla regione di residenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ben vengano allora nuove masse di meridionali a rimpinguare le gi&amp;agrave; ricche citt&amp;agrave; del Nord, meglio meridionali che islamici (nell'opinione generale), meglio meridionali che rumeni o albanesi (con qualche distinguo tra i&amp;nbsp; leghisti pi&amp;ugrave; estremisti) etc. etc. Insomma il colono sudista italico sta ritornando di moda e il marketing nordista &amp;egrave; gi&amp;agrave; al lavoro per creare le condizioni pi&amp;ugrave; favorevoli al loro sradicamento dal suolo natale. La campagna politica &amp;egrave; gi&amp;agrave; iniziata, ora, con&amp;nbsp;piccoli accorgimenti&amp;nbsp;legislativi&amp;nbsp;ed economici a favore del NORD la crisi nel SUD sar&amp;agrave; di entit&amp;agrave; tale che ...voil&amp;agrave; il gioco sar&amp;agrave; fatto. I nuovi&amp;nbsp;lavoratori meridionali verranno a loro spese in &amp;quot;padania&amp;quot; ( si autodeporteranno). Che dico a loro spese, saranno anche mantenuti e sostenuti dalle pensioni dei genitori che resteranno a vegliare le loro morenti citt&amp;agrave; di origine. Povere Napoli, Bari e Palermo...che triste destino vi aspetta!&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Detto ci&amp;ograve; e armati di questa chiave di lettura il federalismo ora propugnato dalla Lega, Pdl e &amp;ldquo;compagnia cantante&amp;rdquo;, &amp;egrave; sicuramente pi&amp;ugrave; equilibrato del nazionalismo colonizzatore e silente che ha reso il SUD meno dell&amp;rsquo;ombra di s&amp;egrave; stesso dal 1860 ad oggi.&lt;br /&gt;
Il federalismo infatti aprirebbe la porta se non al ritorno del capitale del SUD, derubato dal NORD, almeno all&amp;rsquo;arresto dell&amp;rsquo;emorragia &amp;ldquo;a gratis&amp;rdquo; delle risorse umane.&lt;br /&gt;
La Puglia, ad esempio, potrebbe richiedere al NORD almeno un contributo in termini di capitale ed un altro in termini di interesse, per ogni pugliese che fosse obbligato ad emigrare&amp;nbsp; per motivi di lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma anche questa sarebbe solo una magra soddisfazione e non risolverebbe il problema economico italiano che si incardina proprio sull&amp;rsquo;assetto dicotomico del suo tessuto produttivo tutto sbilanciato in settentrione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La vera soluzione del problema economico italiano risiede invece nell&amp;rsquo;estendere le capacit&amp;agrave; di guadagno su tutto il territorio nazionale attraverso lo sviluppo delle potenzialit&amp;agrave; produttive del SUD che, con i suoi 120.000 kmq di territorio, pu&amp;ograve; garantire un nuovo rapporto di forze con il sistema economico planetario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Speriamo dunque che nasca nel breve periodo una nuova classe dirigente meridionale e settentrionale ben pi&amp;ugrave; lungimirante e che, finalmente spogliata delle inadeguate e sleali dottrine risorgimentiste , sia in grado di iniziare una rivoluzione socio-economica che ci porti celermente verso questo importante obiettivo e che il SUD si&amp;nbsp;attrezzi&amp;nbsp;politicamente a respingere&amp;nbsp;questa ultima e tremenda offensiva nordista. Questa volta potrebbe veramente essergli fatale.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domenico Iannantuoni&lt;br /&gt;
(Presidente del Partito &amp;ldquo;per il SUD&amp;rdquo;)&lt;/p&gt;]]></description>
<link>http://www.perilsud.net/articoli/morte_programmata_del_sud.html</link>
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<category>Articoli</category>
<pubDate>2008-12-11</pubDate>
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<title>Chiaiano, Stato forte contro cittadino debole...</title>
<description><![CDATA[&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;strong&gt;CHIAIANO!&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;img height=&quot;234&quot; width=&quot;350&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;/files/image/chiaiano.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante il Presidente del Consiglio da un po&amp;rsquo; di mesi a questa parte non faccia altro che ripetere che l&amp;rsquo;Emergenza Rifiuti a Napoli &amp;egrave; stata risolta, sabato scorso si &amp;egrave; tenuto il &amp;ldquo;Jatevenne Day&amp;rdquo;, manifestazione organizzata dalla societ&amp;agrave; civile di Chiaiano che si oppone all&amp;rsquo;apertura dell&amp;rsquo;ennesima discarica all&amp;rsquo;interno della stessa area geografica. &lt;br /&gt;
Scopo della manifestazione, oltre a quello gi&amp;agrave; citato di opposizione all&amp;rsquo;apertura della nuova discarica, &amp;egrave; quello di porre una mano alle istituzioni per cercare soluzioni alternative per un problema che non riguarda solo la provincia napoletana, ma che si &amp;egrave; gi&amp;agrave; allargato&amp;nbsp; a dismisura ben oltre i confini citati. Alla manifestazione hanno partecipato, oltre alla popolazione locale, anche il primo cittadino di Marano ed alcuni Onorevoli Parlamentari della Repubblica Italiana.&lt;br /&gt;
Per impedire questa libera manifestazione di protesta, che proprio non &amp;egrave; piaciuta al Governo, &amp;egrave; stata impegnata una vera Task Force di agenti di polizia che con diverse centinaia di agenti in tenuta anti sommossa, 63 mezzi tra autovetture, svariate camionette e perfino un elicottero hanno tenuto sotto controllo i manifestanti. La forza pubblica per sedare la &amp;rdquo;sommossa popolare&amp;rdquo; ha operato prima due cariche di alleggerimento cui &amp;egrave; seguita una vera e propria carica violenta che ha coinvolto nello scontro, in modo indiscriminato, anziani e bambini presenti al corteo.&lt;br /&gt;
Nonostante i tafferugli di piazza, nonostante sia stata impedita una libera manifestazione dei cittadini, nonostante siano stati calpestati i principi della Costituzione della Repubblica Italiana, nonostante la mano tesa dei cittadini sia stata colpita dal manganello dello stato, nonostante tutto ci&amp;ograve;, i media nazionali non si sono soffermati su tale evento, segno inequivocabile che oggi come oggi, nel &amp;ldquo;bel paese&amp;rdquo;, l&amp;rsquo;informazione pubblica resta ancora qualcosa di astratto, qualcosa riservato soltanto a pochi.&lt;br /&gt;
Allora a questo punto noi di &amp;ldquo;per il SUD&amp;rdquo; ci chiediamo fino a che punto le popolazioni meridionali dovranno sopportare soprusi ed ingiustizie, fino a che punto il Sistema Italia dovr&amp;agrave; continuare a drenare risorse dal Sud per impedirne il fisiologico sviluppo, fino a che punto sar&amp;agrave; sostenibile questa situazione.&lt;br /&gt;
Riflettete cari signori del potere, poich&amp;eacute; la pazienza non sar&amp;agrave; mai eterna.&lt;br /&gt;
Alle popolazioni di Chiaiano va tutta la nostra solidariet&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Giovanni De Crescenzo&lt;br /&gt;
Partito &amp;ldquo;per il SUD&amp;rdquo;&lt;/p&gt;]]></description>
<link>http://www.perilsud.net/articoli/chiaiano,_stato_forte_contro_cittadino_debole.html</link>
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<category>Articoli</category>
<pubDate>2008-09-30</pubDate>
</item>
<item>
<title>Il Partito </title>
<description><![CDATA[&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Partito per il Sud&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;( pubblicato sulla testata on line &lt;a href=&quot;http://www.testatealmuro.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;font color=&quot;#0000ff&quot;&gt;www.testatealmuro.it&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Intervista di &lt;strong&gt;Sabrina Barbante&lt;/strong&gt; &amp;nbsp;a &lt;strong&gt;Pasquale Farina&lt;/strong&gt;, Consigliere nazionale di &amp;quot;&lt;strong&gt;per il SUD&lt;/strong&gt;&amp;quot;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 7 settembre si &amp;egrave; tenuto a Bari il primo congresso nazionale del &lt;strong&gt;Partito per il Sud&lt;/strong&gt;, una delle nascenti forze meridionaliste italiane, con svariati circoli sul territorio nazionale. In questa occasione, oltre a definire le linee guida del partito, sono stati eletti tutti gli organi direttivi dello stesso e riconfermato ad unanimit&amp;agrave; &lt;strong&gt;Domenico Iannantuoni&lt;/strong&gt; quale presidente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La linee guida che muovono il partito sono elencate sul sito &lt;a href=&quot;http://www.perilsud.net&quot;&gt;www.perilsud.net&lt;/a&gt; e trattandosi di un insieme di presupposti concettuali - sui quali si muoveranno probabilmente le scelte politiche del gruppo - vi si possono leggere punti molto concreti cos&amp;igrave; come altri relativamente astratti.&lt;br /&gt;
Abbiamo l&amp;rsquo;opportunit&amp;agrave; di chiarire e indagare su alcuni di questi punti con &lt;strong&gt;Pasquale Farina&lt;/strong&gt;, neo consigliere nazionale e membro della direzione politica del partito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quella del Partito per il Sud &amp;egrave; una carta di proposte considerevoli, che per&amp;ograve; paiono tutt&amp;rsquo;altro che localiste; viene spesso citato&amp;nbsp; l&amp;rsquo;interesse nazionale e ancora pi&amp;ugrave; spesso europeo. Ma allora perch&amp;egrave; creare un PARTITO PER IL SUD?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fatto che si faccia riferimento alle garanzie costituzionali sia Italiane che Europee &amp;egrave; logico, in quanto, sino a prova contraria, le regioni del Sud Italia fanno parte dello stato Italiano e dell&amp;rsquo;Europa. Pertanto, sino a quando sar&amp;agrave; cos&amp;igrave;, non vedo perch&amp;eacute;, per queste regioni, non debbano valere le stesse garanzie e gli stessi diritti (e chiaramente gli stessi doveri). E questo &amp;egrave; evidente che oggi non avviene. L&amp;rsquo;opportunit&amp;agrave; di avere un Partito per il Sud, invece, &amp;egrave; diversa cosa. Sono costretto a rispondere con un&amp;rsquo;altra domanda: perch&amp;eacute; non crearlo? In Italia &lt;strong&gt;i meridionali sono 20 milioni al sud e 18 milioni al centro-nord&lt;/strong&gt;, dunque &lt;strong&gt;pi&amp;ugrave; del 65% della popolazione&lt;/strong&gt; e non mi sembra di vedere in giro un soggetto politico che difenda gli interessi delle regioni e delle popolazioni meridionali. Salvo tutta la demagogia, fatta da ogni partito, che per anni abbiamo ascoltato sulla questione meridionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Secondo voi vi sono, nel Sud Italia, dei contesti nei quali molti diritti e principi costituzionali non vengono attuati? Si tratta di un mero fatto di &amp;quot;incompetenza&amp;quot; della classe dirigente o ci sono altri motivi a questa apparente immobilit&amp;agrave;?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Andando a studiare la storia (anche quella ufficiale) si pu&amp;ograve; apprendere che per tutti i primi anni dell&amp;rsquo;unit&amp;agrave; d&amp;rsquo;Italia nel Sud sono state applicate le famose &amp;quot;leggi speciali&amp;quot; che non erano altro che delle deroghe alle leggi costituzionali per combattere il cosiddetto &amp;quot;brigantaggio&amp;quot;. Siccome in verit&amp;agrave; si trattava di una vera e propria guerra di resistenza contro l&amp;rsquo;invasore Piemontese e non di semplici episodi di delinquenza, come ci hanno fatto credere, non si poteva combattere questo fenomeno tenendo fermi i principi costituzionali, perch&amp;eacute; troppo garantisti. Mi &amp;egrave; sembrato di sentire le parole &amp;quot;leggi speciali&amp;quot; anche nel caso dell&amp;rsquo;immondizia a Napoli.&lt;br /&gt;
Ora sinceramente se per 20 anni permetti alla camorra di scaricare tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi (provenienti in buona parte dalle aziende del Nord) e non c&amp;rsquo;&amp;egrave; nemmeno un solo carabiniere, vigile o finanziere che si accorga di questi camion (che non sono proprio invisibili) per poi mandare gi&amp;ugrave; l&amp;rsquo;esercito non appena la popolazione locale ha un moto di ribellione, si ha l&amp;rsquo;idea che i diritti costituzionali Italiani non valgano allo stesso modo a Milano e a Napoli. Sinceramente mi sembrano pi&amp;ugrave; scene viste e riviste nell&amp;rsquo;800. Se il Generale Cialdini e Garibaldi non fossero morti, avrebbero mandato loro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quali sono le vostre posizioni sul tema dibattuto del federalismo fiscale?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo &amp;egrave; un tema complesso ed &amp;egrave; chiaramente prematuro affrontarlo adesso, in quanto non ci sono ancora notizie certe su come questo si attuer&amp;agrave;. Anche perch&amp;eacute; questa &amp;egrave; un&amp;rsquo;altra cosa che si sta facendo a porte chiuse in casa Nord. Poi quando l&amp;rsquo;avranno confezionato lo comunicheranno anche a noi cittadini secondari del Sud. Se non ci andr&amp;agrave; bene manderanno ancora l&amp;rsquo;esercito, perch&amp;eacute; noi siamo un po&amp;rsquo; incivili.&lt;br /&gt;
Quello che penso &amp;egrave; che bisognerebbe sedersi tutti al tavolo delle trattative e, come dicevo prima, il Sud non ha nessuno che possa farlo, perch&amp;eacute; in 150 anni hanno annullato qualsiasi rappresentanza diretta del Sud Italia. La situazione &amp;egrave; molto semplice: &amp;egrave; come se io prima le bagnassi il capannone dove conserva il suo grano dolosamente, poi le dicessi di portare il suo grano nel mio capannone che &amp;egrave; pi&amp;ugrave; asciutto ed alla fine, quando tutto il suo grano &amp;egrave; da me, facessi una legge per cui il grano &amp;egrave; di chi lo conserva nel proprio capannone. Prima dell&amp;rsquo;unit&amp;agrave; d&amp;rsquo;Italia lo stato del Sud era il terzo stato europeo per quanto riguarda l&amp;rsquo;economia e l&amp;rsquo;industria. Ci hanno prima conquistato con la violenza, poi ci hanno distrutto tutto il potenziale industriale e ci hanno fatto andare al nord a lavorare a basso costo ed alla fine, quando non c&amp;rsquo;&amp;egrave; pi&amp;ugrave; niente da drenare, ognuno si tiene il suo. &lt;br /&gt;
Io sono spiacente per gli amici del nord (che stimo) se la loro classe dirigente &amp;egrave; talmente incapace (per non dire disonesta) che nemmeno sfruttando questo serbatoio di manodopera &amp;egrave; riuscita a far decollare il paese - visto che &lt;strong&gt;siamo tra i paesi con maggiore pressione fiscale e con il debito pubblico pi&amp;ugrave; alto in Europa&lt;/strong&gt; - ma noi non ci possiamo fare niente.&lt;br /&gt;
Noi vogliamo il federalismo ma vogliamo decidere le regole di questo. Le leggi che vanno bene per il nord (che &amp;egrave; pieno di aziende) per noi sarebbero il colpo mortale.&lt;br /&gt;
Che si promuova lo sviluppo di un sistema bancario radicato nel sud, che reinvesta nel sud e che operi in collaborazione e non in subordinazione con il sistema bancario nazionale ed internazionale privilegiando nei tassi e nei finanziamenti coloro che investono nella aree del Mezzogiorno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa proposta potrebbe ricordare a molti l&amp;rsquo;esperienza fallimentare della &lt;font color=&quot;#ff0000&quot;&gt;Cassa del Mezzogiorno&lt;/font&gt;. In cosa le vostre proposte si diversificheranno dagli esperimenti passati per incentivare gli investimenti al sud?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molto semplicemente, anche se non conosco bene il meccanismo della cassa del mezzogiorno, posso dire che ogni sistema incentivante che avr&amp;agrave; strutture centraliste non sar&amp;agrave; mai produttivo. L&amp;rsquo;economia del sud deve essere fatta dal sud. Basta dare un&amp;rsquo;occhiata a tutti i centri di potere in Italia, specialmente al sistema bancario e poi cercare di trovare un&amp;rsquo;ambito in cui il sud detiene il suo spicchio di potere. Mi dica quale grande gruppo bancario nazionale &amp;egrave; retto a capitale meridionale, o presenta organi manageriali meridionali. Il PRC ha rischiato di avere alla guida un pugliese, anche molto in gamba (Nicky Vendola, ndr). Alla fine &amp;egrave; intervenuto addirittura Bertinotti ed eccoti &lt;font color=&quot;#ff0000&quot;&gt;Ferrero&lt;/font&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;In cosa &amp;egrave; stata fallimentare la politica dei passati anni relativamente alla &amp;quot;questione meridionale&amp;quot;, e soprattutto, esiste ancora una &amp;quot;questione meridionale&amp;quot;?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Intanto bisogna chiarire che la questione meridionale, prima dell&amp;rsquo;unit&amp;agrave; d&amp;rsquo;Italia, non esisteva. Non esisteva l&amp;rsquo;emigrazione e quel poco che c&amp;rsquo;era era da nord a sud. &lt;br /&gt;
Questa &amp;egrave; nata dopo il 1861, ed &amp;egrave;&amp;nbsp; diventata una &amp;quot;questione&amp;quot; semplicemente perch&amp;eacute; questi beduini incivili del sud, che prima godevano di un&amp;rsquo;economia fiorente (se pur parametrata al 1860), non si sono mai voluti adeguare alle leggi dei salvatori piemontesi che in soli 20 anni gli hanno chiuso tutte le fabbriche, venduto i terreni, e li hanno ammazzati di tasse (che prima appena conoscevano). Cio&amp;egrave; il sud non &amp;egrave; mai stato grato al nord per averlo salvato. E quindi &amp;quot;l&amp;rsquo;&amp;egrave; un brutta roba!&amp;quot;&lt;br /&gt;
Invito tutti ad andare a vedere veramente cos&amp;rsquo;era il sud ed il Regno delle Due Sicilie e poi si potr&amp;agrave; comprendere quello che dico. &lt;br /&gt;
In merito alle politiche, in realt&amp;agrave;, non sono state fallimentari ma semplicemente non ci sono state. Eccetto qualche rara eccezione, vedi &lt;strong&gt;Aldo Moro&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Francesco Saverio Nitti&lt;/strong&gt; e, ahim&amp;egrave;, &lt;strong&gt;Benito Mussolini&lt;/strong&gt; - anche se con scopi direi discutibili - nessuna classe politica ha mai voluto che il sud avesse il diritto di competere nella sfida economica nazionale ed internazionale, come invece aveva fatto prima ed anche con grandissime vittorie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;/p&gt;]]></description>
<link>http://www.perilsud.net/articoli/il_partito_per_il_sud.html</link>
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<category>Articoli</category>
<pubDate>2008-09-23</pubDate>
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<title>E' noioso essere sempre uguali</title>
<description><![CDATA[&lt;p&gt;Si riporta un interessante articolo del Dott. Paolo Majolino, filosofo e noto esperto di memetica, da sempre vicino al progetto di &amp;quot;per il SUD&amp;quot;. Questi pensieri che egli ha riassunto nel titolo &amp;quot;E' noioso essere sempre uguali&amp;quot; si raccordano mirabilmente alle nostre IdeeForza....&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ringraziamo il Dottt. Paolo Majolino per questo prezioso contributo,&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domenico Iannantuoni&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img height=&quot;300&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;400&quot; src=&quot;/files/image/assassinato_per_noia(2).jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La creazione dei Partiti &amp;ldquo;il Popolo della Libert&amp;agrave;&amp;rdquo; e &amp;ldquo;Partito Democratico&amp;rdquo; ha innestato un fiume di parole volte al solo aspetto di coalizione politica e non su quello che dovrebbe essere il progetto formativo alla base degli stessi, ed allora e come d&amp;rsquo;abitudine, intendo discorrere d&amp;rsquo;altro, laddove ci&amp;ograve; &amp;egrave; una prospettiva di visione concreta di un futuro programmabile nel solo interesse dei Cittadini, veri ed unici sovrani di ogni Nazione.&lt;br /&gt;
Per risvegliare i meccanismi di sopravvivenza dei Partiti occorre creare non solo situazioni ma anche suggestioni che sviluppino i valori di gruppo.&lt;br /&gt;
Come il sistema di induzione porta ogni cellula a comportarsi in modo adatto al mantenimento dell&amp;rsquo;insieme della struttura, cos&amp;igrave; necessita innestare meccanismi psicologici giusti per sviluppare la socialit&amp;agrave; d&amp;rsquo;intenti politici. &lt;br /&gt;
E&amp;rsquo; un obiettivo pu&amp;ograve; raggiungersi per il tramite di un amalgama di forte colorazione ideologica, comportando ci&amp;ograve; la realizzazione di un modello chiuso, dogmatico, nel mentre allo scopo ambito si presta meglio uno modello aperto che riesce a dare un senso corale all&amp;rsquo;azione collettiva: in tal modo ci&amp;ograve; porta rapidamente a far identificare l&amp;rsquo;individuo nel Partito.&lt;br /&gt;
Sotto la spinta delle giuste argomentazioni e motivazioni e prospettando l&amp;rsquo;orizzonte luminoso a cui si tende, si giunger&amp;agrave; al &amp;ldquo;partito alveare&amp;rdquo; che, invero, comporta ed in special modo nelle prime fasi, ad essere incapace di creare al proprio interno gli &amp;ldquo;anticorpi culturali e politici&amp;rdquo; adatti a correggere in progress gli errori di rotta; mancando tali anticorpi si assister&amp;agrave; ad un modello incapace di accogliere le mutazioni intellettuali che garantiscono la continua diversificazione e quindi la possibilit&amp;agrave; del miglior adattamento. &lt;br /&gt;
Ecco perch&amp;eacute; puntare, ab origine, al modello aperto che istituzionalmente accoglie il dissenso e lo rende un attrezzo politico essenziale; in tale modello trova difficolt&amp;agrave; il crearsi un clima individualista e prevale un&amp;rsquo;autentica solidariet&amp;agrave; collettiva. &lt;br /&gt;
Non insistono alternative, il modello aperto &amp;egrave; condannato a riuscire, oppure &amp;egrave; destinato ad implodere nel modello chiuso, che si arrocca e si isola nelle sue posizioni e che, col tempo, saranno sclerotizzate rendendo tale modello avulso dal contesto sociale e politico dei tempi correnti.&lt;br /&gt;
La societ&amp;agrave;, definita moderna, ha permesso uno sviluppo economico, educativo e sociale che, diffondendo i saperi, tende verso quelle parit&amp;agrave; che chiamiamo uguaglianza, democrazia e giustizia. &lt;br /&gt;
In serenit&amp;agrave; e giustezza, acch&amp;egrave; tali uguaglianze siano concrete e quindi funzionino, occorre esigere che siano rispettate le regole e per ottenere ci&amp;ograve; &amp;egrave; imperativo che siano sviluppati al massimo i principi suscettibili di aumentare la coesione e la solidariet&amp;agrave; di gruppo, qui inteso non partitico ma della societ&amp;agrave; collegiale. &lt;br /&gt;
Per il successo di una tale iniziativa, serve porsi come obiettivo primario la pi&amp;ugrave; larga diffusione nel tessuto sociale di quei valori capaci di assicurare la sopravvivenza del modello partitico aperto e, conseguentemente, agire per il tramite dell&amp;rsquo;educazione, della famiglia, della scuola e dell&amp;rsquo;informazione.&lt;br /&gt;
Valori non negoziabili quali il rispetto dei diritti altrui, la lealt&amp;agrave;, la tolleranza, la comprensione, la non accettazione dei soprusi, il coraggio civile, l&amp;rsquo;abitudine a mettersi nei panni dell&amp;rsquo;altro, l&amp;rsquo;apertura mentale, sono necessari ed indispensabili per una societ&amp;agrave; che voglia sopravvivere al modello chiuso ed anche alla societ&amp;agrave; di egoismi, modello imperante a far tempo dagli anni &amp;rsquo;70.&lt;br /&gt;
Non entro qui nello specifico merito di tale ultima considerazione, invero &amp;egrave; incontestabile come sia nella scuola che nell&amp;rsquo;ambito familiare non &amp;egrave; faro questa prospettiva; &amp;nbsp;in particolare se la scuola istruisce e non educa, se nulla &amp;egrave; fatto nel campo dell&amp;rsquo;educazione civile, nella formazione del carattere e del rispetto del prossimo e di se stessi, come possiamo pretendere di avere un futuro di Cittadini collaborativi del senso di giustizia sociale: unico collante capace di farci vivere in una civilt&amp;agrave; degna di definirsi tale.&lt;br /&gt;
In passato l&amp;rsquo;esistenza dell&amp;rsquo;uguaglianza politica &amp;egrave; stata una premessa fondamentale della democrazia ed invero, tranne che negli ultimi anni, i Cittadini non hanno raccolto appieno il rapporto ed il senso di ci&amp;ograve;, inteso come potenzialit&amp;agrave; di distribuzione delle risorse che si riceve in dote e pu&amp;ograve; utilizzarsi per influenzare le decisioni della comunit&amp;agrave; sociale e politica.&lt;br /&gt;
Accade che per la gran parte degli ideali, in special modo per quello democratico, insistono aspetti di fondo della natura umana e della societ&amp;agrave; che si frappongono ed impediscono di raggiungere la completa uguaglianza politica.&lt;br /&gt;
A far tempo dalla fine del XVIII secolo democrazia ed uguaglianza politica hanno fatto progressi ed in tutto il mondo, occorre allora indagare come il mutamento sia stato possibile e quali qualit&amp;agrave; umane hanno spinto all&amp;rsquo;azione in tal senso; ovviamente azioni che hanno favorito e favoriscono l&amp;rsquo;uguaglianza politica. &lt;br /&gt;
Storicamente e sociologicamente possiamo affermare che queste azioni hanno agito in secoli sempre diversi da quelli precedenti e pertanto l&amp;rsquo;oggetto di attenzione ed indagine si sposta su quale accoglienza possa ricevere l&amp;rsquo;uguaglianza politica nel secolo in corso e, nel caso di specie di nostro interesse, quale uguaglianza politica in Italia hanno innescato i recentissimi orientamenti politici tendenti, prima giunta, ad una apparente semplificazione partitica.&lt;br /&gt;
La risposta non pu&amp;ograve; che essere incerta, proponendosi due scenari uno pessimistico ed un altro promettente. &lt;br /&gt;
Ho di gi&amp;agrave; ipotizzato i &amp;ldquo;partiti alveari&amp;rdquo;, due modelli di sistema riferiti, mutuando il termine dall&amp;rsquo;economia politica, ad una visione &amp;ldquo;micropolitica&amp;rdquo; perch&amp;eacute; afferente alla composizione stessa dei Partiti in due possibili modelli: chiuso ed aperto. &lt;br /&gt;
Per gli scenari la visione &amp;egrave; &amp;ldquo;macropolitica&amp;rdquo;, vale quindi per la collegialit&amp;agrave; partitica creantesi e, conseguentemente, per la societ&amp;agrave; tutta. &lt;br /&gt;
I due scenari, ribadisco non modelli partitici, sono radicalmente diversi e ciascuno molto probabile.&lt;br /&gt;
Nello scenario pessimistico i veri poteri forti internazionali, oltre che quelli interni collegati agli stessi, spingono verso un irreversibile apparato scenico di disuguaglianza politica, che pregiudicherebbe finanche le attuali istituzioni democratiche, rendendo gli ideali della democrazia e dell&amp;rsquo;uguaglianza politica irrilevanti, lasciando solo una facciata di &amp;ldquo;stile&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;
Nello scenario definibile promettente sar&amp;agrave; il moto naturale e potente dell&amp;rsquo;animo umano, col suo desiderio di benessere tendente alla felicit&amp;agrave;, a favorire il cambiamento culturale: base e premessa di quella consapevolezza sempre pi&amp;ugrave; diffusa che la cultura dominante del consumismo competitivo non facilita, laddove e per converso &amp;egrave; ambita una cultura della cittadinanza che incoraggi il raggiungimento di una maggiore uguaglianza politica, chiarendo ed in via di sintesi, che qui intendendo per questa non solo una effettiva partecipazione alle scelte di gestione politica, ma anche e soprattutto quale collante per una societ&amp;agrave; dove chiunque possa vedere nell&amp;rsquo;altro un Cittadino dietro al quale insiste una Persona con i suoi bisogni particolari e non viceversa.&lt;br /&gt;
Un esempio di questo cambiamento &amp;egrave; dato dal noto direttore del quotidiano &amp;ldquo;il Foglio&amp;rdquo; Giuliano Ferrara; quasi aggredito e definito voltagabbana ed altro perch&amp;eacute; novello &amp;ldquo;don chisciotte&amp;rdquo; assurtosi a paladino della vita.&lt;br /&gt;
Ho gi&amp;agrave; scritto, in pi&amp;ugrave; occasioni, che pi&amp;ugrave; che interessarci del diritto alla morte &amp;egrave; imperativo preoccuparci del diritto alla vita. &lt;br /&gt;
Ho apprezzato lo stato d&amp;rsquo;animo con cui Ferrara ha approcciato una tematica delicata che, negli ultimi decenni, &amp;egrave; stata ideologicamente strumentalizzata da una faziosa sinistra radicale.&lt;br /&gt;
Ho apprezzato il confessarsi &amp;ldquo;mascalzone&amp;rdquo; e per ben tre volte; fatti i doverosi distingui, per una che ha la storia ed il percorso di Ferrara &amp;egrave; stato un gesto assimilabile a quello che Papa Giovanni Paolo II fece allorquando chiese scusa alle donne per tutti i disagi che la Chiesa aveva loro provocato nei secoli scorsi.&lt;br /&gt;
Questo messaggio del Papa non ha avuto la rilevanza teologica che meritava, forse per scelta: auspico, per converso, che si apra un dibattito in tal senso per togliere becere argomentazioni stereotipate che la sinistra ostenta e rinfaccia allorquando deve parlar male della Chiesa. &lt;br /&gt;
Argomento questo perch&amp;eacute; &amp;egrave; fondamento della dottrina della Chiesa l&amp;rsquo;infallibilit&amp;agrave; del Papa e Giovanni Paolo II ha, con tutte le tutele del caso ma con coraggio (non a caso la frase che pi&amp;ugrave; si ricorda di lui &amp;egrave; &amp;ldquo;Non abbiate paura&amp;rdquo;) rotto una tradizione sclerotizzata, aprendo una vera possibilit&amp;agrave; di benefica catarsi: forse salvifica. &lt;br /&gt;
Sei stato un mascalzone Ferrara, invero nell&amp;rsquo;accettazione sincera dell&amp;rsquo;errore e nel perdono verso s&amp;egrave; stessi e verso quanti hanno subito per questa mascalzonata, insiste un percorso nuovo.&lt;br /&gt;
Quanto &amp;egrave; sano vivere ponendosi sempre in discussione; che possa essere di esempio una siffatta azione in una societ&amp;agrave; in cui atteggiamenti politici la stanno ideologicamente ghettizzando. &lt;br /&gt;
Per creare e diffondere una cultura della vita il luogo pi&amp;ugrave; che il Parlamento &amp;egrave; la societ&amp;agrave;, il dibattito, l&amp;rsquo;agor&amp;agrave;: noi che siamo qui.&lt;br /&gt;
Non pu&amp;ograve; darsi una delega in bianco su temi che riguardano il presente ed il futuro del Paese.&lt;br /&gt;
E&amp;rsquo; imperativo che nuove iniziative culturali non partoriscano solo generici consensi che non incidono per nulla; nel cuore del liberalismo e della neutralit&amp;agrave; la critica ad ogni forma di discriminazione o di stigma sociale significa porre le premesse per politiche concrete di effettivo sostegno.&lt;br /&gt;
Questa &amp;egrave; la vera unica novit&amp;agrave; nel panorama della politica italiana.&lt;br /&gt;
La questione eugenetica non &amp;egrave; un tema vagamente culturale, riguarda le teorie della giustizia e della democrazia, che richiedono anche decisioni politiche in quanto non questioni private ma pubbliche ed hanno, conseguentemente, una rilevanza economica e sociale.&lt;br /&gt;
Il sogno &amp;egrave; creare una societ&amp;agrave; in cui si sia veramente liberi e capaci di accogliere gli altri, al di l&amp;agrave; delle loro condizioni e convinzioni.&lt;br /&gt;
Per garantire questa libert&amp;agrave; occorrono decisioni politiche, impegni sociali ed economici, occorrono candidati credibili e convinti.&lt;br /&gt;
E&amp;rsquo; categorico chiedere alla politica di trovare uno spazio per degli ideali che non siano pura ideologia.&lt;br /&gt;
&amp;Egrave; assoluto parlare alle nuove generazioni per dare a molti un motivo per cui andare a votare, a ridare senso e spessore politico alle questioni che riguardano i Cittadini e non la classe politica in quanto tale.&lt;br /&gt;
E&amp;rsquo; questa un&amp;rsquo;argomentata difesa del diritto e dovere di portare nell&amp;rsquo;agor&amp;agrave; politica le idee a tutela della vita umana in tutto l&amp;rsquo;arco dell&amp;rsquo;esistenza: dal concepimento alla morte naturale, evitando il fetal farming: produzione e sfruttamento di embrioni in fase&amp;nbsp; avanzata di sviluppo, come dire embrioni come ricambi.&lt;br /&gt;
La deriva eugenetica, in nome di una falsa libert&amp;agrave;, &amp;egrave; frutto di quella politica di critica al neutralismo etico, spacciato per liberalismo moderno.&lt;br /&gt;
Come anche l&amp;rsquo;uso della libert&amp;agrave; di coscienza utilizzata quale paravento per lo svuotamento della politica di tutto il suo vero significato.&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;impegno &amp;egrave; non limitarsi al discorso pubblico, bens&amp;igrave; spingere verso l&amp;rsquo;azione pubblica, verso una battaglia culturale nello spazio laico, perch&amp;eacute; il mondo cattolico &amp;egrave; di per s&amp;eacute; ricco di risorse, non solo intellettuali ma etiche e di cultura.&lt;br /&gt;
Di quale diritti in particolare parliamo ? dei diritti dei non nati ! &lt;br /&gt;
Il legame tra&amp;nbsp; diritto alla vita e libert&amp;agrave; significa non separare giustizia e libert&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
Negli USA la sentenza del 1972 Roe vs Wade ha trasformato l&amp;rsquo;aborto in un diritto costituzionale alla privacy !&lt;br /&gt;
Come si fa ad essere ragionevoli di fronte all&amp;rsquo;irragionevolezza di questa realt&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
La vita &amp;egrave; una fiaba che merita un lieto fine, non possiamo allora odiare il tempo in cui si vive, non aver mai vissuto la vita che si sarebbe voluti, non aver coltivato amicizie importanti, fosse anche unica, tutto perch&amp;eacute; si &amp;egrave; subito qualche ingiustizia e si nega, ad essere cinici, la possibilit&amp;agrave; di offrire finanche le ingiustizie.&lt;br /&gt;
Voglio una vita duttile e luminosa, come il vetro prima che prenda forma e non un cuore d&amp;rsquo;inverno.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Pretendo una vecchiaia salvata dall&amp;rsquo;amore e non piangere per la solitudine, per le cose che diventano all&amp;rsquo;improvviso essenziali, per l&amp;rsquo;incomprensione assoluta, per gli affetti strappati e per quelli riavuti.&lt;br /&gt;
Le conseguenze sono tutte nella nostra anima.&lt;br /&gt;
Non &amp;egrave; questo mio parlare fervore salvifico, zelo idealistico guidato da una euforia&amp;nbsp; separata da qualsiasi idea o causa politica: intendo essere un agente di trasformazione in un&amp;rsquo;era rivoluzionaria per aprire finalmente le porte al 21esimo secolo dove, ad oggi, i migliori discorsi non eccitano, non informano e nemmeno ispirano ed invero &amp;egrave; necessario che i gesti siano portati a compimento contro una politica ridotta ad amministrazione dell&amp;rsquo;esistente ed incapace di cogliere il nuovo.&lt;br /&gt;
Deve essere una lotta contro una cultura mortifera che contagia e contamina.&lt;br /&gt;
Questo agire serve all&amp;rsquo;applicazione del principio di efficacia ed efficienza che dovrebbe valere per ogni erogazione liberale per cui chi paga sa che la somma che si appresta ad erogare sar&amp;agrave; spesa bene e da ci&amp;ograve; &amp;egrave; incoraggiato alla sua donazione e l&amp;rsquo;erogazione principe dei Cittadini &amp;egrave; il voto per cui occorre esigere che sia speso bene.&lt;br /&gt;
Non serve pi&amp;ugrave; erigere mura ideologiche fondate su contorti cavilli non degni di intellettuali che devono avere funzioni educative.&lt;br /&gt;
Un contorto cavillo ideologico se eliminato valorizza quel pensiero femminile non rassegnato all&amp;rsquo;abortismo libertario ed alla sua deriva moralmente indifferente.&lt;br /&gt;
Certamente necessita trovare le giuste parole per seminare tutti i dubbi del caso affinch&amp;eacute; i frutti siano di un sano convincimento.&lt;br /&gt;
Pro vita nasce nella fede e si esprime nella capacit&amp;agrave; della ragione, nel non sentire come una ingiustizia la libert&amp;agrave; di essere criticati.&lt;br /&gt;
Ferrara, profondamente laico, ha sdoganato i cattolici additati di essere i soli &amp;ldquo;pro vita&amp;rdquo;; &amp;egrave; il trionfo della ragionevolezza.&lt;br /&gt;
Ogni morte &amp;egrave; la fine di un mondo, ogni volta unico che non potr&amp;agrave; pi&amp;ugrave; tornare a rinascere.&lt;br /&gt;
Ogni morte &amp;egrave; la perdita di quel mondo, per sempre ed irreparabilmente.&lt;br /&gt;
Rifiuto la convinzione panglossiana secondo cui si &amp;egrave; gi&amp;agrave; fatto tutto ci&amp;ograve; che si poteva fare per rendere il pianeta meno minaccioso e pi&amp;ugrave; ospitale e non accetta l&amp;rsquo;idea di ulteriori miglioramenti.&lt;br /&gt;
Questo mondo unico ed inimitabile &amp;egrave;, per fortuna, fatto di speranze immortali.&lt;br /&gt;
Chi ne &amp;egrave; facente parte ha il compito di tenere viva la speranza, ovvero e meglio farla rinascere in un mondo che cambia velocemente e si distingue per modificare rapidamente le condizioni in cui si svolge la lotta incessante per renderlo pi&amp;ugrave; ospitale.&lt;br /&gt;
La grande sfida degli intellettuali, dove questi sono intesi come quelli che pensano e che continuano a credere che il fine ultimo del pensiero sia rendere il mondo migliore di come l&amp;rsquo;hanno trovato, &amp;egrave; di evitare la disgregazione, che appare lenta ma inesorabile, di quel soggetto storico che impone codici di comportamenti penosamente consapevoli della scarsa efficacia del pensiero puro, e che ha il fine di far raggiungere la deriva comunista, che per il tramite dell&amp;rsquo;attuazione della teoria gramsciana: assegnarsi dei valori ed individuare un nemico da aggredire ed istituzionalizzazione del partito, sta effettivamente per essere portata a compimento in Italia.&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;esortazione &amp;egrave; di unificare e concentrare&amp;nbsp; le forze intellettuali per un attacco generale ai pregiudizi e peggio ancora ai sottostanti stereotipi idealizzati, per iniziare a riorganizzare il sistema culturale fino a che si rinsavisca e diventi cauto ed avveduto.&lt;br /&gt;
Non ci appartengono i concetti che la filosofia lascia tutto com&amp;rsquo;era e l&amp;rsquo;impotenza del pensiero puro.&lt;br /&gt;
Le parole possono cambiare il mondo.&lt;br /&gt;
Dire la verit&amp;agrave; &amp;egrave; sufficiente, anche se non basta a prevalere sulla menzogna.&lt;br /&gt;
La ragione &amp;egrave; capace di resistere al pregiudizio ed alle superstizioni.&lt;br /&gt;
Gli intellettuali non hanno mai avuto vera fiducia nel proprio potere di fare del verbo carne; hanno sempre avuto bisogno di qualcuno che facesse il lavoro che esortavano a compiere, di qualcuno che avesse davvero il potere di fare qualcosa e garantire che quanto da loro proposto continuasse ad esserlo allo stesso modo.&lt;br /&gt;
Il sapere ha bisogno del potere per fare la differenza, mentre al potere occorre il sapere per cambiare il mondo, nel modo giusto e per il giusto fine.&lt;br /&gt;
Ed invero le preferenze degli intellettuali arridono al &amp;ldquo;politico/despota illuminato&amp;rdquo;, al principe saggio, inflessibile e brillante ed al tempo stesso capace di trasformare il consiglio della ragione in legge vincolante.&lt;br /&gt;
Tale opzione, purtroppo, &amp;egrave; sempre stata la prima tra le molte e la storia ha provveduto a confermare che, una volta scelta, l&amp;rsquo;opzione cessasse di essere ovvia e finanche promettente; ci&amp;ograve; perch&amp;eacute; la dimensione del tempo &amp;egrave; scandita dal presente, la rievocazione dei ricordi avviene nel presente e l&amp;rsquo;immediato passato &amp;egrave; la sensazione nel mentre l&amp;rsquo;immediato futuro &amp;egrave; l&amp;rsquo;azione.&lt;br /&gt;
Un sogno pu&amp;ograve; aiutarci a progettare un&amp;rsquo;Italia pi&amp;ugrave; bella di quella presente e sollecitare a continuare il cammino per la sua realizzazione.&lt;br /&gt;
Diversi sono i materiali di costruzione di questo sogno: quelli costituiti da strutture ed istituzioni economico-politiche e quelli che appartengono all&amp;rsquo;ordine culturale ed etico, che sono anelito per la libert&amp;agrave; politica e la domanda di un pluralismo nella societ&amp;agrave; per un comune benessere che necessita realizzarlo sforzandosi di assicurare un funzionamento secondo regole di un corretto rispetto reciproco.&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;originalit&amp;agrave; del sogno consiste proprio nell&amp;rsquo;intreccio tra la tensione del sogno e la concretezza della pietra sulla quale il sogno si poggia (pietra angolare dei vangeli).&lt;br /&gt;
Il sogno infonde alla pietra una vita che induce a sogni ulteriori.&lt;br /&gt;
Ed allora riusciremo a realizzare il sogno se invece che impugnare l&amp;rsquo;idea della dominazione attueremo quella della volontaria cooperazione per il bene comune.&lt;br /&gt;
Se non sapremo farci portatori di un ideale umano e moderno, saremo perduti e con noi si perde l&amp;rsquo;Italia, perch&amp;eacute; in questo Paese esiste un vuoto ideale spaventoso.&lt;br /&gt;
Serve un&amp;rsquo;azione forte, che determini un salto di fase e decreti il superamento di quelle barriere personalistiche dei partiti che stanno producendo effetti nefasti.&lt;br /&gt;
Nella situazione attuale, da qualunque parte ci si volti, non si incontrano che vicoli ciechi ed impera una rassegnazione crescente, ritenuta inevitabile.&lt;br /&gt;
Serve una volont&amp;agrave; di pacificazione capace di interrompere la spirale delle rivendicazioni partitiche riconducendo le legittime aspirazioni dei Cittadini in un ambito di riconciliata collaborazione .&lt;br /&gt;
Serve l&amp;rsquo;ampiezza degli orizzonti evangelici che apre lo sguardo al futuro, che offre abbondanza di vastit&amp;agrave; di respiro a quell&amp;rsquo;apertura di speranza per la societ&amp;agrave; che &amp;egrave; propria e sempre ha caratterizzato il magistero della Chiesa.&lt;br /&gt;
Offro queste sommesse considerazioni alla riflessione di quanti sono od intendono sentirsi impegnati in ambito sociale e politico.&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;auspicio &amp;egrave; che tali considerazioni possano costituire un punto di riferimento ed incoraggiamento a proseguire nel non facile, ma importante, servizio teso al bene comune.&lt;br /&gt;
W la Vita&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Paolo Majolino&lt;/p&gt;]]></description>
<link>http://www.perilsud.net/articoli/e_noioso_essere_sempre_uguali.html</link>
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<category>Articoli</category>
<pubDate>2008-09-01</pubDate>
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<title>Un neo federalismo contro l’aborto nordista ed il vecchio statalismo</title>
<description><![CDATA[&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;img height=&quot;130&quot; width=&quot;121&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;/files/image/Bossi_dito_medio.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ognuno ha i suoi guai in questa nostra italietta filoeuropeista&lt;br /&gt;
extramoenia e disordinatamente governata intra. I quattro cavalieri&lt;br /&gt;
della Lega, che nell&amp;rsquo;ultimo raduno a Pontida straparlavano secondo un&lt;br /&gt;
linguaggio di arcaica faziosit&amp;agrave;, sono da qualche decennio il vero&lt;br /&gt;
problema del Nord, che con la mediazione di Roma e la colpevole&lt;br /&gt;
connivenza dei nostri politicanti ha da sempre comandato il gioco&lt;br /&gt;
economico in Italia, mentre loro,i leghisti, si lamentano! I nostri&lt;br /&gt;
laureati che sono andati ad insegnare nelle citt&amp;agrave; settentrionali,&lt;br /&gt;
lasciandovi tutto lo stipendio, hanno in realt&amp;agrave; seguito i figli dei&lt;br /&gt;
lavoratori che dal sud sono partiti a lavorare col&amp;agrave; nelle fabbriche. E,&lt;br /&gt;
tranne qualche evidenziata quanto naturale differenza e diffidenza,&lt;br /&gt;
tutto and&amp;ograve; bene finch&amp;eacute; la situazione non si ingarbugli&amp;ograve; con l&amp;rsquo;arrivo&lt;br /&gt;
della gente di colore ed extracomunitaria che hanno complicato la&lt;br /&gt;
vivibilit&amp;agrave; di quelle zone. L&amp;rsquo;egoismo dell&amp;rsquo;Italia che lavora ha fatto&lt;br /&gt;
spopolare i nostri paesi e le nostre regioni, con i guai che sono sotto&lt;br /&gt;
gli occhi di tutti. Ad aggravare la situazione ci fu la nascita della&lt;br /&gt;
lega che, nella buona sostanza, da una esigenza di federalismo nazionale&lt;br /&gt;
in nome di quel cambiamento politico istituzionale da tanti di noi&lt;br /&gt;
invocato, &amp;egrave; regredita, tapinescamente, nella richiesta demenziale e&lt;br /&gt;
riduttiva di una repubblichina,&amp;nbsp; improbabile giocattolo di un elettorato&lt;br /&gt;
commisurato e collegato al vano progetto, volto alla ricerca di chiss&amp;agrave;&lt;br /&gt;
quale promessa felicit&amp;agrave;. Mentre erano in vita, non erano granch&amp;eacute; seguiti&lt;br /&gt;
dai colonnelli della lega, i vari Miglio e Rossi, ideologi inutili per&lt;br /&gt;
scopiazzatori delle opportunit&amp;agrave; territoriali, intuite dal terzo&lt;br /&gt;
ispiratore il prof. valdostano Salvatori, anch&amp;rsquo;egli passato in&lt;br /&gt;
precedenza a miglior vita. Quindi Bossi e soci un successo l&amp;rsquo;hanno&lt;br /&gt;
ottenuto, quello personale,per cui vivono di politica! Di idee o ideali&lt;br /&gt;
nazionali non ne coltivano: una volta che hanno fatto naufragare il&lt;br /&gt;
federalismo esteso a tutto lo Stivale, vorrebbero si attuasse&amp;nbsp; un&lt;br /&gt;
federalismo fiscale. Roba da ridere! Si direbbe che l&amp;rsquo;animale politico&lt;br /&gt;
Bossi oggi si morda la coda, perch&amp;eacute; secondo lui gli altri dovrebbero&lt;br /&gt;
stare zitti e fermi davanti a proposte come questa, che non stanno n&amp;eacute; in&lt;br /&gt;
cielo n&amp;eacute; in terra! Quanto meno le proposte dovrebbero, per avere basi&lt;br /&gt;
onde stare in piedi, essere corroborate da consensi allargati e non&lt;br /&gt;
ristretti. Il povero Bossi sa tutto ci&amp;ograve; e si vuole votare all&amp;rsquo;aiuto di&lt;br /&gt;
improbabili alleati, che non potranno volere quant&amp;rsquo;egli propone a&lt;br /&gt;
parole, sapendo che non ce la far&amp;agrave;. I giornalisti non distratti&lt;br /&gt;
ricorderanno che secondo il progetto politico con &amp;ldquo; l&amp;rsquo;accordo&amp;rdquo; del prof.&lt;br /&gt;
Miglio e con l&amp;rsquo;accettazione di tanti professionisti, anche meridionali,&lt;br /&gt;
si erano create tre leghe: nord, centro e sud per il federalismo secondo&lt;br /&gt;
la costituzione di tre macroregioni.&amp;nbsp; A Roma era stato prescelto da&lt;br /&gt;
Bossi un certo dott. Cesare Crosta, magistrato della Corte dei Conti in&lt;br /&gt;
pensione, quale responsabile della Lega centro e referente anche della&lt;br /&gt;
lega sud. Un compito fiduciario per 2/3 d&amp;rsquo;Italia e quindi anche&lt;br /&gt;
sospetto, nel senso che si capiva a priori che, tanto se le cose&lt;br /&gt;
andavano o non andavano, per la lega lombarda faceva lo stesso se non&lt;br /&gt;
meglio come vedremo pi&amp;ugrave; avanti. Dopo un periodo di proficui rapporti in&lt;br /&gt;
cui gli attacchi alla vecchia partitocrazia traballante erano comuni e&lt;br /&gt;
concentrici, sia da posizioni diverse, si aprivano sedi nel centro e nel&lt;br /&gt;
sud con le nomine dei coordinatori regionali. Ad un certo momento, verso&lt;br /&gt;
la fine del 91, si ebbe netta l&amp;rsquo;impressione di un&amp;lsquo;interruzione&lt;br /&gt;
perentoria non solo con la lega nord di Bossi, ma anche con la sede&lt;br /&gt;
romana di Crosta. Tant&amp;rsquo;&amp;egrave; che, vieppi&amp;ugrave; che s&amp;rsquo;arrivava alla data delle&lt;br /&gt;
politiche del 92, il silenzio si faceva pi&amp;ugrave; assordante e quindi, quale&lt;br /&gt;
coordinatore della lega Calabria, chiesi spiegazioni a Patelli, l&amp;rsquo;allora&lt;br /&gt;
responsabile politico della Lega Nord e nel fax di risposta costui&lt;br /&gt;
confermava che un progetto comune per le elezioni&amp;nbsp; politiche ancora non&lt;br /&gt;
c&amp;rsquo;era! Finch&amp;eacute; con la presentazione delle liste, l&amp;rsquo;arcano non veniva&lt;br /&gt;
svelato seppur parzialmente. Non avendo fiducia nel referente romano,&lt;br /&gt;
mandammo come Lega Calabria tramite due emissari la nostra lista alla&lt;br /&gt;
lega nord a Milano. Il Bossi la respinse adducendo a pretesto che in&lt;br /&gt;
Calabria il movimento era troppo autonomista. Salvo che, fino allo&lt;br /&gt;
scadere della presentazione delle liste, venivamo tormentati da continue&lt;br /&gt;
telefonate di Roma, che voleva i nominativi di quanti formavano la&lt;br /&gt;
nostra lista&amp;nbsp; da disperdere, utilizzandoli come truppe anonime nelle&lt;br /&gt;
regioni centro meridionali. Ovviamente ci opponemmo a tale richiesta,&lt;br /&gt;
vanificando se ce ne fosse bisogno le mire tendenti a fregarci il nostro&lt;br /&gt;
lavoro da parte del Crosta e del suo usciere, i quali si imponevano come&lt;br /&gt;
capilista nelle nostre regioni, in maniera oramai apertamente invadente,&lt;br /&gt;
ma altrettanto inconcludente, visti i magri risultati riportati. Pur&lt;br /&gt;
tuttavia regioni come la Calabria, senza il nostro voto e la nostra&lt;br /&gt;
presenza, ottenevano la pi&amp;ugrave; alta percentuale in voti rispetto alle&lt;br /&gt;
regioni del Sud e del&amp;nbsp; centro Italia. Costoro in pratica non riuscirono&lt;br /&gt;
ad essere eletti in nessuna delle circoscrizioni e furono poi&lt;br /&gt;
definitivamente mollati da Bossi. Risultava chiarito che i leghisti&lt;br /&gt;
della bergamasca e del varesotto quando parlavano di nazione, parlavano&lt;br /&gt;
della repubblichina padania. Cos&amp;igrave; naufragavano definitivamente le idee&lt;br /&gt;
di Miglio e Rossi volte ad un riassetto italiano per via federalista. Le&lt;br /&gt;
ipotesi fatte furono molteplici, tra cui che l&amp;rsquo;allargamento democratico&lt;br /&gt;
poteva mettere in pericolo la leadership dei quattro del Nord;&amp;nbsp; oppure&lt;br /&gt;
che il Bossi e gli altri fossero stati intimiditi dalla mafia e&lt;br /&gt;
addirittura come ammette Bossi dalla newyorkese Cosa Nostra. Infatti in&lt;br /&gt;
una intervista a &amp;ldquo;la Repubblica&amp;rdquo; del 25/9/92 cos&amp;igrave; risponde: &amp;rdquo;&amp;egrave; una&lt;br /&gt;
storia vecchia di pi&amp;ugrave; di un mese, arrivata per canali sicuri. E&amp;rsquo; gi&amp;agrave; da&lt;br /&gt;
qualche tempo che viaggio scortato&amp;rdquo;. Si tenga conto che le elezioni&lt;br /&gt;
politiche si erano tenute ad aprile 92;&amp;nbsp; e a domanda perch&amp;eacute; la mafia&lt;br /&gt;
dovesse prendersela con lui cos&amp;igrave; risponde:&amp;rdquo;se la mafia &amp;egrave; politica, ci&lt;br /&gt;
pu&amp;ograve; essere una logica politica&amp;rdquo;. Forse fu cos&amp;igrave; che preso da paura, non&lt;br /&gt;
si realizz&amp;ograve; il federalismo in Italia. Ci furono in seguito le proteste&lt;br /&gt;
dei federalisti meridionali tra cui una lettera dell&amp;rsquo;avv. barese&lt;br /&gt;
Pasquale&amp;nbsp; Montesano che&amp;nbsp; scriveva a Bossi e per conoscenza a noi&lt;br /&gt;
coordinatori regionali della gravissima prevaricazione subita da noi&lt;br /&gt;
meridionali. Il tempo &amp;egrave; trascorso ma il problema della lega rimane&lt;br /&gt;
intatto. Infatti la questione settentrionale &amp;egrave; la lega stessa, con ci&amp;ograve;&lt;br /&gt;
di impopolare e prevaricante&amp;nbsp; essa propone. Prendendo a spunto un&lt;br /&gt;
intervento fazioso di un deputato leghista alla Camera, verso la fine&lt;br /&gt;
della scorsa legislatura,&amp;nbsp; mi ero rivolto per evidenziare l&amp;rsquo;anomalia&lt;br /&gt;
tanto al presidente on.Fausto Bertinotti, quanto all&amp;rsquo;allora Ministro dei&lt;br /&gt;
rapporti col Parlamento on.Chiti, i quali mi rispondevano ognuno per&lt;br /&gt;
proprio conto, che le mie rimostranze erano fondate.&amp;nbsp; Ma le cose non&lt;br /&gt;
sembrano cambiare, anzi si aggravano, se nell&amp;rsquo;attuale governo vi sono&lt;br /&gt;
ministri della lega che puntano i loro discorsi sempre contro il sud, n&amp;eacute;&lt;br /&gt;
lo potrebbero secondo me rappresentare n&amp;eacute; nel bene n&amp;eacute; nel male. I&lt;br /&gt;
leghisti cercano alleanza a destra e a manca per loro fini e quindi&lt;br /&gt;
anche a scapito degli altri. Nulla di ideologico perci&amp;ograve;, ma tutto un&lt;br /&gt;
calcolo da respingere al pi&amp;ugrave; presto, prima che le cose precipitino con&lt;br /&gt;
conseguenze molto pi&amp;ugrave; serie assumendo i provvedimenti pi&amp;ugrave; opportuni da&lt;br /&gt;
parte di chi come noi sentono meglio questo grosso problema pi&amp;ugrave;&lt;br /&gt;
meridionale che veramente italiano. Ma nel nostro meridione difetta&lt;br /&gt;
quella elite politica o politica di razza, rappresentante, come si dice&lt;br /&gt;
oggi, il territorio nelle&amp;nbsp;&amp;nbsp; sue peculiarit&amp;agrave; e interessi. Tutti&lt;br /&gt;
conosciamo i meccanismi subdoli e servili grazie ai quali si viene&lt;br /&gt;
eletti nei partiti: col risultato di avere rappresentanti partitici&lt;br /&gt;
utili al massimo per se stessi e per le loro cordate. Essi, in&lt;br /&gt;
situazioni come questa rappresentata, se opposizione faranno al&lt;br /&gt;
riduttivo progetto leghista, costituito appunto dal federalismo fiscale,&lt;br /&gt;
la faranno, avendone prima libert&amp;agrave; dai loro capi, al solo scopo di&lt;br /&gt;
difendere i mangia risorse, loro portatori di voti, i quali dal 1970 si&lt;br /&gt;
gestiscono i servizi a loro piacimento. Se dunque bisogner&amp;agrave; dire basta&lt;br /&gt;
ai leghisti, una buona volta bisogna dirlo anche ai nostri falsi&lt;br /&gt;
rappresentanti politico istituzionali. Sempre che da noi e per noi nasca&lt;br /&gt;
una nuova classe politica, che inverta il risultato di questa vergognosa&lt;br /&gt;
sproporzione tutta italiana tra regioni ricche e povere, tra Nord e Sud,&lt;br /&gt;
tra globalizzati e globalizzanti.&lt;br /&gt;
Un partito del Sud, che dica chiaramente nella Camera delle regioni o&lt;br /&gt;
Senato federale cosa e come debbono produrre le regioni stesse, per il&lt;br /&gt;
riequilibrio economico e quindi per il mantenimento dei grandi servizi&lt;br /&gt;
sociali di cui si sta discutendo.&lt;br /&gt;
E sar&amp;agrave; chiaro cos&amp;igrave; che&amp;nbsp; la contesa, o confronto che sia,&amp;nbsp; con i leghisti&lt;br /&gt;
del nord&amp;nbsp; trover&amp;agrave; finalmente nel partito autenticamente meridionale il&lt;br /&gt;
nuovo e vero interlocutore e protagonista per il riassetto di tutta la&lt;br /&gt;
nazione.&lt;br /&gt;
Esso perseguir&amp;agrave; obbiettivi, si direbbe, di omogeneit&amp;agrave; di produzione e&lt;br /&gt;
ricchezze in tutte le regioni d&amp;rsquo;Italia.&lt;br /&gt;
Infatti, quanti fino ad oggi hanno camminato a rimorchio di&lt;br /&gt;
globalizzanti locomotive dalla nascita della Repubblica, non possono&lt;br /&gt;
inventarsi&amp;nbsp; che falsi rimedi, in soccorso delle economicamente arretrate&lt;br /&gt;
nostre regioni. Ad esempio il catanese Lombardo col suo MPA&lt;br /&gt;
addomesticato al Potere, dalla sfumata fiscalit&amp;agrave; di vantaggio, oggi&lt;br /&gt;
passa ad un&amp;rsquo;altra improbabile fiscalit&amp;agrave; di sviluppo, magari per la sola&lt;br /&gt;
Sicilia. Sviluppo che senza la&amp;nbsp; redistribuzione delle produttivit&amp;agrave; e&lt;br /&gt;
delle leve economiche non arriver&amp;agrave; se non per se stesso e per i suoi&lt;br /&gt;
amici. Cos&amp;igrave; pure l&amp;rsquo;altro democristiano vagante, il pugliese Fitto, che&lt;br /&gt;
propone, bont&amp;agrave; sua, una grande riforma culturale nel sud, prima che&lt;br /&gt;
legislativa e costituzionale, si dovrebbe in primis rivolgere&amp;nbsp; alle&lt;br /&gt;
migliaia di cordate, che nel nome della democrazia rappresentativa e&lt;br /&gt;
gestionale divorano le risorse ai vari livelli. Costituendo queste s&amp;igrave; la&lt;br /&gt;
vera mafia che si pasce&amp;nbsp; di pubblico denaro, a scapito delle popolazioni&lt;br /&gt;
che dicono di volere rappresentare. Quindi questa immane panzana della&lt;br /&gt;
necessit&amp;agrave; di autocatarsi, da parte dei protagonisti responsabili, caro&lt;br /&gt;
Fitto, lascia il tempo che trova in questa estate piovosa al nord e&lt;br /&gt;
siccitosa al sud!&lt;br /&gt;
Si soffermi per un attimo a considerare il tribalismo imperante nelle&lt;br /&gt;
amministrazioni locali da parte degli uomini dei partiti. E si studi&lt;br /&gt;
piuttosto la genesi antistatalista al nord, che trae la sua motivazione&lt;br /&gt;
da una non certo nuova ambizione di federalismo per centralizzare e dare&lt;br /&gt;
importanza&amp;nbsp; alle loro&amp;nbsp; periferie.&amp;nbsp; Convinti&amp;nbsp; come siamo che questo&lt;br /&gt;
nostro partito di cui andiamo parlando inverta radicalmente rotta, per&lt;br /&gt;
dare voce anche&amp;nbsp; alla periferia sud, quale effettiva, esaltante&lt;br /&gt;
dimensione di questo Stato.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Dott. Roberto Pizzi&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;(per il SUD)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Coordinatore per la Calabria&lt;/p&gt;]]></description>
<link>http://www.perilsud.net/articoli/un_neo_federalismo_contro_l_aborto_nordista_ed_il_vecchio_statalismo.html</link>
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<category>Articoli</category>
<pubDate>2008-08-26</pubDate>
</item>
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<title>Dal Federalismo Fiscale a quello Xenofobo</title>
<description><![CDATA[&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;img height=&quot;130&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;121&quot; src=&quot;/files/image/Bossi_dito_medio.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Noi di &amp;quot;per il SUD&amp;quot; lo avevamo gi&amp;agrave; detto e scritto: tra breve per giustificare un federalismo egoista i partiti del Nord (e i partiti, quelli veri, sono tutti del Nord!), con a capo la Lega, fomenteranno l'Opinione Pubblica italiana contro i meridionali, per intenderci i nati dal fiume Tronto in gi&amp;ugrave; e con questi i loro discendenti dai cognomi inequivocabili.&lt;br /&gt;
Dovranno giustificare, i &amp;quot;padroni della vaporiera Italia&amp;quot;, il fallimento socio-economico del Paese non certo ammettendo le chiare colpe di un'inadatta &amp;quot;casta dirigente&amp;quot;, tutta nordista a partire dal 1860/61 fino ad oggi, bens&amp;igrave; individuando nel Sud e nelle sue genti&amp;nbsp;l'ipotetico &amp;quot;cancro&amp;quot; del sistema &amp;quot;Italia&amp;quot;.&lt;br /&gt;
La cosa non &amp;egrave; nuova. &lt;br /&gt;
Chi scrive ha vissuto con sofferenza l'inserimento al Nord e come tanti altri milioni di&amp;nbsp; suoi simili pu&amp;ograve; confermare che la discriminazione nei confronti di noi meridionali emigrati nel triangolo industriale &amp;egrave; sempre stata praticata a partire dai cartelli &amp;quot;non si affitta ai meridionali&amp;quot; degli anni '50, fino alla preclusione quasi totale, mai scritta nei contratti di lavoro ma sempre praticata, delle mansioni di importanza dirigenziale in ogni tipologia di azienda.&lt;br /&gt;
Il meridionale al Nord, insomma, doveva essere relegato a lavori di basso livello; carne da lavoro, punto! Se ci fu, e tuttora c'&amp;egrave;, qualche eccezione, soprattutto nel settore Pubblico, essa conferma la regola.&lt;br /&gt;
Ma si rammenti bene: ieri come oggi il Governo del Paese &amp;egrave; stato chiaramente e saldamente nelle mani di una stretta oligarchia tutta nordista che affonda le sue radici nella Societ&amp;agrave; Nazionale promotrice del tanto celebrato &amp;quot;risorgimento&amp;quot;.Si vedano i dati ministeriali.&lt;br /&gt;
A parte Aldo Moro e forse qualche altro raro rappresentante, il Sud ha potuto immettere nel circo &amp;quot;Barnum&amp;quot; della politica italiana solo uomini e donne dedite all'antica costumanza della pulizia del &amp;quot;fondo schiena&amp;quot; del padrone nordista.&lt;br /&gt;
Eppure, a parte gli emigrati all'estero, noi del Sud rappresentiamo il 65% della popolazione italiana (20 MLN al SUD e 18 MLN al Centro Nord).&lt;br /&gt;
Dunque noi del Sud produciamo il 65% del PIL nazionale ma non abbiamo la maggioranza del Consiglio d'Amministrazione del Paese!&lt;br /&gt;
Una situazione aberrante che non si trova in nessun'altro paese.&lt;br /&gt;
Oggi la carica pietrificata della presidenza della Repubblica dimostra in modo lampante la logica di acquiescenza del Sud rispetto al Nord.&lt;br /&gt;
Ma come!? Urlano i leghisti incazzatissimi. Ovunque vai nel Nord sono tutti meridionali: poliziotti, carabinieri, militari di professione, impiegati postali, giudici, negozianti, baristi, ristoratori, meccanici, idraulici, muratori, infermieri, &amp;nbsp;INSEGNANTI!!!&lt;br /&gt;
La Lega Nord, che prende assurdamente il 30% dei suoi voti dal meridionale emigrato ( cos&amp;igrave; loro dicono e ci crediamo), lo ripaga con denigranti sbeffeggiamenti.&lt;br /&gt;
Ascoltate, per credere, le loro trasmissioni radiofoniche di RadioPadaniaLibera e vergognatevi di essere appunto i-taliani.&lt;br /&gt;
E' vero noi del Sud non siamo italiani. Napoleone lo aveva capito bene fermando i confini del Regno d'Italia (1796/1802/1805/1815) proprio al Tronto. Noi del Sud non lo siamo mai stati. Infatti Italiani furono appunto i liberatori nordisti che prima con fattezze garibaldesche e poi savoiarde, conquistarono con il ferro ed il fuoco il ricco e pacifico Stato delle Due Sicilie per farsi &amp;quot;sciur&amp;quot; (signori..benestanti da pezzenti che erano) e diventare ci&amp;ograve; che sono ora &amp;quot;ARROGANTI PADRONI&amp;quot; a spese del Sud.&lt;br /&gt;
La conquista l'hanno chiamata RISORGIMENTO (del NORD).&lt;br /&gt;
I conquistati, noi, abbiamo pagato tutte le spese e continuiamo a farlo ancora oggi.&lt;br /&gt;
E' il Sud che paga, Signori miei, il conto salato di una unificazione fatta da orribili avventurieri oggi santificati e proseguita da incapaci banchieri da gioco del &amp;quot;monopoli&amp;quot; ed improvvisati industriali buoni solo a fare officina da &amp;quot;cantina&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Fatta l'unit&amp;agrave; fu detto: Ora siamo tutti uguali!&lt;br /&gt;
Abbiamo provato questa uguaglianza nei banchi di scuola degli anni '50, con pesanti discriminazioni, scherniti ed emarginati.&lt;br /&gt;
Le cose cambiarono in meglio solo negli anni '70, quando negli stessi banchi di scuola la maggioranza fu dei ragazzi meridionali...&lt;br /&gt;
Cambiarono quando il boom&amp;nbsp; economico voluto dal Nord a spese del Sud, comport&amp;ograve; quella orrenda, immorale, incivile, anticostituzionale, emigrazione meridionale&amp;nbsp; di oltre 10 MLN di individui. Ancora oggi questa assurda diaspora dei meridionali verso il Nord prosegue senza sosta che impoverisce il SUD di oltre sei miliardi di &amp;euro; di PIL/annui,&amp;nbsp; senza menzionare l'indotto, il mancato guadagno futuro ed il pesantissimo ed incalcolabile danno biologico&amp;nbsp;procurato alle&amp;nbsp;famiglie di origine.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
Allora vi fu bisogno di aumentare in modo esponenziale il personale scolastico, amministrativo, postale e cos&amp;igrave; via...accadde che la penuria di &amp;quot;figli del Nord&amp;quot; , tanto adorati e sponsorizzati dalla Lega, comportasse l'inevitabile moltiplicazione dei &amp;quot;travet&amp;quot; di sudista provenienza.&lt;br /&gt;
Fu quindi una necessit&amp;agrave; dell'economia del Nord ad imporre l'assunzione dei meridionali. Fu una scelta da &amp;quot;tregenda&amp;quot; di cui oggi tutti vediamo i risultati fallimentari di un Paese sviluppato solo a met&amp;agrave;, funzionante solo al Nord, culturalmente avanzato solo nel bacino delle Alpi con il limite inferiore di Firenze e Bologna.&lt;br /&gt;
E' semplicemente stomachevole che nessuno del Sud, che bazzichi anche se da&amp;nbsp;umile servitore le stanze del potere parlamentare,&amp;nbsp;prenda le difese di queste genti emigrate usate e schernite, oggi come non mai sulle pagine dei quotidiani. A gi&amp;agrave; se lo facessero perderebbero il POSTO in men che meno! Loro tengono famiglia e non &amp;egrave; cosa da farsi n&amp;egrave; da chiedersi.&lt;br /&gt;
Proprio stamattina 24 agosto 2008, si leggeva su La Repubblica On-line che la ministra Gelmini (bresciana) proponeva corsi di formazione per gli insegnanti meridionali vincitori di cattedre al Nord in quanto cos&amp;igrave; come sono declasserebbero il livello culturale del Nord!&lt;br /&gt;
Che vergogna ho provato nei confronti della Gelmini e di tutti coloro che l'hanno spinta a tale affermazione.&lt;br /&gt;
Fosse anche vero che tra le decine di migliaia di docenti meridionali costretti ancora ad emigrare al Nord, perch&amp;egrave; il Nord ne ha bisogno, li pretende perch&amp;egrave; senn&amp;ograve; la sua crescita economica imploderebbe, dovesse anche esserci qualche cialtrone raccomandato tuttora prossimo&amp;nbsp; all'analfabetismo, beh questo non giustificherebbe comunque, e mai, la generalizzazione del declassamento.&lt;br /&gt;
Proprio mentre scrivevo, nel pomeriggio di oggi, arrivava puntuale la smentita della Gelmini...si s&amp;agrave; antica tattica machiavellica, l'importante &amp;egrave; dire ci&amp;ograve; che si pensa anche se poi si smentisce; l'importante &amp;egrave; che chi ha avuto orecchie per intendere abbia inteso.&lt;br /&gt;
Il federalismo fiscale che malcela l'ulteriore spremitura degli ultimi giovani residenti nel nostro Mezzogiorno, dicevamo,&amp;nbsp; ha bisogno, per giustificarsi, di un federalismo parallelo di tipo razziale ovvero xenofobo.&lt;br /&gt;
Oggi tocca ai Professori, domani toccher&amp;agrave; alle Forze dell'Ordine, poi alla Magistratura, poi ai professionsiti e cos&amp;igrave; via.&lt;br /&gt;
I rappresentanti della minoranza dominante del Nord (meno del 30% del popolo i-taliano) hanno intrapreso un conflitto, per ora fortunatamente&lt;br /&gt;
ancora ideologico, contro la maggioranza (pi&amp;ugrave; del 65% del popolo i-taliano) di remissivi centromeridionali.&lt;br /&gt;
Questo conflitto noi sappiamo dove porter&amp;agrave; e lo sanno anche loro: alla disgregazione dell'unit&amp;agrave; d'Italia.&lt;br /&gt;
Noi di &amp;quot;per il SUD&amp;quot; n&amp;egrave; ce ne dogliamo n&amp;egrave; lo temiamo anzi, speriamo che essa sia la pi&amp;ugrave; celere possibile e che porti alla nascita di una nuova classe dirigente sia nel Nord sia nel Sud del Paese, una classe dirigente che pensi meno a s&amp;egrave; stessa e pi&amp;ugrave; lealmente agli altri e soprattutto alle generazioni future.&lt;br /&gt;
Vengano dunque le necessarie dissacrazioni al Sud dei falsi padri della falsa patria...si scioglieranno cos&amp;igrave; le catene del colonialismo nordista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domenico Iannantuoni&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Partito &amp;quot;per il SUD&amp;quot;&lt;/p&gt;]]></description>
<link>http://www.perilsud.net/articoli/dal_federalismo_fiscale_a_quello_xenofobo.html</link>
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<category>Articoli</category>
<pubDate>2008-08-24</pubDate>
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<title>Tentano sempre di azzerare il nostro Statuto?Generalizziamo la questione ai fratelli del "Sud"</title>
<description><![CDATA[&lt;p&gt;Ormai &amp;egrave; quasi certo. Il federalismo di Calderoli sar&amp;agrave; una bufala per la Sicilia: niente applicazione del nostro Statuto (alla faccia della costituzione), niente Alta Corte, niente sconti energetici o proventi tributari su questi prodotti, niente di niente. Anzi, forse, persino la minaccia di toglierci il &amp;quot;pezzo di carta&amp;quot;, una volta che ne chiediamo l'applicazione. Per il sud continentale poi si profila una vera e propria tragedia nazionale, l'ennesima, l'ultimo saccheggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chi li difender&amp;agrave;? Chi ci difender&amp;agrave;?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il PD, l'IDV? Non possono, hanno paura che una politica troppo meridionalistica faccia loro perdere voti al nord. Ma a noi non ce ne frega niente dei voti al nord!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'MPA chiede, va riconosciuto, anche con fermezza, che il federalismo sia al contempo non troppo sfavorevole al sud e rispettoso degli statuti speciali esistenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma non lo ascoltano, non ne hanno bisogno:la ditta Berlusconi, Bossi e Tremonti va come un rullo compressore a colpi di fiducia, forte di un Parlamento fatto di camerieri e di veline, incapace di dire di no al &amp;quot;padrone&amp;quot; che li ha messi l&amp;agrave;, non scelti, in quanto individui, da nessuno!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E che pu&amp;ograve; fare allora Lombardo? Impuntarsi, e nulla pi&amp;ugrave;. Avr&amp;agrave; il coraggio di minacciare realmente ed eventualmente di mettere in atto una sua fuoriuscita dalla maggioranza se non gli concederanno neanche un minimo? Dovrebbe farlo, altrimenti &amp;egrave; finita. Gi&amp;agrave; stanno infatti progettando di farlo fuori dalle europee con lo sbarramento: anche se in Sicilia prendesse il 25 % non avrebbe ugualmente alcun diritto di tribuna (e dire che le liste autonomiste alle regionali hanno superato complessivamente il 22 %!).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo governo, che si preoccupa (giustamente) del diritto di tribuna della Sardegna e che vuole sopprimere ogni residua rappresentanza al Parlamento Europeo di una nazione (la Sicilia) pi&amp;ugrave; grande di met&amp;agrave; degli stati europei, non promette nulla di buono.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E del resto lui, come noi, &amp;egrave; l'unico che pu&amp;ograve; fregarsene dei &amp;quot;voti al nord&amp;quot;, della millantata &amp;quot;questione settentrionale&amp;quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se hanno gli attributi i settentrionali chiedano la secessione, o altrimenti stiano in Italia da persone civili. Nel primo caso non saremo certo noi Siciliani a trattenerli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come fare, per&amp;ograve;, a conciliare la questione meridionale con la questione siciliana?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come fare a salvare le prerogative e l'identit&amp;agrave; della Sicilia senza restare isolati dagli stessi meridionali, risultando minima parte elettorale?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Noi un suggerimento l'abbiamo, la carta vincente che risolve finalmente il dualismo italiano. Ne facciano gli autonomisti una bandiera! Escano allo scoperto i tanti pavidi ancora nascosti nei partiti nazionali. E sar&amp;agrave; la vittoria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come? Semplicissimo: unire le 6 regioni meridionali continentali in un'unica &amp;quot;Macroregione&amp;quot; a statuto speciale CON L'IDENTICO STATUTO AUTONOMO DI CUI OGGI GODE LA SICILIA! Unica modifica potrebbe essere quella di unire la nostra e la loro &amp;quot;Alta Corte&amp;quot; in un'unica &amp;quot;Alta Corte delle Due Sicilie&amp;quot;, con sede a Roma, a tutela della nostra e della loro autonomia. Se vogliono unirsi a questa lotta di liberazione i Sardi, ben vengano, ovviamente mantenendo come noi siciliani, ma anche pi&amp;ugrave; di noi, la loro autonomia e la loro specificit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
In ogni caso mantenendo, come &amp;egrave; sempre stata viva aspirazione dei Siciliani, le due regioni-stato distinte, i due Popoli delle Due Sicilie marcerebbero ora loro come un rullo compressore lasciando le briciole a Berlusconi e Veltroni che invece dovrebbero rifugiarsi dai loro tanto amati elettori del centro-nord!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fratelli Napolitani, raccogliete questo nostro suggerimento!&lt;br /&gt;
Studiate il nostro Statuto: sar&amp;agrave; la Vostra libert&amp;agrave;!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Modifichiamo appena l'art.1 Statuto Speciale della REGIONE NAPOLITANA &amp;quot;I Comuni della Repubblica Italiana il cui territorio gi&amp;agrave; era ricompreso nella parte continentale del Regno delle Due Sicilie, ivi compresi Pontecorvo e Benevento, sono costituiti in regione autonoma... La citt&amp;agrave; di Napoli &amp;egrave; capoluogo della Regione....&amp;quot; e cos&amp;igrave; via, con una sola modifica in seguito per unificare le due &amp;quot;Alte Corti&amp;quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pensateci: avremo di nuovo Banco di Napoli e Banco di Sicilia rifondati che emetterano moneta pubblica e non soggetta a signoraggio (art. 40 statuto); avremo ciascuno un nostro ordinamento tributario sovrano (36); le imprese che avranno sede fuori dalla regione dovranno versare le imposte in base al reddito prodotto o ai consumi manifestati nella regione (37) e non in base alla sede legale; con la potest&amp;agrave; esclusiva nelle scuole elementari potremmo ricreare l'identit&amp;agrave; negata dei nostri popoli; tutte le funzioni statali nel territorio passerebbero alle regioni che diventerebbero cos&amp;igrave; semi-indipendenti e non continuiamo solo per brevit&amp;agrave;. E cos&amp;igrave; i &amp;quot;padagni&amp;quot; non rompono pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;
Chiediamo solo ai cittadini dell'Aquila, di Campobasso, di Bari, di Potenza e di Catanzaro, di mettere da parte i campanilismi che servono solo al malgoverno italiano per mantenere inoffensivi e divisi i &amp;quot;meridionali&amp;quot;. Le attuali province possono bene ereditare le funzioni amministrative delle regioni e trasformarsi in &amp;quot;liberi consorzi di comuni&amp;quot; come in Sicilia. Potrete proclamare lingua ufficiale, accanto all'Italiano, il Napoletano (parlato e compreso dappertutto, in diverse varianti, tranne in Calabria e in Salento, dove potreste/dovreste riconoscere il Siciliano nelle sue due varianti locali).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'Italia pu&amp;ograve; forse reprimere 5 milioni di Siciliani, ma non potr&amp;agrave; mai reprimerne 5 + 14 di DuoSiciliani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se non avrete mire &amp;quot;imperialistiche&amp;quot; sulla Sicilia che come in altri tempi ci porterebbero alla rovina, nessuno potr&amp;agrave; fermarci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Noi non siamo poveri per natura, lo siamo perch&amp;eacute; depredati di tutto. Spezziamo insieme le catene del colonialismo italico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Viva la Sicilia! Viva la Napolitania! Viva le Due Sicilie!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;(&lt;a href=&quot;http://www.laltrasicilia.org/&quot;&gt;www.laltrasicilia.org&lt;/a&gt; ) - Francesco Paolo Catania&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;img height=&quot;77&quot; width=&quot;77&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;/files/image/altrasicilia.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;]]></description>
<link>http://www.perilsud.net/articoli/tentano_sempre_di_azzerare_il_nostro_statuto_generalizziamo_la_questione_ai_fratelli_del_sud.html</link>
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<category>Articoli</category>
<pubDate>2008-08-23</pubDate>
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<title>Calabria: la regione più derubata dal 1860 ad oggi!</title>
<description><![CDATA[&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;img height=&quot;349&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;259&quot; src=&quot;/files/image/Calabria_15080_kmq.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono nato in Calabria e l&amp;igrave; ho vissuto quasi il primo terzo della mia vita. &lt;br /&gt;
Il mio universo, fisico e culturale aveva in quei luoghi il suo epicentro. Godevo della mia territorialit&amp;agrave; e la consideravo quasi un privilegio. Rimasi molto male, quando crescendo ed affacciandomi al mondo, mi resi conto&amp;nbsp; di come la mia terra, ed il meridione tutto, era considerata la parte debole ed arretrata della nazione Italia. Mi resi conto di quanto negletta fosse, e quando considerata, lo era solo per la sua arretratezza, ignoranza, infingardaggine, malaffare.&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;albagia dei vari pubblicisti e commentatori, molti del nord, rendeva ancora pi&amp;ugrave; acuto il mio disagio, quando leggevo nei loro scritti quanto il sud pesava e quanti problemi dava. L&amp;rsquo;orgoglio della mia nascita cominciava a pesarmi e di questo me ne accorsi quando giovane allievo ufficiale venni inserito in una piccola babele di origini, dove la mia alle volte faceva le spese di distinguo e sottolineature non sempre piacevoli.&lt;br /&gt;
Avevo letto della sua passata grandezza, dei suoi filosofi, della sua storia, del suo contributo al territorio che poi divenne (anche se in malo modo) la nostra Patria. E non mi rendevo conto come in una nazione che malgrado la mancanza di risorse, con la sua inventiva e la sua intelligenza era stata capace di creare fonti di reddito con attivit&amp;agrave; che si imponevano nel mondo, solo il sud, a parte alcune piccole nicchie, dipendenti&amp;nbsp; soprattutto dalla peculiarit&amp;agrave; del suo clima, per il resto fosse assente.&lt;br /&gt;
Solo in et&amp;agrave; un po&amp;rsquo; pi&amp;ugrave; vicina alla maturit&amp;agrave; mi resi conto che forse alla base di tutto questo vi erano responsabilit&amp;agrave; non solo nostre; la storia non era quella che ci insegnavano a scuola. Molte cose ci erano tenute nascoste, altre avevano evidenze diverse da quelle che immaginavamo.&lt;br /&gt;
Alcuni servizi comparsi su un quotidiano economico nazionale conferm&amp;ograve;, con l&amp;rsquo;autorevolezza delle proprie firme, quanto nelle varie e disordinate letture avevo intravisto e cercato di approfondire e divulgare. Mi consentiva di parlare di una regione che fino all&amp;rsquo;unit&amp;agrave; era tutt&amp;rsquo;altra cosa di quella che si presenta oggi alla pubblica conoscenza. Quegli articoli, che cercher&amp;ograve; di evidenziare e un poco ampliare, narravano di tempi in cui il meridione non aveva bisogno di quell&amp;rsquo;assistenza dello stato sempre rinfacciata dai nostri connazionali del nord; producevamo, tanto e bene, materiali e beni pregiati che con i loro proventi assicuravano al popolo della mia terra un benessere, che contestualizzato in una regione di circa 1,200 milioni di abitanti, poteva essere superiore a quello di molti altri posti ora pi&amp;ugrave; ricchi e per questo ritenuti pi&amp;ugrave; civili. Citer&amp;ograve; dal quotidiano &amp;ldquo;il sole 24 ore&amp;rdquo; una serie di servizi comparsi nel marzo del 2004 a firma di Bruno Bisogni:&lt;br /&gt;
Un'opera singolare quanto meritoria. Un archivio virtuale che documenta oltre un secolo di testimonianze su quello che ha rappresentato il pi&amp;ugrave; importante stabilimento metallurgico nel Mezzogiorno prima dell'Unit&amp;agrave; d'Italia. Lo ha realizzato il Laboratorio di documentazione del dipartimento di Linguistica dell'Universit&amp;agrave; della Calabria.&lt;br /&gt;
Un Archivio cartaceo delle Reali Ferriere della Mongiana, in effetti, gi&amp;agrave; esisteva, conservato dal 1951 nei locali dell'Archivio di Stato di Catanzaro. Si tratta di un fondo costituito da 90 unit&amp;agrave; archivistiche, molto poco funzionale alle esigenze di chi cerca informazioni puntuali e in tempi relativamente brevi. La brillante attivit&amp;agrave; degli studiosi dell'ateneo calabrese non ha trasformato la realt&amp;agrave; materiale della memoria storica della Mongiana, ma si &amp;egrave; invece concretizzata nella realizzazione di una schedatura analitica delle unit&amp;agrave; archivistiche, riordinate logicamente ma solo sul piano virtuale. Attraverso il sito &lt;a href=&quot;http://www.linguistica.unical.it/laboratorio-doc/pubblicazioni/RealiFerriere/index.htm&quot;&gt;www.linguistica.unical.it/laboratorio-doc/pubblicazioni/RealiFerriere/index.htm&lt;/a&gt;, &amp;egrave; infatti possibile consultare la straordinaria documentazione disponibile, distribuita in oltre mille unit&amp;agrave; tra fascicoli e sottofascicoli, contenuti in novanta &amp;quot;buste&amp;quot;. In tal modo, il ricercatore-navigatore pu&amp;ograve; individuare i documenti che gli interessano, visualizzarli, confrontarli simultaneamente con gli altri materiali. Un'autentica manna per chi vuole riscoprire un pezzo importante della storia industriale del Sud e approfondirne personaggi e situazioni. La schedatura del Laboratorio di documentazione del dipartimento di Linguistica dell'Universit&amp;agrave; della Calabria &amp;egrave; stata effettuata &amp;laquo;secondo i correnti parametri archivistici, evidenziando, ai fini della consultazione, la corrispondenza tra vecchia e nuova segnatura&amp;raquo;. E stato cos&amp;igrave; ricostruito l'ordinamento originario degli atti, che ripartiva la documentazione nelle seguenti tematiche: Contabilit&amp;agrave; finanze (stati di contabilit&amp;agrave;), Contabilit&amp;agrave; materie (stati di rimesse e consumi; quadro degli altiforni), Inventari, Stati di situazione, Stati dei lavori, Processi verbali, Registri copialettere, Protocolli, Corrispondenza, Contratti, Disegni, Tariffe.&lt;br /&gt;
Gli accademici calabresi si sono poi avvalsi del' prezioso materiale per realizzare i testi del sito dedicato alle Reali Ferriere, completo di immagini e riferimenti storici.&lt;br /&gt;
Ancora:&lt;br /&gt;
Mongiana&lt;br /&gt;
La realizzazione, nella provincia di Vibo Valentia, in Calabria, di uno dei pi&amp;ugrave; importanti stabilimenti metallurgici d'Europa non &amp;egrave; un progetto per riconvertire la regione italiana meno industrializzata. &amp;Egrave; storia.&lt;br /&gt;
La storia del complesso della Mongiana, avviato alla fine del Settecento e inserito in un comprensorio industriale sito tra Monteleone a Gerace, in mezzo a boschi e corsi d'acqua, a poca distanza da Serra San Bruno.&lt;br /&gt;
Le Reali Ferriere della Mongiana giunsero a dare occupazione fino a 1.500 operai. Vi si lavorava il minerale di ferro estratto dalle vicine miniere statali di Pazzano. Si realizzavano manufatti di utilizzo civile e soprattutto militare. Di grande rilevanza, tra le produzioni per uso civile, le componenti (bulloni, maglie, catene) dei primi ponti sospesi in ferro realizzati in Italia, costruiti sui fiumi Garigliano e Calore nel 1829.&lt;br /&gt;
Mongiana rappresent&amp;ograve; un autentico modello di civilt&amp;agrave; industriale per l'epoca. Accanto agli stabilimenti produttivi, furono edificate case per gli operai e gli ufficiali d'artiglieria che vi presidiavano, una chiesa, una struttura sanitaria e perfino un teatro.&lt;br /&gt;
Un'autentica comunit&amp;agrave;, insomma, costruita attorno a un impianto che assicurava lavoro e sviluppo a un vasto territorio. Rispetto ad altre aree del regno borbonico, inoltre, il Mongiana godeva di un regime lavorativo pi&amp;ugrave; umano. Non vi era, come altrove, sfruttamento della manodopera femminile, e lo stesso lavoro minorile veniva circoscritto nelle mansioni e ridotto negli orari.&lt;br /&gt;
La localizzazione delle Reali Ferriere in mezzo a distese boschive non era casuale. All'epoca infatti, per le fucine di simili opifici occorrevano straordinarie quantit&amp;agrave; di legno da trasformare in carbone. Il che determinava autentici scempi ecologici. Le fonderie della Mongiana erano state impiantate per sostituire le antiche ferriere di Stilo, risalenti all'epoca angioina, e declinate proprio per la carenza di boschi ancora vergini nelle vicinanze.&lt;br /&gt;
Il ventenne Ferdinando IV di Borbone (poi divenuto Ferdinando I, re delle Due Sicilie) decise dunque, nel 1771, di dare vita al moderno stabilimento in un'area immersa tra faggi e abeti, tra il Tirreno e lo Ionio. La costruzione richiese diversi anni. Per assicurare all'impianto una tecnologia d'avanguardia, Ferdinando si assicur&amp;ograve; la consulenza di scienziati, quali Faicchio, Melograni, Savaresi e Tor&amp;iacute;di, che avevano in precedenza condotto appositi studi in alcuni degli stati pi&amp;ugrave; industrializzati d'Europa, primi fra tutti Francia e Inghilterra.&lt;br /&gt;
Il periodo murattiano (1808-1815) diede impulso all'attivit&amp;agrave; siderurgica. Non a caso, nel 1814 il complesso di Mongiana era giunto a triplicare la sua produzione, sfornando 14 mila quintali di ferro.&lt;br /&gt;
La successiva politica di sviluppo industriale, voluta dal nuovo re Ferdinando II, contribu&amp;igrave; a favorire la crescita del colosso metallurgico calabrese, tanto che, a met&amp;agrave; degli anni Trenta, le Ferriere furono rafforzate con la costruzione di una nuova fonderia di prima fusione, la Ferdinandea. Una struttura di notevole interesse architettonico che, oltre ai locali per le lavorazioni, prevedeva alloggi per l'esercito e perfino appartamenti reali.&lt;br /&gt;
La fonderia della ferriera, da parte sua, aveva tre altiforni e poteva avvalersi di macchine a vapore Sofisticata fu anche la concezione della fabbrica d'armi, progettata e realizzata nell'ambito del complesso industriale, a met&amp;agrave; secolo, da Domenico Savino.&lt;br /&gt;
All'ingresso aveva colonne di ghisa che, quasi come un ammiccamento pubblicitario, richiamavano l'attivit&amp;agrave; produttiva. &lt;br /&gt;
All'interno, c'era anche una scuola per i figli degli operai. Nella fabbrica d' armi gli occupati oscillarono tra le 100 e le 200 unit&amp;agrave;. In parte erano &amp;quot;filiati&amp;quot;, ovvero esentati dal servizio di leva, a condizione di restare legati allo stabilimento per almeno un decennio.&lt;br /&gt;
Il drastico ridimensionamento del gigante metallurgico arriva subito dopo l'unificazione del Paese. Passano infatti appena due anni, e la produzione si dimezza.&lt;br /&gt;
I motivi stanno soprattutto nell'improvviso abbattimento delle barriere doganali, nell'incremento delle imposte e n&amp;eacute;i pesanti tagli agli ordinativi per forniture militari e ferroviarie decisi dal nuovo Governo. Poco fondate sono invece le giustificazioni, pure addotte all'epoca, che riguardavano una presunta relativa qualit&amp;agrave; dei prodotti. Se cos&amp;igrave; fosse stato, non si spiegherebbero i numerosi riconoscimenti assegnati all'opificio. Dalla medaglia con diploma&amp;nbsp; attribuita in occasione dell'Esposizione industriale di Firenze del 1861, ai premi per prodotti delle ex Reali Ferriere, quali lame damascate, sciabole e carabine di precisione, disposti all'Esposizione internazionale di Londra del 1862.&lt;br /&gt;
La Mongiana e la Ferdinandea chiusero definitivamente i battenti poco dopo la cessione, nel 1873, a un privato, il deputato ex garibadin o&amp;nbsp;&amp;nbsp; Achille Fazzari.&lt;br /&gt;
La Mongiana e la Ferdinandea non esaurivano il patrimonio industriale della Calabria ottocentesca. La regione, anzi, costituiva, l'area pi&amp;ugrave; industrializzata del Regno dopo quella di Napoli &amp;ndash; Caserta &amp;ndash; Salerno. Sempre nella siderurgia, non si pu&amp;ograve; non ricordare lo stabilimento di Cardinale, nel bosco di Razzona, impianto privato noto come la ferriera del principe di Satriano, avviato da Carlo Filangieri nel 1824 e che risulta attrezzato fin dal 1839 con ben nove fornelli di fusione. E da l&amp;igrave; che, assieme alle Reali Ferriere di Mongiana, uscirono la gran parte dei componenti utilizzati per-la costruzione dei primi ponti sospesi in ferro d'Italia, sui fiumi Garigliano e Calore. Filangieri riusc&amp;igrave; a far quadrare i conti della sua ferriera per molti anni, malgrado dovesse importare il ferro dall'isola d'Elba, non potendo utilizzare il minerale estratto dalle miniere statali di Pazzano. Un grosso aiuto gli venne dagli abili artigiani locali, maestri nella lavorazione del&amp;nbsp; materiale. &lt;br /&gt;
L'opificio giunse cos&amp;igrave; ad annoverare fino a 200 addetti. La fine fu decretata da un evento naturale, l'alluvione del 18: che rec&amp;ograve; danni irreparabili e strutturali.&lt;br /&gt;
Un'altra fonderia, che produceva spranghe di ferro, era localizzata a Fuscaldo, nella Calabria citeriore. &lt;br /&gt;
Accanto all'industria siderurgica figurava in primo luogo quella estrattiva. A Lungro per l'estrazione del sale, erano attivi all'epoca pi&amp;ugrave; di un migliaio di operai. &lt;br /&gt;
Pi&amp;ugrave; che notevole era la presenza dell'industria tessile, nel cui ambito operavano anche imprenditori stranieri. In particolare la Calabria citeriore era nota per la lavorazione della lana, le Serre e il Poro per quella della seta. Alla nascita dello Stato italiano, nel 1860, le imprese del settore disponevano complessivamente nella regione di circa 11 mila telai. Nella sola industria della seta operavano oltre tremila persone, con larga presenza femminile.&lt;br /&gt;
Sin dall'inizio dell'Ottocento, in Calabria si erano andate sviluppando, specie nell'area di Reggio e di Cosenza, imprese di distillazione da vino e frutta per produrre spirito. Un'attivit&amp;agrave; il cui successo era testimoniato da una clientela vasta, spesso anche extraregionale, e che si &amp;egrave; protratta, tra alterne vicende, fino alla seconda guerra mondiale. &lt;br /&gt;
Agli inizi del XV secolo si consolida in Calabria la coltivazione del gelso per il baco da seta (gelso bianco) che viene avviato per le particolari doti climatiche nelle aree di Bisignano, Catanzaro e Reggio Calabria. Nel 1589, si ha notizia di una produzione di circa 400.000 libbre a Catanzaro e Bisignano e di altre 100.000 libre a Reggio Calabria.&lt;br /&gt;
Una produzione formidabile per l&amp;rsquo;epoca pur se sottoposta a forti fenomeni di depauperamento a causa del contrabbando - sia della seta che dei bachi -, anche se le pene,&amp;nbsp; per chi esercitava questa attivit&amp;agrave; illecita, erano estremamente severe.&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;andamento di questa attivit&amp;agrave; produttiva continua ad essere ottimale anche nel XVII secolo, quando la crisi colpisce molte aree dell&amp;rsquo;Italia per una generale carenza di innovazioni tecnologiche.&lt;br /&gt;
Paradossalmente questa carenza tecnologica incentiva tanto il contrabbando quanto la commercializzazione - quasi obbligata - dei semilavorati di seta e soprattutto dei bachi.&lt;br /&gt;
Al confine tra industria e artigianato, la Calabria riusciva anche ad assicurare ai mercati sia nazionali che esteri una produzione manifatturiera svariata, dai cappelli alla pelletteria, dai mobili ai saponi, all'oggettistica in metallo, fino ai fiori artificiali.&lt;br /&gt;
La coltivazione intensiva dell&amp;rsquo;ulivo, oltre a renderla la regione pi&amp;ugrave; produttiva di olio alimentare, le dava anche il primato nella produzione di olio lampante, che in un periodo in cui non esisteva l&amp;rsquo;illuminazione a gas o elettrica, e non essendo stati ancora messi a punto gli impieghi del petrolio minerale, costituiva la materia prima atta all&amp;rsquo;illuminazione e alla produzione di saponi. &lt;br /&gt;
La pianta della liquirizia di Calabria, &amp;egrave; stata fonte di altra ricchezza per la gente del posto. Infatti la storia della sua trasformazione &amp;egrave; molto antica ed &amp;egrave; legata alle vicende del latifondo e delle famiglie feudatarie calabresi. Le sue radici, tanto lunghe che si diceva arrivassero all&amp;rsquo;inferno, pur contribuendo ad azotare il terreno, dovevano essere estirpate prima di procedere a qualsiasi coltura. La loro raccolta, in un&amp;rsquo;economia strettamente dipendente dall&amp;rsquo;agricoltura, consentiva di sfruttare il terreno nell&amp;rsquo;anno di riposo della rotazione, dando lavoro ai propri contadini nonch&amp;eacute; a gruppi di immigrati stagionali provenienti da zone ancor pi&amp;ugrave; depresse.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Nel 1500, quindi, si inizia a estrarre il succo di liquirizia e nel 1731, secondo la tradizione, l&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; si espanse e fu dato particolare impulso nel 1800 con il miglioramento dei trasporti marittimi e con i privilegi e le agevolazioni fiscali concesse dai Borbone a queste industrie tipiche.&lt;br /&gt;
Importanti sul piano locale erano anche le attivit&amp;agrave; di estrazione oltre che della liquirizia quella del tannino dal castagno&lt;br /&gt;
Gi&amp;agrave; nel XIV secolo risultano tracce di un agrume esclusivo del sud della Calabria Limon pusillus calaber. L'etimologia pi&amp;ugrave; verosimile &amp;egrave; Begarmundi, cio&amp;egrave; pero del signore in turco, per la sua similarit&amp;agrave; con la forma della pera bergamotta.&lt;br /&gt;
La prima piantagione intensiva di alberi di bergamotto (bergamotteto) fu opera nel 1750 Originariamente l'essenza veniva estratta dalla scorza per pressione manuale e fatta assorbire da spugne naturali (procedimento detto &amp;quot;a spugna&amp;quot;) collocate in dei recipienti appositi (detti concoline).&lt;br /&gt;
Nel 1844, si documenta la prima vera industrializzazione del processo di estrazione dell'olio essenziale dalla buccia grazie a una macchina di invenzione del reggino Nicola Barill&amp;agrave;, denominata macchina calabrese che garantiva una resa elevata in tempi brevi, ma anche un'essenza di ottima qualit&amp;agrave; se paragonata a quella estratta a spugna.&lt;br /&gt;
Inoltre durante questo secondo periodo borbonico si registrarono in tutta la Calabria importanti cambiamenti. Prima di tutto c'era la quasi completa possibilit&amp;agrave; di esercitare gli usi civici che consentivano a larghe masse di contadini di utilizzare i vasti demani della Sila e del Marchesato. La popolazione aument&amp;ograve; notevolmente tra il 1801 ed il 1861, passando dai 750.000 a 1.140.000 abitanti. A Mongiana, nelle montagne delle Serre, come detto, funzionavano le Regie Ferriere con quasi duemila operai. Secondo alcuni, era il pi&amp;ugrave; importante polo siderurgico italiano, che subito dopo l'Unit&amp;agrave; venne completamente smantellato. Nel 1859, Ferdinando II moriva. Gli successe il giovane figlio Francesco II. Infuriava la seconda guerra di indipendenza e per il Regno delle Due Sicilie i tempi volgevano all'impossibile. Il giglio della dinastia era destinato ad appassire presto e con questo sarebbe appassita anche la Calabria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;Antonio Nicoletta&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;(per il SUD)&lt;/p&gt;]]></description>
<link>http://www.perilsud.net/articoli/calabria_la_regione_piu_derubata_dal_1860_ad_oggi.html</link>
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<category>Articoli</category>
<pubDate>2008-08-02</pubDate>
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<title>Generalizziamo la questione ai fratelli del "Sud"</title>
<description><![CDATA[&lt;p&gt;Riportiamo questo interessantissima proposta de 'L'Altra Sicilia&amp;quot; a firma dell'amico Francesco Paolo Catania...una riflessione &amp;egrave; necssaria. La nascente Confederazione dei Partiti del SUD e per il SUD sicuramente ne prender&amp;agrave; atto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domenico Iannantuoni&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;img height=&quot;77&quot; width=&quot;77&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;/files/image/altrasicilia.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il PD, l'IDV? Non possono, hanno paura che una politica troppo meridionalistica faccia loro perdere voti al nord. Ma a noi non ce ne frega niente dei voti al nord!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'MPA chiede, va riconosciuto, anche con fermezza, che il federalismo sia al contempo non troppo sfavorevole al sud e rispettoso degli statuti speciali esistenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma non lo ascoltano, non ne hanno bisogno:la ditta Berlusconi, Bossi e Tremonti va come un rullo compressore a colpi di fiducia, forte di un Parlamento fatto di camerieri e di veline, incapace di dire di no al &amp;quot;padrone&amp;quot; che li ha messi l&amp;agrave;, non scelti, in quanto individui, da nessuno!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E che pu&amp;ograve; fare allora Lombardo? Impuntarsi, e nulla pi&amp;ugrave;. Avr&amp;agrave; il coraggio di minacciare realmente ed eventualmente di mettere in atto una sua fuoriuscita dalla maggioranza se non gli concederanno neanche un minimo? Dovrebbe farlo, altrimenti &amp;egrave; finita. Gi&amp;agrave; stanno infatti progettando di farlo fuori dalle europee con lo sbarramento: anche se in Sicilia prendesse il 25 % non avrebbe ugualmente alcun diritto di tribuna (e dire che le liste autonomiste alle regionali hanno superato complessivamente il 22 %!).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo governo, che si preoccupa (giustamente) del diritto di tribuna della Sardegna e che vuole sopprimere ogni residua rappresentanza al Parlamento Europeo di una nazione (la Sicilia) pi&amp;ugrave; grande di met&amp;agrave; degli stati europei, non promette nulla di buono.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E del resto lui, come noi, &amp;egrave; l'unico che pu&amp;ograve; fregarsene dei &amp;quot;voti al nord&amp;quot;, della millantata &amp;quot;questione settentrionale&amp;quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se hanno gli attributi i settentrionali chiedano la secessione, o altrimenti stiano in Italia da persone civili. Nel primo caso non saremo certo noi Siciliani a trattenerli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come fare, per&amp;ograve;, a conciliare la questione meridionale con la questione siciliana?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come fare a salvare le prerogative e l'identit&amp;agrave; della Sicilia senza restare isolati dagli stessi meridionali, risultando minima parte elettorale?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Noi un suggerimento l'abbiamo, la carta vincente che risolve finalmente il dualismo italiano. Ne facciano gli autonomisti una bandiera! Escano allo scoperto i tanti pavidi ancora nascosti nei partiti nazionali. E sar&amp;agrave; la vittoria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come? Semplicissimo: unire le 6 regioni meridionali continentali in un'unica &amp;quot;Macroregione&amp;quot; a statuto speciale CON L'IDENTICO STATUTO AUTONOMO DI CUI OGGI GODE LA SICILIA! Unica modifica potrebbe essere quella di unire la nostra e la loro &amp;quot;Alta Corte&amp;quot; in un'unica &amp;quot;Alta Corte delle Due Sicilie&amp;quot;, con sede a Roma, a tutela della nostra e della loro autonomia. Se vogliono unirsi a questa lotta di liberazione i Sardi, ben vengano, ovviamente mantenendo come noi siciliani, ma anche pi&amp;ugrave; di noi, la loro autonomia e la loro specificit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;
In ogni caso mantenendo, come &amp;egrave; sempre stata viva aspirazione dei Siciliani, le due regioni-stato distinte, i due Popoli delle Due Sicilie marcerebbero ora loro come un rullo compressore lasciando le briciole a Berlusconi e Veltroni che invece dovrebbero rifugiarsi dai loro tanto amati elettori del centro-nord!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fratelli Napolitani, raccogliete questo nostro suggerimento!&lt;br /&gt;
Studiate il nostro Statuto: sar&amp;agrave; la Vostra libert&amp;agrave;!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Modifichiamo appena l'art.1 Statuto Speciale della REGIONE NAPOLITANA &amp;quot;I Comuni della Repubblica Italiana il cui territorio gi&amp;agrave; era ricompreso nella parte continentale del Regno delle Due Sicilie, ivi compresi Pontecorvo e Benevento, sono costituiti in regione autonoma... La citt&amp;agrave; di Napoli &amp;egrave; capoluogo della Regione....&amp;quot; e cos&amp;igrave; via, con una sola modifica in seguito per unificare le due &amp;quot;Alte Corti&amp;quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pensateci: avremo di nuovo Banco di Napoli e Banco di Sicilia rifondati che emetterano moneta pubblica e non soggetta a signoraggio (art. 40 statuto); avremo ciascuno un nostro ordinamento tributario sovrano (36); le imprese che avranno sede fuori dalla regione dovranno versare le imposte in base al reddito prodotto o ai consumi manifestati nella regione (37) e non in base alla sede legale; con la potest&amp;agrave; esclusiva nelle scuole elementari potremmo ricreare l'identit&amp;agrave; negata dei nostri popoli; tutte le funzioni statali nel territorio passerebbero alle regioni che diventerebbero cos&amp;igrave; semi-indipendenti e non continuiamo solo per brevit&amp;agrave;. E cos&amp;igrave; i &amp;quot;padagni&amp;quot; non rompono pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;
Chiediamo solo ai cittadini dell'Aquila, di Campobasso, di Bari, di Potenza e di Catanzaro, di mettere da parte i campanilismi che servono solo al malgoverno italiano per mantenere inoffensivi e divisi i &amp;quot;meridionali&amp;quot;. Le attuali province possono bene ereditare le funzioni amministrative delle regioni e trasformarsi in &amp;quot;liberi consorzi di comuni&amp;quot; come in Sicilia. Potrete proclamare lingua ufficiale, accanto all'Italiano, il Napoletano (parlato e compreso dappertutto, in diverse varianti, tranne in Calabria e in Salento, dove potreste/dovreste riconoscere il Siciliano nelle sue due varianti locali).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'Italia pu&amp;ograve; forse reprimere 5 milioni di Siciliani, ma non potr&amp;agrave; mai reprimerne 5 + 14 di DuoSiciliani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se non avrete mire &amp;quot;imperialistiche&amp;quot; sulla Sicilia che come in altri tempi ci porterebbero alla rovina, nessuno potr&amp;agrave; fermarci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Noi non siamo poveri per natura, lo siamo perch&amp;eacute; depredati di tutto. Spezziamo insieme le catene del colonialismo italico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Viva la Sicilia! Viva la Napolitania! Viva le Due Sicilie!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ufficio stampa &lt;br /&gt;
L'ALTRA SICILIA - Antudo &lt;/p&gt;]]></description>
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<category>Articoli</category>
<pubDate>2008-07-28</pubDate>
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<title>IN GALERA LI PANETTIERI!</title>
<description><![CDATA[&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;img height=&quot;267&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;400&quot; src=&quot;/files/image/panettiere.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prima di tutto ammetto che sono stato un ingenuo: stimavo Del Turco e ancora adesso faccio fatica ad accettare la verita&amp;rsquo;, questo non perche&amp;rsquo; Del Turco e&amp;rsquo; di sinistra ma perche&amp;rsquo; e&amp;rsquo; uno di noi, uno della nostra gente e per di piu&amp;rsquo; uno che ci rappresentava ufficialmente.Non mi accodo, quindi, all&amp;rsquo; entusiasmo dei tanti che gioiscono del suo arresto, non mi accodo a chi urla, contento: in galera li panettieri! Per noi questa dev&amp;rsquo;essere una notizia triste.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per chi non lo sapesse, in galera li panettieri e&amp;rsquo; un&amp;rsquo;antica canzone che celebra ironicamente l&amp;rsquo; arresto di fornai speculatori in tempo di carestia, come se con il loro arresto il problema del pane fosse risolto.Ecco Del Turco non e&amp;rsquo; che uno di questi panettieri, un volgare speculatore ma nostro il dramma non e&amp;rsquo; questo. La soluzione vera dei nostri problemi di sana e onesta amministrazione non e&amp;rsquo; l&amp;rsquo; arresto del panettiere di turno ma individuare e combattere le cause della carestia che, tra l&amp;rsquo;altro, genera, tra i tanti mali anche gli speculatori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qual&amp;rsquo; e&amp;rsquo; la carestia, allora, visto che e&amp;rsquo; molto facile individuare i panettieri? E&amp;rsquo; la crisi morale, esistenziale, ideale del nostro popolo, dei nostri amici, dei nostri fratelli, di noi stessi che siamo nel popolo e del popolo come gli altri.Perche&amp;rsquo; non si tratta solo di tangenti ma anche e soprattutto del perche&amp;rsquo; si raccoglievano le tangenti. Sapevate perche&amp;rsquo; rubava Del Turco? Per comprare qualche senatore e contare di piu&amp;rsquo; nel PD! Non ricattava e chiedeva tangenti ai signorotti liberali come certi nostri briganti per comprare i cavalli, i fucili, le munizioni con cui cacciare i Piemontesi invasori e i maiali loro collaboratori che divoravano le nostre ricchezze e affamavano la nostra gente, NO! Del Turco non aveva un progetto rivoluzionario, importante da portare avanti, altrimenti avremmo dovuto aiutarlo a prendere i soldi, perche&amp;rsquo; senza soldi non si cantano messe e non si fanno manco le rivoluzioni!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;NO! Del Turco era un panettiere, quelli volevano avere un po&amp;rsquo; di piu&amp;rsquo;, lui voleva contare un po&amp;rsquo; di piu&amp;rsquo;, non aveva idee da portare avanti, non aveva progetti da portare avanti, doveva solo comprare qualche senatore porco o scemo.Ecco la carestia che ci sta distrugendo, una carestia di idee, di progetti, di etica. Parlo di etica, non di moralismo, ripeto, se servono per la rivoluzione, ecco, io sono il primo che va a chiedere riscatti!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allora non e&amp;rsquo; arrestando i panettieri che che sconfiggeremo la carestia, questi si, devono pure essere arrestati, per carita&amp;rsquo;, ma per vincere questa carestia dobbiamo ogni giorno costruire dentro noi stessi per primi un popolo nuovo e portare avanti una idea di mondo e di uomo diversa da quella miserabile che ci viene propinata. Ad esempio, quando pensiamo allo sviluppo della nostra citta&amp;rsquo;, della nostra terra, non dobbiamo accettare di trasformarla nel divertimentificio dei deficienti ma dobbiamo pensare a sviluppare le industrie, dobbiamo pretendere che siano buttati via i puttanai con i rincoglioniti che passano tutte le sere a sbronzarsi e a litigare in preda ai fumi dell&amp;rsquo; alcool o delle droghe per delle minchiate, via l&amp;rsquo;ennesima notte bianca del deficiente, dobbiamo lottare perche&amp;rsquo; i soldi, i nostri soldi, siano usati per fabbriche, scuole, ospedali e anche per il divertimento ma che sia quello intelligente, sobrio, casereccio, semplice ed economico. Freghiamocene una volta tanto di aumentare la domanda turistica, basta con tutti sti turisti! Qui servono fabbriche, centri di formazione, studi di progettazione, centri di ricerca, contadini e operai, non ancora camerieri, pizzaioli e pagliacci da animazione turistica! Se saremo un popolo operoso e serio, forte e gentile, allora non ci saranno piu&amp;rsquo; i panettieri al potere e se qualche panettiere ladro ci scappa, beh, sara&amp;rsquo; solo una questione di polizia, non di carestia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;Giulio Larosa&lt;/p&gt;]]></description>
<link>http://www.perilsud.net/articoli/in_galera_li_panettieri.html</link>
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<category>Articoli</category>
<pubDate>2008-07-20</pubDate>
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<title>La truffa dei banditi della tavola</title>
<description><![CDATA[&lt;p&gt;Si riporta di seguito un interessante articolo uscito oggi su &amp;quot;la Repubblica&amp;quot; on-line in merito ad un a truffa alimentare. Leggendolo si nota come l'autore rimarchi pi&amp;ugrave; volte il fatto che uno&amp;nbsp;o due malfattori siano siciliani o campani, con lo scopo di orientare il lettore ad attribuire la responsabilit&amp;agrave; del delitto alla solita parte d'Italia tanto vituperata. In realt&amp;agrave;, chi legge attentamente,&amp;nbsp;si render&amp;agrave; conto che la truffa alimentare ai danni dei consumatori &amp;egrave; frutto di una architettata sinergia tra&amp;nbsp;grandi aziende del settore (tutte del Nord...ndr)&amp;nbsp;tra cui spicca anche la Galbani e le vere responsabilit&amp;agrave; non possono essere certo attribuite solo ad eventuali &amp;quot;manovratori&amp;quot; ma, in massima parte se non in tutta,&amp;nbsp; alle dirigenze delle aziende coinvolte che erano tutte ben al corrente dei misfatti che garantivano loro profitti strabilianti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chi infatti vendeva consapevolmente il prodotto scaduto per poi riacquistarlo e rivenderlo di nuovo?&amp;nbsp;Loro. Questo fatto mi ricorda tra l'altro un famoso industriale lecchese che divent&amp;ograve; miliardario vendendo gli scarti avariati di pesce dopo averli fritti...cronache di oltre vent'anni fa!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Invito pertanto i lettori a notare come quasi tutti i quotidiani, di fronte a qualsivoglia tipo di delitto, soprattutto se efferato oltrre che riprovevole,&amp;nbsp; cerchino quasi sempre di individuare eventuali responsabilit&amp;agrave; di persone native del SUD; a volte&amp;nbsp;nei modi pi&amp;ugrave; rocamboleschi come nel presente; somatizzando quindi le ragioni dell'esistenza del male&amp;nbsp; solo ed esclusivamente nel nostro Mezzogiorno o nei suoi nativi; riprendendo l'antico delirio del Lombroso. Ah, gran delinquente quel&amp;nbsp;Lombrioso, ma in Italia gli si dedicano ancora piazze e vie, mentre all'estero &amp;egrave; considerato meno di un ciarlatano!&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'altro giorno un articolo che parlava di un efferato delitto compiuto in Veneto veniva chiuso con il richiamo di uno analogo compiuto anni addietro in Sicilia...ma pi&amp;ugrave; che analogo peggiore, macch&amp;egrave; peggiore, istigatore di quello avvenuto in Veneto!&amp;nbsp;Se un pirata della strada uccide a Milano non &amp;egrave; raro che di fianco all'articolo si trovi qualcosa di pi&amp;ugrave; truce compiuto a Napoli. E' una specie di pubblicit&amp;agrave; subliminale, importantissima per i media al fine di&amp;nbsp;demonizzare il &amp;nbsp;SUD attribuendogli &amp;nbsp;tutto ci&amp;ograve; che &amp;egrave; maligno. Naturalmente in questo Loro fanno anche opera di auto-catarsi di tipo calvinista. In questo sono davvero imbattibili, che dico imbattibili, unici! A volte cadono chiaramente nel ridicolo come in questo fatto di oggi, ma in linea di massima questa diffamazione perdurante non trova alcun difensore e i cittadini del SUD si sentono sempre pi&amp;ugrave; di serie B o C, ma che dico B o C, essi si sentono meno di cittadini, forse ancor ameno dei (rispettabilissimi) beduini di cialdesca o farinesca memoria!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Meditate gente, meditate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domenico Iannantuoni&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;CRONACA MobileInviaStampaGli scarti dovevano essere smaltiti ma tornavano sugli scaffali La Finanza, con le intercettazioni, ha scoperto anche connivenze dell'Asl&lt;br /&gt;
La truffa dei banditi della tavola rivendevano il formaggio avariato dal nostro inviato PAOLO BERIZZI&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;CREMONA - Nel formaggio avariato e putrefatto c'era di tutto. Vermi, escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro. Muffe, inchiostro. Era merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece i banditi della tavola la riciclavano. La lavoravano come prodotto &amp;quot;buono&amp;quot;, di prima qualit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quegli scarti, nella filiera della contraffazione, (ri)diventavano sottilette, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola. Materia &amp;quot;genuina&amp;quot; - nelle celle frigorifere c'erano sottilette datate 1980! - ripulita, mischiata e pronta per le nostre tavole. Venduta in Italia e in Europa. In alcuni casi, rivenduta a quelle stesse aziende - multinazionali, marchi importanti, grosse centrali del latte - che anzich&amp;eacute; smaltire regolarmente i prodotti ormai immangiabili li piazzavano, - senza spendere un centesimo ma guadagnandoci - a quattro imprese con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen (Germania). &lt;strong&gt;Tutte riconducibili a un imprenditore siciliano. Era lui il punto di riferimento di marchi come&lt;/strong&gt;: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze. E ancora: Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi, e altre multinazionali europee, in particolare austriache, tedesche e inglesi. E' quello che si legge nell'ordinanza del pm cremonese Francesco Messina. Un giro da decine di milioni di euro. Una bomba ecologica per la salute dei consumatori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le indagini - ancora aperte - iniziano due anni fa. A novembre del 2006 gli uomini della Guardia di Finanza di Cremona fermano un tir a Castelleone: dal cassone esce un odore nauseabondo. C'&amp;egrave; del formaggio semilavorato, in evidente stato di putrefazione. Il carico &amp;egrave; partito dalla Tradel di Casalbuttano ed &amp;egrave; diretto alla Megal di Vicolungo (Novara). &lt;strong&gt;Le due aziende sono di Domenico Russo, 46 anni, originario di Partinico e residente a Oleggio. E' lui l'uomo chiave attorno al quale ruota l'inchiesta. E' lui il dominus di una triangolazione che comprende, oltre a Tradel e Megal, un terzo stabilimento con sede a Massazza, Biella, e una filiale tedesca. Tradel raccoglie, sconfeziona e inizia la lavorazione. Megal miscela e confeziona.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Casalbuttano i finanzieri trovano roba che a vederla fa venire i conati. Prodotti caseari coperti da muffe, scaduti, decomposti e, peggio ancora, con tracce di escrementi di roditori. Ci sono residui - visibili a occhio nudo - degli involucri degli imballi macinati. Dunque plastica. Persino schegge di ferro fuoriuscite dai macchinari. La vera specialit&amp;agrave; della azienda &amp;egrave; il &amp;quot;recupero&amp;quot; di mozzarelle ritirate dal mercato e stoccate per settimane sulle ribalte delle ditte fornitrici, di croste di gorgonzola, di sottilette composte con burro adulterato, di formaggi provenienti da black out elettrici di un anno prima. &amp;quot;Una cosa disgustosa - racconta Mauro Santonastaso, comandante delle fiamme gialle di Cremona -. Ancor pi&amp;ugrave; disgustoso - aggiunge il capitano Agostino Brigante - , &amp;egrave; il sistema commerciale che abbiamo scoperto&amp;quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non possono ancora immaginare, gli investigatori, che quello stabilimento dove si miscela prodotto avariato con altro prodotto pronto &amp;egrave; lo snodo di una vera e propria filiera europea del riciclaggio. Mettono sotto controllo i telefoni. Scoprono che i pirati della contraffazione sono &amp;quot;coperti&amp;quot; dal servizio di prevenzione veterinaria dell'Asl di Cremona (omessa vigilanza, ispezioni preannunciate; denunciati e sospesi il direttore, Riccardo Crotti, e due tecnici). Dalle intercettazioni emerge la totale assenza di scrupoli da parte degli indagati: &amp;quot;La merce che stiamo lavorando, come tu sai, &amp;egrave; totalmente scaduta... &amp;quot;, dice Luciano Bosio, il responsabile dello stabilimento della Tradel, al suo capo (Domenico Russo). Che gli risponde: &amp;quot;Saranno cazzi suoi... &amp;quot; (delle aziende fornitrici, in questo caso Brescialat e Centrale del Latte di Firenze, ndr). Il formaggio comprato e messo in lavorazione &amp;egrave; definito - senza mezzi termini - &amp;quot;merda&amp;quot;. Ma non importa, &amp;quot;... perch&amp;eacute; se la merce ha dei difetti. .. io poi aggiusto, pulisco, metto a posto... questo rimane un discorso fra me e te... &amp;quot; (Russo a un imprenditore campano, si tratta la vendita di sottilette &amp;quot;scadute un anno e mezzo prima&amp;quot;). Nell'ordinanza (decine le persone indagate e denunciate: rappresentanti legali, responsabili degli stabilimenti, impiegati, altre se ne aggiungeranno presto) compaiono i nomi delle aziende per le quali il pm Francesco Messina configura &amp;quot;precise responsabilit&amp;agrave;&amp;quot;. Perch&amp;eacute;, &amp;quot;a vario titolo e al fine di trarre un ingiusto profitto patrimoniale, hanno concorso nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari lattiero-casearie rendendole pericolose per la salute pubblica&amp;quot;. Il marchio maggiormente coinvolto - spiegano gli investigatori - &amp;egrave; Galbani, controllato dal gruppo Lactalis Italia che controlla anche Big srl. &amp;quot;Sono loro i principali fornitori della Tradel. Anche clienti&amp;quot;, si legge nell'ordinanza. Per i magistrati il sistema di riciclaggio della merce si basa proprio sui legami commerciali tra le aziende fornitrici e la Tradel. Con consistenti vantaggi reciproci. Un business enorme: 11 mila tonnell